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La panchina, adesso, è davvero sua
L'ANALISI
 
21.09.21 - 05:300
Aggiornamento : 12:20

Scelta intrigante, ma in gioco c’è una fetta di credibilità

A Croci-Torti manca l’esperienza e non l’entusiasmo o la competenza. Quella della nuova dirigenza bianconera è una scommessa che sarebbe disastroso perdere

Sgombriamo immediatamente il campo da possibili fraintendimenti. Auguriamo a Mattia Croci-Torti che quello di ieri sia stato il primo giorno di una lunga e fortunata carriera da allenatore. Le competenze non gli mancano di certo, l’entusiasmo neppure e dalla sua ha l’indubbio vantaggio di conoscere a menadito l’ambiente nel quale si dovrà muovere.

Rispondendo positivamente alla proposta formulata da Martin Blaser e Carlos Da Silva, il “Crus” si è assunto una bella responsabilità, della quale, peraltro, è conscio. Ma ancora più grande se l’è presa la nuova dirigenza bianconera, nei confronti sia della società, sia dei tifosi. Non è una situazione “win win”, perché se le cose andassero per il verso giusto il direttivo bianconero verrebbe osannato, ma in caso contrario sarebbe tacciato, quanto meno, di incompetenza, il che non rappresenterebbe un bel biglietto da visita per una dirigenza alla sua prima, importante, prova del nove.

Martin Blaser lo ha ribadito: nel calcio le sicurezze non esistono, bisogna essere convinti dei propri investimenti e sperare che questi portino dividendi. La decisione di affidare la prima squadra a Mattia Croci-Torti è stata approvata senza remore da tutti e tre i membri del direttivo coinvolti a livello decisionale. E per il diretto interessato si tratta di un fondamentale attestato di fiducia. Resta il fatto che Croci-Torti non ha potuto mettere sul tavolo esperienza e risultati. E nemmeno il patentino Uefa Pro, indispensabile per poter allenare in Super League. Per una dirigenza sbarcata a Lugano sbandierando grandi ambizioni a lungo termine e che non ci ha pensato due volte a tagliare i rapporti con un tecnico di prestigio come Abel Braga (a livello di esperienza e risultati conseguiti, agli antipodi rispetto a Croci-Torti), affidarsi a un giovane (39 anni) alle prime armi è una mossa che in molti potrebbero considerare azzardata. Il modo in cui il nuovo tecnico ha diretto la squadra in queste settimane di interinato ha però fugato tutti i possibili dubbi.

La scelta, di certo, incontrerà il favore dei tifosi, il cui consenso è però assai volubile e direttamente conseguente ai risultati ottenuti. Non vi è dubbio che alla nuova proprietà dell’Fc Lugano non spaventi il fatto di camminare lungo una fune, senza rete di protezione. D’altro canto, la promozione di Croci-Torti risponde a una mentalità molto statunitense. Negli sport Usa, in particolare nel football dove il numero di allenatori-assistenti è elevato, è prassi comune affidare un ruolo più importante (anche quello di head-coach) a chi si è illustrato facendosi le ossa in posizioni subalterne: più del curriculum e dei risultati conseguiti, conta il progetto presentato durante i colloqui ufficiali. E non vi è dubbio che Mattia Croci-Torti le ossa se le sia fatte, in quattro anni passati alla corte dell’Fc Lugano a partire da luglio 2017 (con una breve parentesi quale tecnico del Mendrisio): 38 partite al “servizio” di Pier Tami, 8 con Guillermo Abascal, 46 con Fabio Celestini, 66 con Maurizio Jacobacci e 5 con Abel Braga. Quanto basta per poter ambire a una panchina tutta sua.

Il “Crus” conosce molto bene il calcio svizzero, le peculiarità ticinesi e l’ambiente bianconero, ma dovrà imparare a gestire la pressione derivante dal nuovo ruolo: che non è paragonabile né a quello di un assistente, né a quello di un incaricato ad interim, posizioni che lasciano ad altri la responsabilità dei risultati. Per il nuovo tecnico bianconero, la prova del nove sarà l’abilità dimostrata quando la ruota della fortuna inizierà a girare in senso antiorario. Perché se la storia del calcio ha insegnato qualcosa, è che prima o poi il cielo si copre di nubi minacciose ed è proprio in quei frangenti, nella capacità di gestire risultati negativi, i mugugni (o le aperte ribellioni) di chi non si accontenta della panchina, i cali di forma, gli infortuni e i cartellini gialli che l’esperienza maturata può contribuire a far tornare il sereno. D’altro canto, però, come ha sottolineato Martin Blaser, se nessuno si assume il rischio di concederti la sua fiducia, costruirsi un bagaglio di competenze diventa impossibile.

La scelta di puntare su Croci-Torti, dunque, è affascinante, premia un tecnico in formazione sicuramente valido, strizza l’occhiolino alla tifoseria e di certo trova l’assenso anche dello spogliatoio. Ma nel contempo rappresenta una mossa rischiosa che potrebbe finire con il ritorcersi contro la dirigenza, sotto forma di una perdita di credibilità nei confronti della base. Sarà lapalissiano, ma la soluzione capace di mettere tutti d’accordo è una sola: vincere.

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