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02.12.22 - 08:30

Ischia: lo scempio, i condoni, il disastro

La tragedia di Casamicciola è l’ennesima disgrazia frutto di anni di devastazione del territorio italiano a colpi di abusi edilizi e successivi condoni

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Keystone
In questo articolo si parla di:
  • Colline sventrate, costruzioni in barba ad ogni regola: così si creano le basi delle tragedie
  • Alla base delle sciagure da Ischia a Messina la scarsa considerazione del rischio di dissesto idrogeologico

C’è un uomo in piedi, sotto di lui una poltiglia informe di fango e detriti: quella che fino a poche ore prima era casa sua. Indica da qualche parte, chiede di scavare in un punto o l’altro: là dove poche ore prima dell’inferno c’erano sua moglie e i suoi due figli. È una delle immagini che più restano nella mente dall’ottobre del 2009, quando a sud di Messina la collina è piombata di notte su case, cose, persone. Trentasette morti in tutto, alcuni tutt’oggi mai ritrovati: come la madre dei due bambini, i corpi dei quali erano invece cento metri più a valle.

Tredici anni dopo, sabato scorso, in un’isola più piccola, Ischia, il mostro di fango e roccia ha mangiato altre persone: uomini, donne, bambini. Così anche nel 2009, una vittima; e nel 2006, una famiglia di quattro persone distrutta. E accadde anche cinque anni fa in Val Bregaglia, con gli otto morti sotto la frana di Bondo. Ma se in quel caso, al netto delle questioni tuttora aperte sulla mancata evacuazione e chiusura dei sentieri, si può ancora parlare di disastro naturale, a Ischia come a Messina quel mostro ha un nome e un colpevole ben precisi: scempio del territorio a opera dell’abusivismo edilizio. Anni di costruzioni selvagge in spregio a ogni allarme per il rischio idrogeologico, villette che spuntano come funghi su un terreno allo stremo, scoli naturali chiusi col cemento, vegetazione estirpata, torrenti coperti che agevolano l’espandersi delle acque anziché incanalarlo.

È difficile parlare di catastrofe naturale quando a rendere la montagna fragile è la chiara volontà di agire in barba a ogni norma edilizia, perché "tanto poi c’è il condono". E di condoni ce ne sono stati tre: 1985 sotto il Governo Craxi e nel 1994 e 2003 con il centrodestra berlusconiano, a cui si aggiunge la norma varata dal governo Conte 1 con Cinque Stelle-Lega nel 2018 che no, forse non era un condono, ma che, con la giustificazione della ricostruzione dopo il terremoto che aveva colpito l’isola, accelerava le richieste di sanatorie già in corso. Tre colossali passate di bianco e mezzo su decenni di abusivismo che ha eroso profondamente i costoni rocciosi, abbandonati a sé stessi dalla scarsità di interventi di manutenzione e consolidamento.

A Ischia, come in tante altre parti d’Italia, si è preferito ignorare gli allarmi e continuare a costruire praticamente sulla sabbia, colpevolmente e criminalmente indifferenti alle conseguenze. Anche perché di conseguenze, anche penali, non se ne vedono molte: per i 37 morti di Messina e Scaletta Zanclea la condanna per omicidio colposo a carico dei due sindaci dell’epoca venne ribaltata in appello e la Cassazione confermò poi l’assoluzione annullando anche le richieste di risarcimento dei familiari delle vittime. A Ischia il processo per la frana del 2009 finì con quattro assoluzioni e una prescrizione. Se la gente è morta sotto il fango della montagna martoriata, non è stata, non è mai colpa di nessuno.

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