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26.02.22 - 05:30
Aggiornamento: 28.02.22 - 10:47
di Franco Zantonelli

Putin, Mussolini e noi

Con gli autocrati, la Svizzera non è sempre tempestiva nel saper decidere quando è il momento di fare una bella figura

Nel settembre del 2010 Ubs tolse le immagini di Le Corbusier dalla propria campagna pubblicitaria, a causa delle simpatie naziste del più famoso architetto svizzero. Eppure nel 1938, siamo sempre in Svizzera, venne cacciato dalla polizia di San Gallo, processato e condannato il capitano Paul Grüninger, per aver aiutato centinaia di ebrei a entrare nel nostro Paese. La Svizzera politica, allora, gli ebrei li respingeva a migliaia alle frontiere. Non che fosse un Paese filonazista, piuttosto non voleva guai con l’ingombrante vicino tedesco. Con cui faceva, pure, affari sottobanco.

La blanda denuncia, con altrettante blande sanzioni, con la quale il Consiglio federale ha condannato l’attacco di Putin all’Ucraina richiama un atteggiamento analogo. Sarà perché, come ha rivelato l’ambasciata svizzera a Mosca in novembre, circa l’80% del commercio di materie prime della Russia avviene attraverso gli hub svizzeri dei servizi finanziari di Ginevra, Zugo, Lugano e Zurigo? Comunque sia, quando c’è di mezzo un autocrate come lo è Putin, andiamo con i piedi di piombo.

Fa riflettere, al riguardo, una vicenda che risale al 1937, protagonista Benito Mussolini, che ancora non si è chiusa. Riguarda una laurea honoris causa in Scienze Sociali, rilasciata al Duce del fascismo dall’Università di Losanna. Mussolini, durante il periodo trascorso nel nostro Paese, frequentò per qualche mese la facoltà di sociologia di quell’ateneo e tanto bastò per fargli ottenere quel riconoscimento. Che, nonostante una battaglia in corso da anni, non è ancora stato cancellato. All’inizio di quest’anno, in occasione del 150esimo dell’emigrazione italiana a Losanna, alcune personalità vodesi, tra cui la Consigliera nazionale socialista Ada Marra, sono tornate alla carica con i vertici universitari, invocando la fine di quella vergogna.

Ma perché, 85 anni fa, all’Università di Losanna venne l’idea balzana di premiare Mussolini, legittimando in qualche misura la sua figura? A quanto pare perché il Duce, da ex allievo, contribuì con una donazione ai festeggiamenti per il 400esimo dell’ateneo. La motivazione addotta gli riconosceva "di aver concepito e realizzato, nella sua patria, un’organizzazione sociale che ha arricchito la scienza sociologica e che lascerà una traccia profonda nella storia". Risultati ottenuti manganellando e facendo ingoiare l’olio di ricino ai sindacalisti non allineati. L’attuale rettore, Frédéric Herman, ha riconosciuto che "la laurea honoris causa a Mussolini crea un malessere". Per risolvere il quale è al lavoro un gruppo di esperti.

Insomma, i casi di Grüninger e di Mussolini non depongono a favore di una Svizzera tempestiva nel saper decidere quando è il momento di fare una bella figura. Putin, stando ai Panama Papers, grazie ai traffici di alcuni oligarchi avrebbe accumulato una fortuna colossale che sarebbe custodita, in parte, in Svizzera. Tra i custodi del tesoro ci sarebbe Gennady Timchenko, amico intimo del boss del Cremlino, con cui gioca a hockey quando è a Mosca. Gli inglesi e gli americani l’hanno messo al bando per il suo sostegno all’annessione della Crimea alla Russia, da noi può soggiornare nella sua villa da 18 milioni di franchi a Ginevra e figurare al sesto posto nella lista di Bilanz dei 300 più ricchi della Svizzera.

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