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Due ricci mentre mangiano © Ola Jennersten / WWF-Sweden
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20.10.18 - 09:250

Un riccio per amico

Quando in giardino trovi un ospite ‘spinoso’, chiama le associazioni competenti

Era una notte buia e tempestosa. Beh, insomma… sì, era una notte fredda tra ottobre e novembre. Ebbene, in quella notte di tanti anni fa un piccolo riccio anzi, una “riccia”, si ritrova per caso in un giardino sconosciuto. Il pericolo era dappertutto e la paura era tanta, per lei che era così piccina. Pensate: non pesava nemmeno 300 grammi! Ora si ritrovava lì, in quel giardino che vedeva per la prima volta, sola e affamata. Talmente affamata che sperava di trovare i resti lasciati da cani e gatti. “Brrr…!, che freddo – pensava la piccola –, e che fame. Speriamo che qualcuno arrivi a salvarmi”. Già, ma chi? I genitori? Chissà dov’erano! E gli umani? No, neanche a parlarne: loro sono pericolosi. “Accidenti – pensava la piccola –, loro guidano quelle scatole rumorose chiamate automobili che di notte ci schiacciano quando cerchiamo di attraversare la strada. E poi: hanno la mania di buttare via le foglie che cadono dall’albero in giardino, rasano l’erba e “sistemano” le siepi, sistemando anche noi che non abbiamo più rifugi!”.

No, degli umani non si fidava. Fin quando… fin quando la piccola non si ritrovò sollevata di peso e, miracolo, portata in un luogo chiuso e al caldo. Addirittura c’era del cibo per lei. E a prendersi cura del piccolo essere, due umani. Sì, proprio così, un uomo e una donna. La piccola “riccia” venne sfamata, curata e lasciata in libertà. Quella prima bella esperienza cambiò per sempre la vita di quei due esseri umani, Alex ed Elsa, che diedero vita al “Centro cura per Ricci” in valle Maggia. L’idea è quella di curare i ricci per poi rimetterli in libertà. Dal 2001 ad oggi ne sono stati salvati quasi 5mila.

Caro riccio, ma chi sei?

I ricci sono mammiferi insettivori notturni. Mangiano lumache, vermi, insetti e a volte anche piccoli topi e altrettanto piccoli serpenti. Sono dei grandi amici dell’orto. Amano circondarsi di molte foglie, legna vecchia, cespugli ed erba alta per il loro nido e per il cibo. La notte vanno in giro, sempre più sovente dalle campagne verso le città, in cerca di cibo. Troppo spesso finiscono schiacciati dalle auto. Di giorno, invece, dovrebbero dormire. Dovrebbero, perché tra rumori del traffico, tagliaerba e così via c’è poco da stare allegri!

Cosa fare se trovi un riccio

Non dargli insalata né latte: non lo può digerire e provoca disturbi intestinali. La cosa più adatta sono le scatolette per gatti: il vostro riccio deve rimettersi in forza e ha bisogno di carne!

E ricordate: se trovate un riccio, chiamate l’associazione più vicina alla vostra città, per sapere come comportarvi.

Rivitalizzare un terzo dei fiumi

Danubio, Tamigi, Reno, Arno: bastano pochi nomi per far scorrere nella nostra mente secoli di storia, quella con la S maiuscola. I corsi d’acqua sono di vitale importanza per la cultura, l’economia e la vita dell’uomo, oltre a costituire l’ecosistema più complesso e ricco di vita del continente. Eppure in tutta Europa i fiumi sono minacciati dalla cattiva gestione, dallo sfruttamento, dai veleni e dal cemento. Da un recente rapporto è emerso che solo il 40% dei fiumi europei è ancora in condizioni accettabili.

E la Svizzera non può vantare percentuali più elevate. Solo un fiume su dieci scorre ancora nel suo letto naturale e delle 54 specie di pesci indigeni, 8 sono scomparse e ben 34 sono minacciate. «Un bilancio che potrebbe aggravarsi a causa dei cambiamenti climatici e della grave siccità dell’estate 2018» spiega Francesco Maggi, responsabile WWF Svizzera italiana. Per fortuna, la Svizzera si è dotata di una legislazione lungimirante che mira a rivitalizzare i corsi d’acqua coniugando biodiversità, svago e protezione contro le piene. L’obiettivo è ambizioso, entro il 2090 saranno rivitalizzati non meno di 4’000 chilometri di corsi d’acqua. Anche il Canton Ticino si è dotato di una pianificazione strategica dei corsi d’acqua e i principali attori interessati (uffici cantonali, società di pesca, WWF e Pro Natura) si incontrano regolarmente per coordinare i vari progetti. Attualmente nell’agenda del gruppo di lavoro ci sono non meno di 50 progetti, alcuni di questi di ampio respiro come la sistemazione del fiume Ticino tra Bellinzona e Gudo (progetto Boschetti & Saleggi), tra Personico e Bellinzona (Masterplan Riviera), il tratto finale del Laveggio e il fiume Cassarate a Pregassona.

L’esperienza sin qui acquisita ha dimostrato che i progetti di rinaturazione sono molto apprezzati dalla popolazione che volentieri si riappropria del corso d’acqua, a volte in modo massiccio, come sull’Aar nei pressi di Berna e lungo la foce del Cassarate a Lugano. I luoghi comuni sono però duri a morire. Regolarmente si sollevano voci critiche che – come fu il caso in occasione del referendum lanciato contro la rinaturazione del delta del Cassarate – mirano a sfiduciare questi progetti incutendo nei cittadini il timore del proliferare incontrollato di zanzare, ratti, bisce e quant’altro. «In realtà – aggiunge Francesco Maggi – mentre le zanzare proliferano nei centri abitati per tutt’altri motivi, nessuna lamentela giunge dalle zone golenali e dai corsi d’acqua rivitalizzati. La foce del Cassarate è l’esempio calzante: in barba a bisce, ratti e zanzare è diventato uno degli spazi più frequentati e amati dai Luganesi».  

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