laRegione
bennett-dopo-netanyahu-in-israele-niente-da-festeggiare
(Keystone)
L'analisi
 
04.06.21 - 05:300
Aggiornamento : 14:43

Bennett dopo Netanyahu, in Israele niente da festeggiare

Ormai da settimane il mantra salvifico degli oppositori campava sul cosiddetto 'TTB': tutto tranne Bibi. Ma c'è poco da crederci

Vaccini e sicurezza. Dovevano formare il binomio perfetto, e vincente. Ma né il successo della campagna d’immunizzazione, né le bombe su Gaza (in una guerra in verità difficilmente definibile vittoriosa sul piano politico) lo hanno salvato. Perché ormai da settimane, il mantra salvifico degli oppositori, praticamente tutti gli altri partiti, e tutti anti-Likud, campava sul cosiddetto ‘TTB’, acronimo per ‘tutto tranne Bibi’. Vale a dire, tutto pur di liberarsi di Netanyahu dopo 12 anni di potere. Così, con questo unico collante, e senza un vero programma comune, nasce la coalizione di maggioranza che reggerà (a parte colpi di scena non del tutto impossibili) il nuovo governo di Israele. Un carrozzone, un caravanserraglio, con dentro ben otto schieramenti, medi piccoli e piccolissimi, diversissimi, anzi in contrasto tra loro per interessi, scopi, ideologia. Dai rappresentanti del sionismo religioso che si batte per “Herez Israel” – il grande Israele biblico –; ai pacifisti della sinistra radicale Meretz – forse gli unici che danno ancora qualche credito alla soluzione dei “due Stati”, l’israeliano entro i confini del 1967, e quello palestinese a fianco.

Li dovrebbero guidare, a turno (ognuno un paio d’anni) due ‘pivot’ che hanno poco da spartire. Naftali Bennett, cinque volte ministro di Bibi, campione del sionismo religioso, con tre grandi passioni: l’informatica (che lo ha fatto ricco), la dichiarata intenzione di annettere tutti i Territori, e la protezione-moltiplicazione dei coloni (sono già 700mila) su quelle terre occupate e nella Gerusalemme araba. L’altro, Jair Lapid, ex star del giornalismo televisivo, leader enigmatico e sempre indeciso della galassia centrista. E già questo connubio risulta strano e innaturale. Ma non è ancora nulla se si pensa agli altri sei schieramenti che fanno da corona: un’idra, una moltiplicazione di teste, braccia, teste e interessi in cerca di improbabili sintesi. Ci stanno anche diversi personaggi di destra che hanno l’unico merito di aver voltato le spalle, per puro spirito di vendetta, al longevo ex premier a lungo servito con zelo; e persino un partito della minoranza araba (il 20 per cento della popolazione, cittadini di serie B) che fino a non molto fa era accusato di essere filo jihadista e che ora mette sul tavolo (si vedrà in cambio di cosa) 4 deputati decisivi per disporre di una maggioranza.

Alchimia esasperata, paradossale, e poco salda. Frutto della profonda frammentazione del quadro politico israeliano in una fase storica non tranquillissima (incertezze americane, Iran, caos regionale, indebolimento della componente laica fra i palestinesi). Certo, tutto si può leggere anche come un tentativo di rimarginare le ferite e le lacerazioni della società israeliana. Ma poi, per farne cosa? Per quale politica? Sarà vero tentativo di conciliazione nazionale, per sanare una società attraversata da profonde faglie e divisioni inter-comunitarie e inter-religiose? E coi palestinesi, come si muoverà la composita compagnia? E poi Netanyahu può ancora sparigliare la partita, una sua specialità, cercando di dividere, nel voto di fiducia, il blocco dei suoi rivali. Tutt’altro che impossibile. Ma che vinca Bennett o che ci sia un miracoloso recupero di Bibi, non c’è nulla da festeggiare.

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
12 ore
L’Arsenal e i milioni del dittatore del Ruanda
Il club inglese si fa sponsorizzare da Kagame, il padre-padrone che condanna sommariamente gli avversari politici, compreso l’eroe di Hotel Rwanda
LA TRAVE NELL’OCCHIO
1 gior
Ricchezza: pochi su e tanti giù
L’aumento delle diseguaglianze impone di ripensare un modello di sviluppo dominato dalla ‘teoria dello sgocciolamento’. Anche in Ticino
Commento
1 gior
La ‘strigliata’ di Vitta e una politica che deve guardare al futuro
Rilancio del Cantone e riequilibrio delle finanze, finora il menu uscito dai partiti è vario ma confuso. Serviranno sintesi e convergenze: ‘Non si scappa’
L'ANALISI
2 gior
Scelta intrigante, ma in gioco c’è una fetta di credibilità
A Croci-Torti manca l’esperienza e non l’entusiasmo o la competenza. Quella della nuova dirigenza bianconera è una scommessa che sarebbe disastroso perdere
Commento
2 gior
Putin ha vinto, ma un po’ meno
Il suo partito ha perso forza, ma si impone comunque alle legislative tra abitudine, paura, pressioni e accuse di brogli
Commento
3 gior
Metti la Svizzera nell’‘anglosfera’
Lo strano gioco delle alleanze ha messo la Francia in un angolo. Berna guarda decisa verso Londra e, soprattutto, Washington
Commento
3 gior
A bordocampo uno scaricatore di porto arrossirebbe
La deriva nel linguaggio e nel comportamento del tifo: sui campi di calcio crescono l’aggressività e il turpiloquio facile
Commento
5 gior
Tra spinte gentili e presunte derive autoritarie
L’immunità di gregge è l’obiettivo da raggiungere per buttarsi alle spalle l’incubo Covid. E il pass è uno dei modi. L’altro è l’obbligo vaccinale
Commento
5 gior
Rimborsi per legittima difesa, aridaje
Per colpa di un condizionale mancante bisogna rivotare un’iniziativa che non sta in piedi. Prima i promotori facevano i duri, ora le povere vittime
Commento
5 gior
Più o meno tasse per i super ricchi 
I grandi contribuenti devono essere tassati maggiormente o sgravati? Ci sono due possibili risposte suggerite dalla politica
© Regiopress, All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile