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18.12.21 - 05:30

Variante Berna, i rischi del passo lento

Con l’inverno alle porte, il virus torna a mettere l’Europa alla prova. E la Svizzera, su questo fronte, fa pure parte dell’Europa

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Keystone
Il ministro della sanità Alain Berset, tra luce e ombra

Il menù natalizio del Consiglio federale è servito: per fronteggiare la quinta ondata pandemica il governo ha deciso di applicare la regola del 2G (accesso consentito ai soli vaccinati o guariti) negli spazi interni dei bar, dei ristoranti e delle strutture per il tempo libero, in cui si dovrà anche indossare la mascherina e consumare da seduti; il telelavoro tornerà a essere obbligatorio; gli incontri privati al chiuso saranno limitati a un massimo di dieci persone qualora uno dei partecipanti di più di 16 anni non sia vaccinato o guarito. Le misure annunciate ieri entreranno in vigore da lunedì e resteranno valide almeno fino al 24 gennaio.

Rispetto al modello 2G classico, attuato anche da altri Paesi a noi vicini, la variante (termine infelice in questo periodo) adottata da Berna prevede un plus: laddove non sarà possibile indossare la mascherina o stare al tavolo (discoteche o piscine, ad esempio) i vaccinati e i guariti da più di quattro mesi potranno accedere soltanto con un tampone negativo, test che già da oggi torneranno gratuiti. Una restrizione, quest’ultima, che potrebbe suscitare non poche perplessità in particolare nei vaccinati, che si vedrebbero in questo modo costretti a testarsi periodicamente per poter svolgere determinate attività. Perplessità alle quali il Consiglio federale ha pensato di rispondere anticipando il termine per accedere al booster: d’ora in poi basteranno quattro mesi dopo la seconda vaccinazione per poter ricevere la terza, e non più sei. Un accorciamento della tempistica che, di fatto, mette in evidenza i dubbi che attualmente esistono nella comunità scientifica sulla reale durata della protezione fornita dal vaccino.

C’è poi la preoccupazione legata a Omicron. “Non sappiamo se queste misure saranno sufficienti”, ha riconosciuto il ministro della sanità Alain Berset. Per poi ammettere che sulla nuova variante “resta molta incertezza”. In ogni caso, ha ribadito il capo del Dipartimento federale dell’interno, “l’obiettivo del Consiglio federale è fare di tutto per evitare nuove chiusure”. Resta da capire quale sarà il costo effettivo, in termini sanitari, di questa strategia che alla luce delle cifre record dell’ultima settimana appare piuttosto timida, se non addirittura rischiosa. Quanto peserà, insomma, il passo volutamente lento del governo una volta che Omicron diventerà predominante? Ieri Berset ha pronosticato una “fase acuta” per i mesi di gennaio e febbraio.

Lo scopo di questo nuovo “impianto”, si sa, è impedire il sovraccarico degli ospedali. Un problema al quale vanno ad aggiungersi le “deleterie” condizioni di lavoro del personale sanitario, denunciate nei giorni scorsi da una quindicina di associazioni del settore. Il quadro, in effetti, è poco rassicurante. Ancor meno se si confronta la situazione della Svizzera con quella dei Paesi confinanti, in particolare con l’Austria e l’Italia. Vienna ha deciso di attuare un lockdown duro e puro, e la curva dei contagi si è subito appiattita. Il governo di Mario Draghi ha invece applicato già da qualche settimana il cosiddetto ‘super green pass’ e ha decretato l’obbligo vaccinale in alcuni settori-chiave (forze dell’ordine e personale educativo, le ultime categorie chiamate a “porgere il braccio”). I dati epidemiologici italiani si situano a oggi tra i più bassi di tutto il continente. Con l’inverno alle porte, il virus torna a mettere l’Europa alla prova. E la Svizzera, su questo fronte, fa pure parte dell’Europa.

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