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Mimmo Lucano (Facebook)
LA TRAVE NELL’OCCHIO
 
25.10.21 - 08:320

Ora sono pronto a vedere in manette Papa Francesco

La condanna di Mimmo Lucano è solo l’ultimo esempio di una giustizia sorda alla necessità di disubbidire, quando le leggi violano i diritti naturali

Mi dicono che le sentenze si commentano e non si giudicano: lo richiede il politicamente corretto. Dipende: spesso è la scappatoia per non pronunciarsi. È paradossale: invocato dai sessantottini come condanna di ogni pregiudizio, oggi il politicamente corretto è diventato lo strumento privilegiato delle destre fascistoidi. Qualche esempio. Condanni il razzismo? D’accordo, ma devi pure ascoltare gli argomenti di chi il razzismo lo promuove. La Shoah nelle scuole? Si può fare (lo dice la texana di fede trumpiana) ma pure i negazionisti devono sfilare in aula magna. E Liliana Segre perché insiste con gli orrori di Auschwitz a cui non crede il 20 per cento degli italiani? I fascisti picchiano e distruggono la sede sindacale a Roma e boia chi molla? Ma anche la sinistra ha i suoi peccati con falce e martello. I migranti sono brava gente da accogliere? Ma ascoltiamo pure quelli che li vogliono fuori perché contaminano la nostra identità.

Mi viene in mente Antonio Gramsci: dice di averci provato a mettersi nei panni degli avversari, ma i panni erano talmente sudici da costringerlo a rinunciare per troppo schifo. Concordo. Dilagano le idee ripugnanti e la greve ignoranza è una virtù coltivata. Ecco perché rivendico l’esercizio del politicamente scorretto: sono di parte e trascuro chi invoca il politicamente corretto per non prendere posizione.

La iniqua sentenza che condanna Mimmo Lucano, il sindaco dell’accoglienza e della dignità per tutti, è eticamente deprecabile e politicamente orientata. Non c’è niente da capire e tanto da denunciare. La pena poteva variare da 2 a 13 anni (dicono gli esperti): il giudice ha scelto il massimo, non si sa se per ottusità o per soddisfare convinzioni personali che non prevedono le attenuanti dei motivi onorevoli.

Diceva Bob Dylan: chi ruba una mela va in prigione, chi ruba un palazzo lo fanno re; vista la pena, i mafiosi hanno qualche vantaggio. Per Michela Murgia è da un fiocco di neve che cominciano tutte le valanghe: e Mimmo Lucano è diventato l’occasione da non perdere per criminalizzare i salvataggi umanitari, le Ong, le tante Carola Rackete che si ostinano a resistere. È la pericolosa criminalità umanitaria da far tacere e Mimmo Lucano fa parte della categoria ed è un esempio da non imitare.

Nel passato mi è capitato di scrivere di un caso simile, di violazione della legge per fini umanitari. Politici di varia estrazione hanno esibito in tono perentorio la locuzione latina ‘dura lex sed lex’: il buon cittadino deve obbedire, sempre e comunque, alla legge dello Stato. Contesto. Al di sopra del diritto positivo (quello fatto dalle leggi dello Stato e dei parlamenti), vi è la ragione: ci porta a pensare che vi sia una lex naturalis, una legge naturale, imprescrittibile e inalienabile, fatta di diritti uguali per tutti, a ogni latitudine.

Il buon cittadino ha quindi, per logica deduzione, il dovere di resistere alla legalità, quando questa viola i diritti naturali. Le leggi sullo schiavismo? E le norme razziali del 1938? Il massacro degli ebrei? I conculcamenti delle dittature ecc.? Chi dice che il buon cittadino è colui che ubbidisce alle leggi senza discutere giustifica ogni tipo di abuso. Quando ciò succede, la legge positiva da strumento di giustizia diventa occasione di ingiustizia. Mimmo ha violato le leggi dello Stato? Probabilmente sì – norme sull’immigrazione liberamente interpretate, disinvoltura amministrativa, qualche somma dirottata impropriamente, qualche matrimonio fuori norma, qualche appalto affrettato – ma non ha rubato: va sanzionato, ma i motivi umanitari e onorevoli debbono pesare. Di ciò tenne conto il giudice Mario Luvini quando nel 1974 scagionò Guido Rivoir dalle pesanti imputazioni sull’immigrazione cilena. Di ciò non tenne conto la giustizia svizzera che nel 1940 distrusse il comandante Paul Grüninger, che distorse la legge per salvare degli esseri umani. Di ciò non tenne conto il giudice di Locri.

Mimmo Lucano ha disobbedito alle leggi dello Stato, ma lo ha fatto per motivi onorevoli, per difendere la dignità dei migranti: quindi consideriamolo un cittadino disobbediente e non un criminale come insinua la sentenza. Per tirare le somme: l’obbedienza cieca e senza deroghe alle leggi non è affatto la virtù del buon cittadino. Non sempre le leggi positive sono giuste: quando sono sbagliate, il buon cittadino è tale se sa far prevalere il dovere della disobbedienza: non è facile e può costare caro. La cultura giuridica non ha ancora fatto proprio il pensiero di Aldo Moro: non si possono considerare reati “atti commessi con apparenza delittuosa ma che hanno invece il nobile scopo di garantire la libertà umana”. Il regista Wim Wenders riassume: “Ora sono pronto a vedere in manette Papa Francesco, non sarebbe meno ridicolo”.

Discorso visionario il mio? Non mi pare: è semplicemente lo specchio della cosiddetta democrazia critica che non sa che farsene dei cittadini troppo obbedienti, ligi alle leggi, supini e zitti, perché la legge è la legge e basta. Di fronte alla schifezza di certe politiche, a cui troppa gente obbedisce per deferenza interessata o pavidità, dovremmo cominciare a chiederci se il vero problema sia non la salutare disobbedienza ma piuttosto la troppa obbedienza. Erich Fromm: “L’uomo ha continuato a evolversi mediante atti di disobbedienza”. Merita attenta riflessione.

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