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Keystone
L'analisi
06.07.20 - 06:300

Vince Putin, non la Russia

Con la nuova Costituzione lo ‘zar’ potrà governare fino al 2036. Dovrà però fare i conti con diverse fessure sul piano economico e sociale.

Dopo la rivoluzione bolscevica, molti leader del gigante euroasiatico si sono fatti la 'loro' Costituzione. Quella preparata da Lenin prima della sua morte nel 1924, e a seguire quelle di Stalin, Breznev, Eltsin. Ogni riforma rifletteva idee e ambizioni dei capi del Cremlino. Ora ecco la 'Costituzione Putin'. Lo 'zar' che in sostanza ha in mano da 20 anni le redini del paese. E che, con la revisione dell’articolo 81, potrà governare fino al 2036. Altri tre lustri. Di potere pressoché assoluto. Una nuova 'carta' fondamentale. Approvata a larga maggioranza dagli elettori della Federazione (oltre il 70 per cento). In cui il senso etico prevale su quello civico. Testo conservator-patriottico. In nome di una marcata identità russa. Con riferimento a Dio, quello degli ortodossi. Con lo scopo, è stato rilevato, "di edificare una fortezza russa basata sui valori della tradizione". Insomma, un testo fortemente putiniano. Del resto, che il presidente non fosse disposto all’abbandono unicamente in seguito ad un articolo, quello ormai emendato, che metteva una scadenza definitiva all’esperienza presidenziale, era praticamente una certezza.

L’uomo che si sente investito da una missione quasi divina, basata sull’ambizione di ridare alla Russia il ruolo di potenza mondiale, ha una visione troppo 'totalitaria' per uscire di scena mentre intende entrare nella storia. Soprattutto dopo aver edificato un sistema politico fortemente e dichiaratamente illiberale, e con tratti schiettamente antidemocratici, tanto ammirato dai nazional-populisti di questa parte d’Europa. Difficile dunque immaginare che l’inquilino del Cremlino non si ripresenti alla prossima scadenza del 2024. Difficile ma non impossibile. Più che dalla sola volontà, dalla legge e dai mezzi coercitivi di cui dispone il 'nuovo satrapo', potrebbe dipendere soprattutto dall’evoluzione di un quadro economico e sociale che rischia di sfuggirgli di mano. E che presenta diverse fessure.

Terzo paese più colpito dai contagi da 'corona-virus' dopo Stati Uniti e Brasile, la Russia ha superato il mezzo milione di contaminati, anche se ufficialmente segnala 'soltanto' 6'715 morti, un dato del tutto inverosimile, basato oltretutto su un metodo di conteggio assai controverso. La fattura potrebbe essere salatissima. Proprio quando il paese, che dipende al 40 per cento dalle esportazioni petrolifere, deve affrontare un vertiginoso crollo dei prezzi sul mercato mondiale (e perdite per 1 miliardo e 300 milioni di euro al giorno). Inoltre, non solo la Russia è una delle nazioni col più alto tasso di ingiustizia sociale (l’80 per cento delle ricchezze in mano al 20 per cento degli abitanti), ma nel ventennio putiniano il budget della sanità è stato tagliato addirittura della metà, secondo la denuncia di Elena Kolesnik, sindacalista dell''Alleanza dei medici russi'.

E altre cifre sono allarmanti. Spese militari in crescita per soddisfare le ambizioni imperiali, almeno il 10 per cento in meno di Pil secondo le previsioni del dopo-virus, disoccupati che passano da due milioni e mezzo a otto milioni, un sistema di soccorso sociale assai precario per la parte più povera della popolazione, e uno scarso risparmio privato. Così la Russia che si vanta di contare su formidabili riserve, vara un piano di rilancio di appena 65 miliardi di euro. Cifra quasi irrisoria se confrontata agli interventi delle democrazie europee. Che il mago del Cremlino considera tuttavia così "obsolete".

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