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Parmelin e Berset durante la conferenza stampa a Berna
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01.12.21 - 05:30
Aggiornamento: 17:02

Il brusco risveglio nella storia infinita

Déjà vu: dopo aver temporeggiato ora Berna si dice pronta ad adottare nuove misure per contenere la diffusione del virus

Che la situazione stesse degenerando anche da noi era chiaro da almeno due settimane. I segnali di un netto peggioramento sul fronte epidemiologico arrivavano sia dall’interno, sia dai Paesi confinanti. C’era stato in primis il grido di allarme di Angela Merkel in Germania: “Qui la situazione è drammatica”, disse, per poi correre ai ripari con l’inasprimento delle misure tese a contenere la diffusione del virus. In parallelo l’Austria: anche lì, numeri di contagi e ricoveri schizzati alle stelle, tanto da rendere doveroso l’intervento del governo di Schallenberg che aveva decretato prima un lockdown per i non vaccinati – in seguito esteso a tutti –, e poi l’obbligatorietà del vaccino a partire da febbraio 2022. Pure la Francia e l’Italia si sono mosse con l’introduzione dei super Green pass e l’incremento della pressione sulle fasce di popolazione restie alla vaccinazione. In Svizzera invece a prevalere è stato l’attendismo del Consiglio federale.

Ieri abbiamo finalmente assistito al brusco risveglio del governo, un po’ alla Bill Murray nel ‘Giorno della marmotta’. Uno “shock” riconducibile alla nuova variante Omicron, secondo il presidente della Confederazione Guy Parmelin. Ora, alla luce delle misure messe in consultazione dal governo, la critica che si potrebbe rivolgere all’esecutivo appare scontata: era davvero opportuno aspettare così a lungo prima di riprendere in mano la situazione? Berna, nelle settimane precedenti, aveva cercato d’incoraggiare i Cantoni ad adottare singolarmente le misure che avessero ritenuto più adeguate, in base all’evoluzione della pandemia nella propria regione. Strategia che era stata contestata dai direttori cantonali della sanità, i quali chiedevano il ripristino della regia federale per fronteggiare questa nuova ondata.

Nei giorni che hanno preceduto il referendum andato in scena domenica scorsa, ciò che si poteva leggere tra le righe era la scarsa volontà del Consiglio federale di prendere nuove decisioni, in qualche modo impopolari, alla vigilia del voto sulla legge Covid. E ciò probabilmente a causa del timore di andare a sollecitare ulteriormente le sensibilità dei contrari alla gestione governativa della pandemia, mettendo a rischio l’esito della votazione. Tant’è che per motivi “strategici” si è perso un tempo che più avanti potrebbe risultare prezioso in termini di vite umane. Perché in fondo è questo il punto: le misure che ora Berna si dice pronta ad adottare (“misure molto meno rigide rispetto all’inverno scorso”, secondo il ministro della sanità Alain Berset), previa consultazione lampo con i Cantoni, non hanno altro scopo se non quello di preservare la salute della popolazione.

Resta il fatto che sono ormai quasi due anni che conviviamo con questo flagello. Stanchi di sentire parlare di varianti e restrizioni lo siamo tutti. Se la si pensa da un punto di vista storico, però, si tratta in realtà di un tempo piuttosto breve. Un giorno, stiamone certi, sui libri di scuola si racconterà di questo periodo particolare vissuto dall’umanità. Quello che sarebbe importante ricordarsi è che i nostri comportamenti odierni non solo aiuteranno a lasciarci la pandemia alle spalle. La nostra capacità (o meno) di agire responsabilmente, in quanto collettività, condizionerà anche il modello di società che andrà a configurarsi una volta che il coronavirus sarà soltanto un brutto ricordo. Purtroppo, le prospettive allo stato attuale sono poco rassicuranti.

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