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06.10.21 - 05:30
Aggiornamento: 13:56
di Franco Zantonelli

Il giorno in cui l’industria elvetica ha perso il treno

Stadler Rail, per una firma contestata, ha visto svanire un contratto da tre miliardi di euro con le austriache Öbb, Una ritorsione da parte dell’Ue?

“Per un punto Martin perse la cappa”. È un vecchio proverbio che sottolinea come un errore, il più delle volte banale e non voluto, comporti conseguenze sovente ineluttabili. Ne sa qualcosa Stadler Rail, eccellenza svizzera in campo ferroviario nota in tutto il mondo, che per una firma contestata ha visto svanire un contratto da tre miliardi di euro con le Öbb, le ferrovie austriache. Un contratto che prevedeva la consegna di 186 treni regionali. Che è poi una delle specialità di Stadler Rail, la cui filiale ferroviaria di Valencia, in Spagna, ha fornito i nuovi treni della ferrovia Lugano-Ponte Tresa. In precedenza convogli analoghi, sempre fabbricati in Spagna, avevano preso la strada della Bolivia. A dimostrazione della rispettabilità imprenditoriale di cui gode il fabbricante svizzero.

Ci si può quindi chiedere quale impiccio abbia mandato all’aria la ricca commessa austriaca? Semplicemente una firma elettronica apposta al contratto da Stadler Rail. Una versione svizzera di una firma digitale che non avrebbe valore nell’Unione Europea. È mai possibile, vien da domandarsi, che un’azienda con 8’500 dipendenti e un fatturato di 2,1 miliardi di franchi, abituata a operare a livello planetario, inciampi in una gaffe del genere? Anche perché quella medesima firma elettronica, così almeno affermano i vertici di Stadler Rail, è già stata impiegata senza problemi a livello internazionale centinaia di volte. Eppure il Tribunale federale amministrativo austriaco vi ha individuato un errore formale, tanto da decidere di annullare il contratto.

E chi si aggiudicherà i tre miliardi di euro per la fornitura dei 186 treni regionali? La francese Alstom, altro colosso del settore ferroviario, ma soprattutto un’azienda di un Paese Ue. E questo mentre con l’Ue la Svizzera è ai ferri corti, dopo che il Consiglio federale, in maggio, ha fatto saltare il tavolo negoziale con la Commissione europea. Aggiungiamoci l’irritazione di Bruxelles in seguito alla decisione del Dipartimento della difesa di privilegiare, per il rinnovo dei caccia dell’esercito, gli F-35 statunitensi all’Eurofighter del consorzio europeo, offerto quasi su un piatto d’argento, carichiamo il tutto della stizza di Macron per l’accantonamento del Rafale di Dassault, e le illazioni circa una possibile ritorsione inferta a Stadler Rail per colpire l’industria elvetica nel suo complesso non ci paiono campate in aria. Diceva Andreotti che “a pensar male degli altri si fa peccato ma spesso ci si indovina”. Difficile dire se questo sia il caso ma, insomma, qualche interrogativo è legittimo porselo.

Stadler Rail, che al momento in cui il contratto è stato invalidato ha subito un contraccolpo in borsa, non l’ha comunque buttata in politica, il che avrebbe solo guastato ulteriormente le cose. Però ha fatto ricorso contro la decisione del Tribunale austriaco. In attesa dell’esito, quello che ha perso con Öbb lo ritrova in buona parte grazie alle Ffs e alla commessa da oltre due miliardi di franchi per la fornitura di 286 treni. Guarda caso, spuntandola sulla concorrenza di aziende Ue: l’onnipresente Alstom e la tedesca Siemens. In questo caso dubitiamo che il diavolo, sotto forma di qualche ricorso, ci metta la coda. I mercati dicono di no, visto che in giornata il titolo di Stadler Rail ha guadagnato oltre il 6%.

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