laRegione
29.08.22 - 05:30
Aggiornamento: 15:28

Per il Centro Ovale di Chiasso si cerca ancora... la quadratura

Su ‘laRegione’ pure il ricordo di Erminio Ferrari (e i suoi racconti, appena pubblicati), l’Ungheria tra sovranismo e testosterone, il reddito di base

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Per chi passa da Chiasso, in direzione del valico di Brogeda, nonostante siano passati diversi anni dalla sua chiusura, una domanda può sorgere spontanea: cosa è successo al Centro Ovale? Quell’edificio dalla forma così singolare e unica, inaugurato il 29 settembre 2011 come ‘Centro Polaris’, è stato, successivamente al fallimento, oggetto di numerose proposte commerciali, nessuna delle quali però si è mai concretizzata. Per Chiasso, ha confidato alla Regione il sindaco Bruno Arrigoni, «non è una bella immagine quell’edificio vuoto all’entrata della città». Dello stesso parere è anche l’architetto Elio Ostinelli, che si rammarica nel vedere la sua creazione in quello stato: «A me fa male vederlo lì così... per la città è un segno che sarebbe importante poterlo ripristinare in maniera definitiva». Entrambi, infatti, segnalano che ci sarebbero alcuni gruppi interessati. Ma il futuro è ancora tutto da scrivere...

«Non avrei osato riprendere il discorso se non ci fosse stata quella e-mail: è la chiave di tutto». ‘Quella e-mail’ Erminio Ferrari la invia a Pieranna Margaroli poche ore prima di cadere nel vuoto mentre assieme alla figlia Marta scende dalla Marona, nella sua ‘Valgranda’. Il ‘discorso’ è invece una pubblicazione che riunisse ‘Kacem’ e altri racconti che il giornalista (della Regione) e scrittore scomparso nel 2020 aveva consegnato alla spicciolata alla cofondatrice della casa editrice Tararà di Verbania, per un progetto che però non si era mai concretizzato. Fino a oggi, con la pubblicazione di nove suoi racconti inediti nel libro ‘Ma liberaci dal male. Racconti sparsi’. Ne abbiamo parlato con la figlia di Ermi, Marta.

Nel suo commento Aldo Sofia parla dell’Ungheria, tra sovranismo e testosterone, partendo da un nuovo ‘studio’ del Parlamento asservito a Viktor Orbán che dipinge surreali scenari di ‘crisi del maschio’, ultimo spauracchio sovranista.

Reddito di base, ovvero vivere (accontentandosi) senza lavorare. O lavorare il giusto (vivendo). Una chimera, un’utopia? Il verdetto delle urne fu crudele, il 5 giugno 2016: il 77% della cittadinanza svizzera respinse l’iniziativa popolare "Per un reddito di base incondizionato". Sei anni dopo, al termine di un biennio segnato dalla pandemia, il vento sembra cambiato. Ne abbiamo parlato con il luganese Donato Anchora, tra gli attivisti che sostennero l’iniziativa e che nelle scorse settimane ha pubblicato il suo libro ‘Reddito di base incondizionato – La rivoluzione sociale del XXI secolo’.

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