laRegione
Ginevra
5
Friborgo
0
fine
(2-0 : 1-0 : 2-0)
La Chaux de Fonds
6
GCK Lions
0
fine
(1-0 : 3-0 : 2-0)
Kloten
6
Zugo Academy
5
fine
(4-3 : 1-1 : 1-1)
Turgovia
0
Ajoie
3
fine
(0-0 : 0-2 : 0-1)
Winterthur
1
Visp
2
3. tempo
(0-0 : 0-1 : 1-1)
Ginevra
LNA
5 - 0
fine
2-0
1-0
2-0
Friborgo
2-0
1-0
2-0
1-0 DOUAY
11'
 
 
2-0 ALMOND
13'
 
 
3-0 ALMOND
34'
 
 
4-0 ALMOND
41'
 
 
5-0 WICK
50'
 
 
11' 1-0 DOUAY
13' 2-0 ALMOND
34' 3-0 ALMOND
41' 4-0 ALMOND
50' 5-0 WICK
Rescheduled from Jan.
8th.
Ultimo aggiornamento: 20.11.2018 22:22
La Chaux de Fonds
LNB
6 - 0
fine
1-0
3-0
2-0
GCK Lions
1-0
3-0
2-0
1-0 MIEVILLE
1'
 
 
2-0 ZUBLER
25'
 
 
3-0 HASANI
35'
 
 
4-0 HASANI
36'
 
 
5-0 MIEVILLE
45'
 
 
6-0 HOBI
56'
 
 
1' 1-0 MIEVILLE
25' 2-0 ZUBLER
35' 3-0 HASANI
36' 4-0 HASANI
45' 5-0 MIEVILLE
56' 6-0 HOBI
Ultimo aggiornamento: 20.11.2018 22:22
Kloten
LNB
6 - 5
fine
4-3
1-1
1-1
Zugo Academy
4-3
1-1
1-1
 
 
2'
0-1 SCHWENNINGER
 
 
5'
0-2 WIDERSTROM
1-2 COMBS
7'
 
 
2-2 STEINER
8'
 
 
3-2 SUTTER
10'
 
 
4-2 COMBS
13'
 
 
 
 
14'
4-3 KLAY
 
 
31'
4-4 HABERSTICH
5-4 MONNET
36'
 
 
 
 
54'
5-5 WALZ
6-5 JOKINEN
60'
 
 
SCHWENNINGER 0-1 2'
WIDERSTROM 0-2 5'
7' 1-2 COMBS
8' 2-2 STEINER
10' 3-2 SUTTER
13' 4-2 COMBS
KLAY 4-3 14'
HABERSTICH 4-4 31'
36' 5-4 MONNET
WALZ 5-5 54'
60' 6-5 JOKINEN
Ultimo aggiornamento: 20.11.2018 22:22
Turgovia
LNB
0 - 3
fine
0-0
0-2
0-1
Ajoie
0-0
0-2
0-1
 
 
28'
0-1 HAZEN
 
 
37'
0-2 HAZEN
 
 
45'
0-3 SCHMUTZ
HAZEN 0-1 28'
HAZEN 0-2 37'
SCHMUTZ 0-3 45'
Ultimo aggiornamento: 20.11.2018 22:22
Winterthur
LNB
1 - 2
3. tempo
0-0
0-1
1-1
Visp
0-0
0-1
1-1
 
 
21'
0-1 VAN GUILDER
1-1 HOMBERGER
49'
 
 
 
 
53'
1-2 BRUGGER
VAN GUILDER 0-1 21'
49' 1-1 HOMBERGER
BRUGGER 1-2 53'
Ultimo aggiornamento: 20.11.2018 22:22
L'analisi
04.04.18 - 06:000

Le fatiche di Mattarella

Adesso, chi dice di voler fare faccia; chi sostiene di saper fare lo dimostri

Adesso, chi dice di voler fare faccia; chi sostiene di saper fare lo dimostri. Ma è probabile che il giro di consultazioni che si apre oggi dal presidente Mattarella in vista della formazione di un nuovo governo in Italia si esaurirà in un nulla di fatto. Vane le sue fatiche. I garruli vincitori delle elezioni del 4 marzo (due, esito paradossale di una legge elettorale sciagurata) Di Maio e Salvini non hanno da offrire al capo dello Stato nulla se non la propria sicumera. Né l’uno né l’altro può assicurare al presidente di essere sostenuto da una maggioranza parlamentare (salvo gettare la maschera e allearsi); ed entrambi, probabilmente, si raffigurano in cuor loro come quello spaventato George W. Bush che all’indomani della sua prima elezione, su una copertina di ‘The Nation’, si chiedeva: “Cosa? Io presidente?”. Già: una volta vinte le elezioni, bisogna onorare gli impegni. E incombe ai due pretesi vincitori essere conseguenti. Per ora si è assistito a una penosa recita a soggetto. Di Maio ha trascorso i giorni lamentando che “non ci vogliono far governare”. Lui che, prima di subire una vistosa metamorfosi democristiana (“siamo pronti a dialogare con tutti”), predicava l’irriducibile purezza che da quei tutti distingueva i grillini. Ora propone un “contratto” alla Lega o al Pd. Neanche lui fosse Merkel, e gli altri due intercambiabili. Salvini, da parte sua, ha esercitato come lo spaccone che conosciamo, annunciando tutto l’annunciabile, dalla revoca delle sanzioni alla Russia all’espulsione dell’ambasciatore francese e migranti annessi, potendo anche vantare un successo parziale nella ridefinizione della leadership della destra, quando ha bloccato l’elezione del candidato di Berlusconi alla presidenza del Senato. Successo ottenuto votando al suo posto Maria Elisabetta Alberti Casellati, la pasdaran berlusconiana secondo la quale Karima El Mahroug, in arte Ruby, era la nipote di Hosni Mubarak, e che considerava la magistratura una disgrazia quando inquisiva il suo Signore. Votata, la signora, anche dai Cinque Stelle del Di Maio sopra citato. E passi. Di tutto si è già visto, e forse anche di peggio. Il fatto è che queste non sono premesse, ma sono già la nuova politica votata dagli italiani, destinata a durare ben oltre il tempo di una parentesi imbarazzante. Ed è dunque di questa che bisogna ragionare, ritenuto che accanto ad essa i movimenti che più si avvertono confermano la cesura determinata dal voto: l’eliminazione dal tavolo di gioco di Berlusconi e del Pd. Una rimozione che ha fondate e palesi spiegazioni, nel fallimento del primo e nel tradimento della fiducia estorta al proprio elettorato da parte del secondo. E in ogni caso una messa ai margini senza equivoci, sancita da un voto democratico. Il che, da un lato, rende grottescamente vane le diatribe interne al Pd circa la posizione da tenere – collaborazione o opposizione? – quasi che all’opposizione non l’avessero già mandato gli elettori; e dall’altro rivela la dimensione patetica delle pretese berlusconiane, per gli stessi motivi, oltre che per buon gusto. Cosicché la sola risorsa in mano agli sconfitti è un residuo potere di ricatto o condizionamento, che certamente proveranno a esercitare, tale e quale quello dei partitini della prima repubblica, o dei Mastella e dei Bertinotti della seconda. Solo che, di repubblica in repubblica, lo spessore dei ricattabili si è andato assottigliando. Di loro, tolto il volume della voce, resta ben poco. E Mattarella dovrà cavarne qualcosa. La sua nota laconicità varrà più di tutte le “loro” parole.

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