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14.12.21 - 05:30
Aggiornamento: 20:29

Per un pugno di skateboard

Le Olimpiadi potrebbero perdere alcuni sport storici per farne entrare di nuovi. Non si direbbe una grande idea

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Cambiare, rinnovarsi, sperimentare nuove strade è sano, a volte anche necessario per sopravvivere. Charles Darwin scrivendo un libro su questo concetto ha avuto un discreto successo.

L’assioma evolutivo vale per tutti, anche per le Olimpiadi. Se fossero rimaste tali e quali agli esordi, l’estate scorsa avremmo assistito a competizioni come il tiro alla fune, la pelota basca, il croquet e il tiro al piccione. Il tiro alla fune è stato disciplina olimpica per cinque edizioni, il tiro al piccione solo per una (Parigi 1900). Funzionava così: liberavano i piccioni e tu sparavi finché non ne mancavi due di fila. Chi ne ammazzava di più vinceva. Oggi non potrebbe esserci, ma nemmeno allora, visto che già nel 1904 a St. Louis, si rifiutarono.

Nelle 32 Olimpiadi che si sono tenute da Atene 1896 a Tokyo 2021 sono cambiate tante cose: a un certo punto avevano introdotto anche il nuoto sincronizzato individuale, che ha resistito per tre edizioni prima che qualcuno alzasse la mano e dicesse che non aveva senso una competizione in cui uno doveva essere sincronizzato con sé stesso.

Poi ci sono sport che rappresentano l’essenza stessa delle Olimpiadi, anche nelle sue bizzarrie, che sono proprio ciò che ne accrescono il fascino: ammettiamolo, la finale dei 100 metri è più bella se sappiamo che da qualche parte, in un palazzetto sperduto, c’è un indonesiano che gioca a badminton.

I Giochi sono innanzitutto Storia, storie e memoria. L’idea del Cio di togliere, da Los Angeles 2028, tre competizioni storiche in un solo colpo, sembra insensata. Poi ti ricordi che il presidente del Cio è Thomas Bach (oro nel fioretto nel 1976), quello che si è prestato alla videochiamata-farsa con la tennista Peng Shuai e pensi che tutto è possibile.

I tre sport che dovrebbero uscire per far posto a skateboard, surf e arrampicata sportiva sono sollevamento pesi, pentathlon moderno e boxe. Giusto che entrino nuovi sport più affini allo spirito del tempo, ma in un mondo affetto da gigantismo perché sostituire e non sommare?

Gli Europei di calcio, che erano inizialmente a 4 squadre e duravano tre giorni, sono saliti a 8, poi a 16 e oggi a 24: Euro 2020 è durato quasi un mese, per la gioia di tv, sponsor e bulimici del pallone. Perché le Olimpiadi non possono espandersi? E perché rinunciare proprio a quei tre sport? Sono anacronistici? In parte. Ma le Olimpiadi stesse lo sono. La boxe è legata a una delle storie più belle di Olimpia, la vittoria di Cassius Clay, non ancora Mohammed Ali, a Roma 1960 e, 36 anni dopo, il suo ritorno ad Atlanta, tremolante per il Parkinson, ad accendere la fiamma con un braccio che sembrava andare per i fatti suoi ma non l’ha fatto, perché era il braccio di Mohammed Ali. Basterebbe questo per lasciare la boxe dov’è.

Il sollevamento pesi alle Olimpiadi è come l’Orietta Berti di turno a Sanremo (il prossimo anno sarà Iva Zanicchi). Non ti interessa davvero vederla, ti annoia pure, ma sapere che c’è ti rassicura. Il pentathlon moderno è il più discutibile, è molto legato a una cultura guerresca (a Tokyo è stato anche maltrattato un cavallo), ma è lo sport inventato da De Coubertin in persona, il creatore delle Olimpiadi moderne. Thomas Bach, il presidente del Cio che sussurrava ai cinesi, ha deciso di uccidere il padre. Non col fioretto, ma impallinandolo. Truculento come un tiro al piccione.

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La diplomazia del ping Peng

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