laRegione
Bienne
4
Langnau
3
fine
(1-1 : 1-1 : 1-1 : 0-0 : 1-0)
Langenthal
2
Kloten
3
fine
(0-2 : 0-0 : 2-0 : 0-1)
Bienne
LNA
4 - 3
fine
1-1
1-1
1-1
0-0
1-0
Langnau
1-1
1-1
1-1
0-0
1-0
1-0 POULIOT
4'
 
 
 
 
8'
1-1 ELO
 
 
28'
1-2 GUSTAFSSON
2-2 TSCHANTRE
34'
 
 
3-2 SATARIC
47'
 
 
 
 
48'
3-3 BERGER
4' 1-0 POULIOT
ELO 1-1 8'
GUSTAFSSON 1-2 28'
34' 2-2 TSCHANTRE
47' 3-2 SATARIC
BERGER 3-3 48'
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 23:22
Langenthal
LNB
2 - 3
fine
0-2
0-0
2-0
0-1
Kloten
0-2
0-0
2-0
0-1
 
 
2'
0-1 FUGLISTER
 
 
12'
0-2 SUTTER
1-2 WYSS
48'
 
 
2-2 KELLY
56'
 
 
 
 
70'
2-3 KNELLWOLF
FUGLISTER 0-1 2'
SUTTER 0-2 12'
48' 1-2 WYSS
56' 2-2 KELLY
KNELLWOLF 2-3 70'
EHC KLOTEN leads series 1-0.
Ultimo aggiornamento: 22.02.2019 23:22
Gabriele Putzu
Simbolo di un infanzia all'aperto
laR 25 anni
13.09.17 - 20:530

Quando si giocava, e si cresceva, sull'albero

Inutile girarci attorno. La grande assente nel mondo dei bambini di oggi è lei: la capanna. Non quella costruita con impegno e dedizione – bontà loro – dai papà sull’albero vicino a casa, che più che una casetta per bambini potrebbe ospitare tre famiglie in caso di alluvione. Non è neanche quella colorata, di plastica, che campeggia in sicurezza in molti giardini. No. La capanna vera, quella che tutti i bambini fino agli anni Novanta hanno costruito almeno una volta, non era in fondo neanche una capanna. Era un ammasso informe di rami e fogliame messo assieme con le migliori intenzioni. La fase di progettazione era spesso confusa e non sempre il sedime scelto era adatto per l’importante opera edilizia. Visti i risultati precari, andavano quindi costruite lontano dagli occhi inquisitori dei genitori, che avrebbero potuto frenare le ambizioni dei pargoli. Andava così a finire che si scegliessero cascine diroccate, travi pericolanti, anfratti sinistri. L’impraticabilità del luogo non scoraggiava il team, che – dopo ore di lavoro anche con le peggiori intemperie – si focalizzava sull’arredamento. Il problema principale che si presentava era dove rifornirsi, e la risposta non poteva che essere una: da casa. Quale mamma non ha visto sparire posate, coperte, pile e persino materassi dall’inventario domestico? Grazie ad accorgimenti degni dei più grandi ladri professionisti, e prima dell’avvento semplificatorio dei cellulari, ci si accordava per portare il kit nel rifugio del gruppo. Edificata e ammobiliata, la capanna era abitabile. A quel punto, ci si chiudeva per ore a disegnare, fare la lotta o cercare di attirare quello scoiattolo dell’albero accanto che – chissà come mai – non si faceva mai avvicinare. Alla fine, stremati e prima che i genitori avessero allertato l’Interpol, si faceva rientro a casa con un paio di castagne in tasca e tanta voglia di un bagno caldo. Ecco. La capanna, più che una casetta dove poter giocare, era soprattutto questo: un’esperienza. Uno dei tanti simboli di un’infanzia vissuta all’aperto, fonte di stimoli di socializzazione e crescita unici.

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