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24.06.22 - 05:30
Aggiornamento: 18:22

Magistratura, se la politica non fa i compiti

Riorganizzazione della Procura: a un anno e mezzo dal mandato conferitole dal Gran Consiglio, dalla commissione ‘Giustizia’ finora nulla di concreto

È passato oltre un anno e mezzo da quando il Gran Consiglio ha incaricato la propria commissione ‘Giustizia e diritti’, con un mandato sollecitato peraltro da quest’ultima, di proporre (anche) una riorganizzazione del Ministero pubblico per migliorarne l’operatività e permettere "un più efficace" controllo interno. Era la seduta parlamentare del 14 dicembre 2020 e si era reduci da una discutibilissima procedura di rinnovo delle cariche in seno alla Procura. In questi diciotto mesi nulla di concreto è però stato fatto.

Qualcosa a onor del vero la commissione ha fatto. Ha assegnato a Claude Rouiller, già presidente del Tribunale federale, l’allestimento di una perizia giuridica. Ottantotto pagine, di certo non a costo zero per il contribuente, finite in qualche cassetto.

Eppure in questo anno e mezzo c’era del materiale su cui lavorare. A cominciare proprio dal documento di Rouiller. Scrive l’ex giudice: "Solo un audit (...) potrebbe condurre a una identificazione completa dei bisogni e all’adozione di misure esaustive appropriate per il Ministero pubblico ticinese". Perché la commissione parlamentare non ha dato seguito, perlomeno fino a oggi, al suggerimento di Rouiller? Perché non ha avviato una verifica approfondita per capire le reali necessità dell’autorità di perseguimento penale in termini di risorse umane (numero dei magistrati), tenendo conto pure dell’evoluzione dei casi nonché delle annunciate revisioni normative a livello federale, ed evitare così la politica dei cerotti? Niente. E niente sinora anche per quel che riguarda la proposta (settembre 2019) del Consiglio di Stato di attribuire competenze decisionali ai segretari giudiziari, stretti collaboratori dei pp, nei procedimenti contravvenzionali, in modo da "sgravare i procuratori pubblici da dossier di natura bagatellare": si è sempre in attesa che la citata commissione si pronunci.

In questo ultimo anno e mezzo c’era del materiale su cui lavorare. C’erano anche i correttivi al sistema di reclutamento dei procuratori prospettati dal gruppo di studio costituito nel 2015 dal governo nel quadro della riforma ‘Giustizia 2018’, coordinato dall’allora procuratore generale John Noseda e composto da rappresentanti del Dipartimento istituzioni, della magistratura e dell’Ordine degli avvocati (oltre a Noseda ne facevano parte Frida Andreotti, Carla Del Ponte, Giovanna Roggero-Will, Rosa Item, Antonio Perugini, Renzo Galfetti, Gianluca Padlina e Verena Vizzardi). Niente. A proposito di reclutamento dei magistrati, che fine ha fatto in commissione ‘Giustizia e diritti’ l’iniziativa parlamentare con la quale il gruppo liberale radicale, per il tramite del già pp Marco Bertoli, propone di conferire al Gran Consiglio la competenza di eleggere unicamente la Direzione del Ministero pubblico ("Il procuratore generale e quattro procuratori capo"), Direzione che successivamente nominerebbe gli altri procuratori?

D’accordo, è un periodo nel quale la ‘Giustizia e diritti’ e quindi il parlamento devono occuparsi soprattutto della designazione, manuale Cencelli in mano, dei subentranti di non pochi magistrati dimissionari. Ma non può essere una giustificazione. È la politica che deve assicurare, in tempo utile, strutture confacenti e un numero di risorse umane adeguato affinché la magistratura possa agire con efficacia. Il problema per il potere giudiziario è quando la politica non fa i compiti.

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