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23.02.22 - 08:52
Aggiornamento: 14:35

Una medaglia (d’oro) tutta da... gustare

Spesso chi sale sul gradino più alto del podio, poi se la mette in bocca. Ma qual è l’origine di un gesto ormai diventato d’uso comune?

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Keystone
Marco Odermatt

Il sorriso di Marco Odermatt con la medaglia al collo, quella d’oro vinta nel gigante olimpico, l’abbiamo in mente tutti. Anche ora che sulle Olimpiadi di Pechino il sipario finale è ormai calato. Come quell’immagine di lui che, con un sorriso altrettanto dorato, prende in mano quella medaglia per mettersela in bocca, in un’esplosione di flash dei fotografi desiderosi di immortalare quello storico momento.

E chissà quanti altri, tra i centonove titolati di questa ventiquattresima edizione delle Olimpiadi invernali, hanno fatto la stessa cosa durante la cerimonia protocollare di premiazione. Tutti con la loro medaglia (d’oro) in bocca: un gesto tanto comune da diventare una sorta di abitudine quasi scontata e immancabile per chi sale sul gradino del podio. Beninteso, la scena non è un’esclusiva dei vincitori di una prova olimpica: la storia dello sport è piena zeppa di atleti sul gradino più alto del podio di varie manifestazioni e competizioni con la medaglia del vincitore serrata tra i denti.

Così fan tutti? No, non necessariamente

C’è però anche chi, scorrendo le foto delle varie premiazioni di Pechino, ha scelto di glissare su un gesto ormai divenuto... di moda durante le cerimonie di premiazione. Come Lara Gut-Behrami, sorridente sì con il suo oro appena vinto nella discesa libera (e ci mancherebbe), ma mai ritratta con la medaglia fra i denti nelle immagini che hanno fatto il giro del mondo dopo il suo trionfo.


Keystone
Lara Gut-Behrami

Ma perché ci si mette in bocca la medaglia del metallo più pregiato? A cosa si deve questo gesto? Una ragione scientifica, ovviamente, non c’è, anche perché l’origine di questa ‘usanza’ si perde… nella classica notte dei tempi. La più plausibile delle spiegazioni deriva dal fatto che un tempo si faceva appunto ricorso alla prova del morso per verificare che di oro effettivamente si trattasse. L‘oro, infatti, essendo per sua natura un metallo piuttosto malleabile, se addentato avrebbe dovuto conservare sulla sua superficie l’impressione dei denti. E ciò lo sapevano in particolare i minatori che, all’epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti, avevano sviluppato questa particolare tecnica per capire se quella che avevano portato alla luce fosse davvero una pepita d’oro o una di pirite (non a caso definita anche ’oro degli sciocchi’).

Un oro al 99,9%... d’argento

Ovviamente i vari Marco Odermatt e compagni dei nostri giorni non lo fanno più per questo motivo, anche perché le medaglie attribuite ai vincitori, d’oro puro non lo sono. Quelle assegnate ai Giochi estivi di Pyeongchang due anni fa, ad esempio, erano costituite al 99,9% d’argento, con solo una sottile placca d’oro: sei grammi di copertura aurea su una massa complessiva di 586 grammi.

Ma allora perché lo si fa ancora ai nostri tempi? Il motivo potrebbe essere ricondotto a una questione puramente ‘estetica’, forse per rendere un po’ meno statica l’immagine da immortalare ai fotografi. Ma non per forza di cose: c’è infatti chi con quel gesto simbolico vuol toccare con mano (anzi... sentire sotto i suoi denti) la veridicità di quanto appena realizzato: una sorta di prova tangibile di un sogno che è appena stato realizzato.

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