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01.09.18 - 11:150

Per essere profeta in patria

Ai Mondiali di Lenzerheide, Filippo Colombo punta a una medaglia nell'U23. 'Stavolta la pressione è anche più grande del solito'

Al collo, di medaglie mondiali Filippo Colombo ne ha già tre, una per metallo, tutte conquistate nel Team Relay. Il ticinese della Bmc è fermamente intenzionato ad ampliare la collezione, approfittando dell’appuntamento iridato in calendario settimana prossima a Lenzerheide. Un appuntamento al quale la Nazionale svizzera si presenta nei panni della grandissima favorita praticamente in tutte le gare. E Colombo, al secondo anno negli U23, oltre alla più che probabile medaglia della staffetta, insegue il primo podio iridato nella prova individuale, a poche settimane da quello conquistato agli Europei di Graz (argento)... «Il terzo posto finale in Coppa del mondo è lo specchio di una stagione trascorsa tutta nelle prime posizioni – conferma il gioiellino del Vc Monte Tamaro –. Di conseguenza non vedo perché non dovrei puntare a una medaglia. Nel Team Relay, invece, la Svizzera sarà la squadra da battere». I Mondiali casalinghi rappresentano l’obiettivo della stagione... «Assolutamente. Ciò nonostante, non ho voluto snobbare la Cdm, che peraltro mi ha dato grandi soddisfazioni. Ho avuto un primo picco di forma in maggio e spero di averne un secondo proprio a Lenzerheide». Attualmente Colombo sta effettuando gli ultimi giorni di allenamento in Engadina... «È importante affinare l’acclimatamento per una prova in altura come quella di Lenzerheide. Certo, in Coppa del mondo gareggiamo perfino ad Andorra, a 2’000 metri, ma quella è una situazione estrema. Anche ai 1’500 di Lenzerheide la rarefazione dell’aria può avere effetti importanti. Molto di più rispetto a una corsa su strada: perché lo sforzo è diverso – più breve e intenso nella Mtb – e perché si parte e si arriva in quota, a differenza di quanto avviene su strada, dove l’acclimatamento lo si fa salendo gradualmente dai piedi alla cima della salita». La Svizzera, dunque, non ha lasciato nulla al caso per poter essere protagonista in casa sua... «Stiamo preparando l’appuntamento nei minimi dettagli, la pressione è maggiore rispetto ad altre edizioni dei Mondiali proprio per il fatto di gareggiare nei Grigioni». Il fatto di correre in casa garantisce una migliore conoscenza del percorso... «È vero, anche se quest’anno non l’ho ancora provato.

Domenica ci sposteremo a Lenzerheide e avremo tutta la settimana per capire come affrontarlo. Si tratta di un tracciato che mi si addice, tecnico e senza grande dislivello. C’è soltanto una salita piuttosto lunga nella quale dovrò cercare di tenere duro. Nella mountain bike la tattica non riveste un ruolo così importante come su strada. Detto ciò, penso che le possibilità per impormi dovrebbero crescere con l’approssimarsi nel finale di gara, grazie a un’esplosività maggiore rispetto a quella dei miei avversari». A disposizione, per prendere confidenza con sassi, radici e tronchi, Colombo avrà anche la prova del Team Relay... «Mi candido sempre volentieri per la staffetta perché mi fa immenso piacere rappresentare la Svizzera nella gara a squadre per antonomasia, dove conta molto di più il gruppo del singolo. Inoltre, a me serve immensamente per rompere il ghiaccio, per entrare in materia e testare il percorso a ritmo gara. Si tratta di un solo giro, ma personalmente mi è di grande aiuto». Parliamo di avversari, chi sarà a insidiarti una medaglia? «Sostanzialmente i due che mi hanno preceduto in Coppa del mondo, il norvegese Pettar Fagerhaug e il francese Joshua Dubau. I quali, se in giornata, sono molto difficili da battere. Ma il lotto dei papabili alla vittoria è assai ampio e conta per lo meno altri sei o sette nomi. Sarà una prova aperta a svariate soluzioni». I Mondiali di Lenzerheide rappresentano l’ideale chiusura della prima stagione in maglia Bmc... «Ho imparato moltissimo dai compagni di squadra, i quali pur essendo giovani élite, sono stati dei mentori. Faccio di tutto per copiare, per imparare, per rubare i segreti del mestiere. Una parte importante del merito dei miei risultati va anche alla squadra che mi ha sempre messo nelle condizioni migliori per dare il massimo».

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