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03.09.22 - 05:30
Aggiornamento: 09:34

Tremonti, la flat tax e la gioia degli hedge fund

L’Italia trasformata in una Meloniland fa venire l’acquolina in bocca ai fondi speculativi. Poi ci vorrà qualcuno disposto a sistemare le cose

di Franco Zantonelli
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Keystone
Il trio delle meraviglie

Mercoledì 24 agosto, dopo un applaudito intervento al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, il presidente del Consiglio italiano dimissionario Mario Draghi ha esortato i propri connazionali ad andare a votare il 25 settembre. "L’Italia – ha affermato – ce la farà anche con il nuovo governo". Neanche 24 ore dopo, l’edizione online del Financial Times presentava una prospettiva assai meno rosea, annunciando la più imponente offensiva di hedge fund contro i titoli di Stato italiani dalla crisi finanziaria del 2008. 39 miliardi di buoni del tesoro sarebbero stati venduti allo scoperto dai fondi speculativi, convinti di un consistente ribasso del loro prezzo, principalmente a causa della crisi politica innescata dalla caduta del governo Draghi a opera del centrodestra e del Movimento 5 Stelle. Ma anche per il timore, espresso dal Fondo monetario internazionale, di un’impreparazione di Roma di fronte alla prospettiva di un embargo russo sul gas. In seguito al quale l’Fmi prevede, per l’Italia, una contrazione economica del 5 per cento.

Una situazione che Mario Draghi, nonostante il fairplay manifestato al meeting di Cl, deve avere ben presente. Quindi l’affermazione secondo cui "l’Italia ce la farà anche con il nuovo governo" è più un augurio che una certezza. E non è un caso che il quotidiano londinese, nel suo articolo, abbia evocato la crisi finanziaria del 2008. Sì, perché il caso vuole che, stando ai sondaggi, si apprestino a governare gli stessi che si trovarono ad affrontarla del tutto impreparati quando esplose in modo virulento dopo il fallimento della banca statunitense Lehman Brothers. Capo del governo era Silvio Berlusconi, ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Ebbene, in una lettera al Corriere della Sera l’economista Carlo Cottarelli, all’epoca alto funzionario dell’Fmi e oggi candidato al parlamento per il Pd, ricorda che tra il 2001 e il 2006, quando l’Italia cresceva grazie al calo dei tassi di interesse, invece di ridurre il debito pubblico il governo di centrodestra aumentò la spesa e diminuì le imposte. "Così – ricorda Cottarelli –, quando arrivò la recessione nel 2008 l’Italia era l’unica nel G20 che non aveva spazi di bilancio per sostenere l’economia".

Il seguito della storia lo conosciamo: nel 2011, per evitare l’intervento della troika e far calare lo spread, il presidente Giorgio Napolitano sostituì Berlusconi con Mario Monti. Oggi siamo da capo e anche se Tremonti nega, sempre tramite il Corriere della Sera, la tesi sostenuta da Cottarelli, si appresterebbe a essere recidivo con la maggioranza che, salvo sorprese, uscirà vincente dalle urne il 25 settembre. Candidato al parlamento con Fratelli d’Italia, è verosimile che, nel caso in cui capo del governo diventi Giorgia Meloni, gli venga affidato il ministero dell’Economia. E cosa abbiamo sentito proporre, per ingolosire gli elettori italiani, dal trio Berlusconi-Salvini-Meloni? Naturalmente una flat tax al 23%, una pensione minima di mille euro e altre amenità del genere.

Insomma, l’Italia trasformata in una suggestiva Meloniland che non può non far venire l’acquolina in bocca ai fondi speculativi. Poi, naturalmente, ci vorrà qualcuno disposto a farsi detestare per sistemare le cose. Temiamo, però, che la lista dei potenziali riparatori sia esaurita.

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