laRegione
02.10.22 - 18:03
Aggiornamento: 03.10.22 - 11:57

Un abito... spruzzato su misura

Sono virali le immagini che vedono protagonista la top model Bella Hadid alla Parigi Fashion Week, ‘vestita’ con un tessuto fatto sul momento

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Coperni

Chi crede che la moda sia fatta solo di cose frivole e salottiere deve ricredersi: la moda oggi è anche arte, ricerca e tecnologia. Un esempio di questo arriva proprio dalla Paris Fashion Week, e in particolare da una delle ultime sfilate proposte.

A chiudere il giro di passerelle della settimana della moda parigina è stata Coperni, con la sua sfilata primavera/estate 2023. La performace, unica nel suo genere, aveva come protagonista Bella Hadid: la modella, vestita solo da uno slip color nude e un paio di scarpe bianche, si è posizionata al centro della pedana; tre scienziati l‘hanno poi raggiunta, spruzzando direttamente sul corpo un materiale che in poco tempo si è solidificato, diventando così un tessuto da modellare seguendo la silhouette della donna. Nasce così il primo ’spray dress’.

Ma di che cosa è fatto?

Le fibre sono «sospese in una soluzione polimerica che evapora a contatto con il corpo. Dopo averle indossate, possono essere rimosse e trasformate nuovamente in soluzione, pronte per essere riutilizzate» raccontano i cofondatori di Coperni Sébastien Meyer e Arnaud Vaillant. «È nostro dovere di stilisti provare cose nuove. Non faremo soldi con questo, ma è comunque un momento bellissimo, un’esperienza davvero emozionante». Ecco quindi che la moda incontra la scienza e l’ingegneria. Per creare delle opere d’arte, certo, ma anche per cercare delle soluzioni che possano rendere la moda più ecosostenibile. Insomma uno spettacolo per gli occhi ma anche per la mente, portata a riflettere.

Prima di Coperni, Alexander McQueen

Coperni non è la prima casa di moda a proporre questo genere di sfilate. Un concetto simile era stato già portato in scena da Alexander McQueen con l’iconica sfilata del 1999. All’epoca Hadid aveva solo due anni, mentre a cavalcare le passerelle di tutto il mondo c’era Shalom Harlow. La modella arrivò vestita con un abito bianco e si posizionò su una piattaforma di legno girevole. Ai lati due braccia meccaniche della Fiat, utilizzate per la verniciatura delle auto. I due robottini Fiat iniziarono a spruzzare del colore – giallo e nero – sul suo vestito di Harlow. Si chiuse così la sfilata della collezione N.13 (primavera-estate 1999) firmata Alexander McQueen, fra sguardi increduli e colpiti per quella passerella che, più che una sfilata, pareva essere un’art performance.

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