laRegione
il-covid-un-incubo-ricorrente
Keystone
laR
 
10.01.22 - 05:30
Aggiornamento: 11.01.22 - 16:08

Il Covid, un incubo ricorrente

Già l’anno scorso speravamo di buttarci alle spalle la pandemia. Invece siamo ancora alle prese con varianti e restrizioni, eppure un terzo non si vaccina

Noi esseri umani siamo probabilmente la specie vivente che meglio si adatta ai cambiamenti sociali e ambientali anche improvvisi. Abbiamo la capacità di trasformare una situazione apparentemente unica ed eccezionale in una condizione normale. Gli ultimi due anni sono lì a provarlo, tanto che il 2019, l’ultimo pre-pandemia, ci suona quasi come mitico e lontanissimo nel tempo. Come comunità tutta, tranne una parte che pur essendo rumorosa resta pur sempre minoritaria, abbiamo accettato le regole sociali e igieniche per prevenire la diffusione di un virus. Pensiamo all’utilizzo delle mascherine o al fatto di dover mostrare il nostro telefonino (varianti del virus permettendo) quale strumento di via libera sanitaria per continuare ad avere una vita sociale più o meno normale o ai saluti piuttosto imbarazzati quando incontriamo qualcuno che non vediamo da tempo. Pugnetti, gomiti che si sfiorano, mani ritratte e timidi sorrisi fanno parte della nostra quotidianità.

Meno di due anni fa siamo rimasti disorientati di fronte al primissimo lockdown. Di punto in bianco le attività economiche e sociali sono state ridotte ai minimi termini, tanto da far temere un tracollo economico quasi da periodo bellico. Per noi, in Ticino e in Svizzera, erano situazioni inimmaginabili. Eppure si sono trovati modi alternativi per mantenere attivi i cicli di produzione e di consumo anche in quei frangenti. Anzi, proprio in quel momento si sono poste le basi per un balzo tecnologico già da tempo in fieri, ma ora certamente irreversibile. Telelavoro e didattica a distanza, teorizzati da anni, hanno conosciuto nella loro diffusione un salto in avanti di almeno un decennio. Per non parlare del commercio elettronico, che è letteralmente esploso per la gioia di spedizionieri e piattaforme web.

L’anno appena concluso era però iniziato con la speranza di buttarci alle spalle l’incubo Covid. I vaccini erano considerati la via d’uscita veloce per un ritorno sia alla normalità sociale, sia a quella economica. Di fatto la ripresa del Pil in tutto il mondo occidentale è stata più rapida del previsto ed è andata di pari passo con l’aumento del tasso di vaccinazione. E questo fino alla comparsa della variante Delta del virus Sars-CoV-2, a cui si è aggiunta la Delta plus britannica, poi soppiantate negli ultimi mesi dalla Omicron sudafricana. Oltre a premere sui sistemi sanitari, le mutazioni del virus incidono sul morale delle persone, gettano un’incognita sul futuro e rischiano di far crescere la sfiducia nelle autorità sanitarie e politiche. Mal si accettano le misure restrittive, certo più blande dei confinamenti sperimentati solo un anno fa, nei confronti di tutti e l’invito insistente a sottoporsi al booster o terza dose che dir si voglia quando all’appello con la prima iniezione manca quasi un terzo della popolazione. Sarebbe forse più chiaro e comprensibile decretare l’obbligo vaccinale, almeno per determinate categorie sociali e professionali, che appellarsi continuamente alla abusata responsabilità individuale. La legge federale sulle epidemie teoricamente lo permette sia a livello nazionale, sia cantonale. Alcuni servizi essenziali come sicurezza, sanità, trasporti pubblici e scuola dovrebbero essere garantiti senza se e senza ma. Sembra però difficile, da un punto di vista politico, obbligare una parte minima della popolazione a porgere il braccio al vaccinatore di turno.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
covid pandemia
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
1 gior
È il carovita, bellezza!
La ricomposizione del potere d’acquisto dei salariati risulta auspicabile e priva di rischi: a trarne beneficio sarebbe tutta l’economia
Commento
2 gior
Orbán il sovranista e la ‘purezza razziale’
‘Non vogliamo diventare un popolo di razza mista’, ha detto l’autocrate ungherese che Meloni saluta come ‘leader dei sovranisti’
il commento
3 gior
Taiwan, sdraiata su una mina
La visita di Nancy Pelosi è la dimostrazione che ogni mossa eclatante non può far bene all’isola, eppure l’immobilità la condurrà allo stesso destino
Locarno75
4 gior
Un Film Festival à la carte: comincia l’avventura
Oggi, in una rassegna, non contano solo i film, ma anche le comparse su più o meno rossi tappeti. Eppure, la selezione di quest’anno è degna di curiosità
Commento
5 gior
Neutralità non è star sopra un albero
Questo primo d’agosto, dopo stranieri e cittadini radical chic, la destra si è trovata un nuovo nemico: quelli che ‘tradiscono’ la neutralità svizzera
il commento
1 sett
Il Covid muta, la Cina no
Su Science i dati che mostrano come la pandemia sia nata nei mercati di Wuhan, ma a Pechino – dove tutto tace – nessuno vuole cambiare regole e abitudini
Commento
1 sett
Basta un complimento alla ragazza sbagliata e parte la rissa
Settecento procedimenti penali contro minorenni nei primi sei mesi dell’anno è un record. I nuovi volti della violenza giovanile
Commento
1 sett
Quando ‘le mie cose’ ci imponevano i calzoncini
Il ciclo mestruale pare sdoganato dalla recente presa di posizione di alcune sportive preoccupate dal bianco delle loro divise
Commento
1 sett
La Restaurazione dei Gelsomini
Il presidente Saïed ha messo fuori gioco tutti gli avversari politici e ha imposto una Costituzione che cancella la Rivoluzione del 2011
Commento
1 sett
Chi parla in corsivo, chi offende in grassetto
Elisa Esposito, la ‘professoressa di cörsivœ’, è il personaggio rivelazione dell’estate. I leoni da tastiera la massacrano, ma ha già vinto lei
© Regiopress, All rights reserved