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20.04.19 - 14:300

Dopo la promozione, c'è la costruzione

Festeggiata l'ascesa in Lna a spese dell'Aergera, la Sum ora... apre il cantiere. Il presidente Rampoldi: 'La costruzione per la nuova stagione parte già oggi'

Non servono poi mica sempre imprese pazzesche, o gesti eclatanti, per scrivere la storia dello sport. Possono anche bastare un po’ di talento, l’alchimia giusta tra squadra, staff tecnico e dirigenza, il calore di un ambiente partecipe e, naturalmente, una cifra tecnica di spessore, senza la quale non solo l’impresa, ma anche un semplice risultato sarebbero preclusi.
Nella sua genuinità, la Sum è tutto questo: è equilibrio e passione, forza e consapevolezza, entusiasmo e rigore. E qualità, naturalmente. Tanta qualità, che ha permesso alla squadra di Amos Coppe e Michel Betrisey di centrare un traguardo storico, la promozione in Lega nazionale A, prima squadra della storia dell’unihockey ticinese a osare tanto, e con pieno merito.
Iniziato lo spareggio di promozione/retrocessione con uno spavento casalingo, le Summine hanno stritolato le friborghesi dell’Aergera con un’accelerazione irresistibile valsa tre vittorie di fila, l’ultima delle quali, sabato scorso, in trasferta, ha cancellato dal calendario gara 5.
Via alla festa, iniziata già sabato sera e proseguita verso una domenica da ricordare. La vera sfida, lanciata dalla promozione, è però quella della pianificazione e, poi, dello svolgimento della prossima stagione, la prima in Lega nazionale A. «È giusto che ragazze e staff si godano il momento – osserva, raggiante, il presidente della Sportiva Unihockey Mendrisiotto Davide Rampoldi –, ma da oggi per il comitato in parallelo ai festeggiamenti parte la costruzione della nuova stagione. Ad onor del vero, era già partita, ai primi sentori, ma ora si entra nel vivo. Non ci poteva essere presupposto migliore di una doppia telefonata che ho ricevuto da parte di due importanti sponsor che mi avevano anticipato che ci avrebbero sostenuto in caso di promozione. Hanno tenuto fede all’impegno preso subito dopo la sirena finale, e li ringrazio molto».
Ma non è solo una questione di soldi. «Pur sapendo che dovremo spendere qualche franco in più, il nostro grosso sforzo sarà l’opera di reclutamento, un lavoro che faremo su tutto il territorio, a tappeto, ma senza essere invadenti o arroganti. Vorremmo fare capire che ci si può davvero aiutare tutti, nell’interesse non solo della Sum che adesso è in A, ma anche delle piccole società che possono beneficiare di un punto di riferimento in alto, toccasana per l’intero movimento. Le risorse di ottima qualità sono poche, e dobbiamo farle fruttare, ma ne servono di più. Bisogna avvicinare le società, a favore del movimento. Noi per salire abbiamo spinto parecchio, e adesso ambiamo anche a fungere da traino per chi sta dietro. Speriamo che questo possa davvero succedere. Mi auguro che in un cantone in cui a volte escono le invidie, stavolta vengano alla luce le opportunità che questa promozione offre. È il mio sogno, spero che si realizzi. Se poi non dovesse accadere, beh quantomeno ci ho provato».
La scalata della Sum è stata irresistibile, nella sua parte finale. «I primi sentori di una possibile promozione li ho avuti dopo la semifinale di Coppa (persa contro le Piranhas di Coira, qualificate alla finale per il titolo di Lna, ndr), perché tanti addetti ai lavori operanti oltre Gottardo, tra i quali il capo del settore arbitrale femminile e il responsabile del Kloten Dietlikon Jets (in finale per il titolo proprio contro il Coira, ndr), hanno elogiato le ragazze per come avevano giocato a viso aperto, dicendo o scrivendomi che le nostre ragazze avevano dimostrato di avere le caratteristiche adatte alla categoria superiore. In campionato, i quarti erano l’obiettivo minimo da superare. La semifinale (2-0 all’Appenzello, ndr) l’abbiamo giocata bene, ma il formicolio vero l’ho sentito al momento che abbiamo vinto in trasferta gara 1 della finale (contro Rüti, capolista
a fine stagione regolare, ndr)».
L’apoteosi, nello spareggio contro l’Aergera, messo sotto dopo lo spavento di gara 1. «Nei playoff entrano in gioco anche le emozioni. Le friborghesi erano scariche, un po’ svuotate, provate mentalmente, forse anche un po’ rassegnate. Aver perso la prima in casa le ha un po’ illuse, inducendole a credere che noi non fossimo poi così convinti di salire. Invece, nella settimana seguita a gara 1 allenatori e giocatrici si sono confrontati, e c’è stato il clic che serviva. La vittoria 11-4 in gara 2 in casa loro ha messo definitivamente tutte le carte in tavola, a nostro favore. Per l’Aergera è stata una sberla. È stato un susseguirsi di emozioni, lungo un percorso costruito bene. La nostra coperta è sempre stata un po’ corta, alla fine sono venute a mancare giocatrici importanti, infortunate. Non è stato
facile, ma va detto che le giovani inserite in prima squadra han-no fatto anch’esse grandi cose».
Tra le cose da pianificare, vi è la struttura della prima squadra, staff tecnico e rosa... «Domani inizieremo concretamente a lavorare sul futuro. Qualche ragazza aveva manifestato l’intenzione di non più continuare, ma forse siamo di fronte a un po’ di legittimo timore, dovuto a quel salto che un po’ può anche spaventare. Faremo capire a tutti che la politica della società non cambia. Di certo, non cominceremo ad allenarci cinque volte alla settimana. Meglio poco ma fatto bene. Non possiamo competere con le Piranhas Coira, né ci interessa farlo. Ma con tante altre realtà della massima serie lo possiamo fare. Ce la giocheremo con le squadre alle quali si può contendere la salvezza, ovvero l’obiettivo della prossima stagione. Nel frattempo, lavoreremo all’allargamento della base per garantirci un futuro ancora più stabile».

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