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Djokovic e l’Australia, un amore più forte del Covid (Keystone)
05.01.22 - 05:300
Aggiornamento : 10:46

Djokovic, il tennista più uguale degli altri

Gli Australian Open concedono l’esenzione al campione no-vax, facendo saltare le regole e ogni principio di equità, inchinandosi al dio denaro

Tutti i tennisti sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri. Soprattutto uno, in questo caso. Non importa nemmeno come si chiama, cioè importa, ma non è quello il punto. Perché il tennista in questione è Novak Djokovic, eppure il problema non è davvero lui, né chi gli permetterà di giocare gli Australian Open andando contro le stesse regole che aveva imposto e continua a imporre a tutti gli altri. Il problema è il sistema, che si perpetua da sempre, ed è un sempre lungo quanto la storia dell’uomo, per cui più sei potente più puoi permetterti di aggirare le leggi, piegarle al tuo volere, facendoti beffe di quelli uguali agli altri per davvero.

Funzionava così con i re e gli imperatori, veri e propri dèi in terra, per cui perfino un capriccio momentaneo poteva diventare legge, funziona così oggi – ad ogni livello – con chi fa girare i soldi, e quindi il mondo. Novak Djokovic, numero uno del tennis maschile mondiale, vale troppo. Talmente tanto da pesare più delle regole che dovrebbe rispettare, fino a schiacciarle: e così, pur essendo un convinto no-vax potrà partecipare a un torneo (uno Slam, ovvero uno dei quattro più importanti del mondo) dove chi non è vaccinato non può nemmeno avvicinarsi.


Djokovic a Melbourne, durante la finale degli Australian Open 2021 (Keystone)

A rendere ancor più grottesco il tutto è il come sarebbe stata ottenuta questa deroga. Djokovic, stando a quanto trapela, avrebbe avuto l’esenzione in seguito a un recente problema cardiaco. Un problema che gli impedirebbe di vaccinarsi, ma non di giocare cinque set sotto il caldo torrido dell’estate australe.

Siamo al livello della nipote di Mubarak invocata da un altro uomo che ha veleggiato una vita al di sopra della legge, Silvio Berlusconi, quando si trovò nei guai con una minorenne. Siamo in quel luogo dove la scappatoia diventa bugia e la bugia è talmente smaccata e fantasiosa da diventare sberleffo, se non proprio uno sputo in faccia. Siamo dalle parti del Marchese del Grillo (“Io so’ io e voi nun siete un c….”) e forse oltre, perché il personaggio di Alberto Sordi almeno si muoveva nella Roma papalina dell’Ottocento, dove i privilegi e la loro ostentazione erano pane quotidiano, mentre Djokovic, i vertici dell’Australian Open, l’Atp (l’Associazione mondiale del tennis maschile) e la politica agiscono in un mondo che di uguaglianza si riempie la bocca, salvo ricordarsi - senza ricordarlo - che è con le diseguaglianze che si riempie il portafoglio. Djokovic porta più sponsor, più denaro, più attenzione, più tifosi. Porterebbe anche più senso della vergogna: ma quello, come accadeva a Don Abbondio per il coraggio, nessuno se lo può dare.


Il Marchese del Grillo: ‘Io so’ io e voi...’ (Youtube)

In Australia ci vorrebbe una protesta altrettanto fantasiosa di chi si troverà il campione serbo lungo il cammino. Sarebbe bello se i suoi avversari si presentassero a giocare in due contro uno, con una racchetta più grossa o un nastro per allargare e stringere le righe a loro piacimento e convenienza. Certo, in ciascuno di quei casi violerebbero il regolamento, ma non per primi. Probabilmente non lo faranno, perché, la storia lo insegna, la ribellione senza un prezzo la si concede solo ai padroni.

Insomma, se mai ne avessimo avuto bisogno, l’affaire Djokovic è l’ennesima conferma che saremo anche tutti uguali davanti alla legge, ma non davanti a chi deve applicarla. “E che la prima uguaglianza - come diceva Victor Hugo - è l’equità”. O meglio, sarebbe. Lo scriveva ne “I miserabili”. Un titolo perfetto per i protagonisti di allora e quelli di oggi.

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