laRegione
laR
 
02.09.22 - 05:15
Aggiornamento: 23:13

Il costo della vita e il costo della guerra

La situazione relativa all’energia è parecchio complessa: c’entrano il conflitto in Ucraina, la siccità e le storture del mercato europeo

il-costo-della-vita-e-il-costo-della-guerra
Ti-Press
Nella migliore delle ipotesi quest’inverno l’elettricità sarà molto più cara

Non ha tutti i torti Yanis Varoufakis quando dice (anzi, quando urla) dalle colonne di ‘Project Syndicate’ che bisogna "fare scoppiare" il mercato europeo dell’energia. In parte la spiegazione al problema del rincaro dell’elettricità in Svizzera arriva proprio dalle storture del settore energetico dell’Ue, visto che l’approvvigionamento della Confederazione dipende in buona misura dalle importazioni da Paesi europei come la Francia, la Germania e l’Italia.

Dalla fine degli anni Novanta Bruxelles ha voluto simulare un mercato competitivo dell’energia in cui il prezzo finale dell’elettricità non dipende dalla fonte usata per ottenerla, ma in ogni momento è lo stesso per tutti i vettori in una specifica zona geografica, ed è sempre determinato dall’ultima centrale elettrica presa in considerazione per soddisfare la domanda di energia, ovvero – seguendo un ordine di merito decrescente – dalle centrali a gas. Risultato: si pagano "come se fosse gas" anche approvvigionamenti di tutt’altro tipo.

È chiaro che quando si parla di gas si parla di Russia e della sua guerra d’invasione contro l’Ucraina, che ha portato a livelli esorbitanti il prezzo del metano di cui i russi sono il principale fornitore per l’Europa. E per quanto Putin abbia sbagliato a prevedere che sarebbe bastata una guerra breve per sottomettere Kiev, il satrapo di Mosca pare aver fatto i conti giusti in campo economico. La dipendenza energetica europea dal gas è infatti l’arma sulla quale il presidente russo sapeva di poter puntare per rispondere alle sanzioni occidentali.

Per certi versi l’attuale crisi richiama quella scaturita negli anni Settanta dalla guerra dello Yom Kippur (1973), quando gli Stati arabi dell’Opec tagliarono le forniture di greggio agli Usa e ai Paesi occidentali che sostenevano Israele. Oggi Mosca preferisce bruciare metano al confine con la Finlandia piuttosto che venderlo alla Germania (secondo un’analisi di Rystad Energy, l’impianto di Portovaya sta bruciando ogni giorno 4,34 milioni di metri cubi di gas naturale).

In tutto questo è curioso come in Svizzera la destra populista, invece di osservare quanto la guerra scatenata da Putin rappresenti un costo per tutti, preferisca puntare il dito contro le sanzioni occidentali alle quali il Consiglio federale ha opportunamente aderito. Il fil rouge (o cavo di rame, se preferite) che collega il conflitto in Ucraina alle difficoltà di approvvigionamento energetico nel nostro Paese è innegabile. Pretendere che magiche ricette nucleari consentano l’autarchia energetica della Confederazione, piccolo Stato in mezzo all’Europa, è tanto illusorio e demagogico quanto spingere per una politica estera di neutralità "integrale", che non tenga conto né del diritto internazionale né, tantomeno, dei rapporti con l’Ue.

A dire il vero la situazione relativa all’energia è parecchio complessa, anche perché nonostante in Europa si stia già parlando di procedere al ‘decoupling’ tra energia e gas, al discorso della guerra in Ucraina si aggiunge la questione ambientale. In effetti per un Paese come il nostro, che produce il 60% della sua energia da fonti idroelettriche, la siccità costituisce un altro fattore importantissimo che spiega perché nella migliore delle ipotesi quest’inverno l’elettricità sarà molto più costosa. Nella peggiore, invece, la corrente non basterà per tutti. Nemmeno per le luci di Natale.

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
IL COMMENTO
23 ore
Un film brutto e già visto
Una Svizzera priva di carattere viene umiliata (6-1) ed eliminata agli ottavi di finale dal Portogallo
IL COMMENTO
2 gior
Animali politici am(m)aliati dall’ambizione
Dopo aver capito da che parte gira il vento con ‘Avanti’, il presidente del Plrt Speziali si è tuffato sulla sua preda: il seggio socialista in governo
IL COMMENTO
3 gior
Granit Xhaka non ha perso la testa
Lo sapevamo tutti che per il ragazzo dalle origini kosovare quella contro la Serbia non è mai una partita qualsiasi
IL COMMENTO
5 gior
Il Covid a Sementina. E nelle altre case anziani del Ticino
Solo i vertici della struttura bellinzonese sono stati rivoltati come un calzino: manca un’analisi generale di quanto accaduto altrove
IL COMMENTO
5 gior
Ischia: lo scempio, i condoni, il disastro
La tragedia di Casamicciola è l’ennesima disgrazia frutto di anni di devastazione del territorio italiano a colpi di abusi edilizi e successivi condoni
IL COMMENTO
6 gior
Materiale infiammabile
I ricordi della sfida fra Svizzera e Serbia del 2018 a Kaliningrad sono ancora freschissimi, su entrambi i fronti
IL COMMENTO
1 sett
Imposta di circolazione, dalla confusione al circo
Il pessimo spettacolo della politica: incapace di trovare un’intesa, ma capace di alimentare confusione. E poi chissà perché le urne vengono disertate...
IL COMMENTO
1 sett
Basso Mendrisiotto, il coraggio di osare
Mentre le istituzioni comunali tentennano, a rompere gli indugi sull’aggregazione è un gruppo di cittadini di Balerna
IL COMMENTO
1 sett
La scintilla e la prateria
Le proteste in Cina rivelano il malcontento per le opprimenti politiche ‘zero Covid’ imposte dal governo, e investono la figura di Xi Jinping
il commento
1 sett
Quel generale senza volto
Arriva l’inverno, con tutti i sottintesi e il peso storico che ha per la Russia, soprattutto durante una guerra
© Regiopress, All rights reserved