laRegione
fc-lugano-cambia-la-prospettiva-questa-e-vera-svolta
fotoservizio Ti-Press
+5
laR
 
19.08.21 - 05:30
Aggiornamento : 12:22

Fc Lugano: cambia la prospettiva, questa è vera svolta

Il progetto facente capo a Joe Mansueto sembra offrire garanzie molto solide: si aprono prospettive molto intriganti, per il club. Ma perdere Renzetti dispiace

Il contenuto di questo articolo è riservato agli abbonati.
Per visualizzarlo esegui il login

Al netto delle buone sensazioni circa la nuova proprietà, sulla cui serietà e “potenza di fuoco” non ci sono dubbi, l’idea che il Football Club Lugano possa separarsi dal suo presidente – ci sia concesso – genera un po’ di malinconia. Mitigata, appunto, da un progetto serio e ben strutturato che svelerà la propria efficacia più avanti, ma pur sempre presente. Per quel senso di sicurezza che Angelo Renzetti è sempre riuscito a dare. A squadra, collaboratori, dipendenti, addetti ai lavori, tifosi. Che fosse lui, a tutela e a difesa del fortino bianconero, ha sempre avuto un effetto rassicurante, pur sapendo bene a quali e quante difficoltà andasse incontro per tenere in piedi la baracca.

Angelo Renzetti si è dimostrato un compagno di viaggio affidabile e gradevole. Perderlo, pur comprendendo bene le ragioni di un suo disimpegno, significa lasciare certezze consolidate e una visione di calcio un po’ romantica – ancorché umorale e quindi soggetta a sbalzi non sempre costruttivi – che ha regalato per molti anni alla Lugano ancora appassionata di calcio e al Ticino in generale una realtà con radici ben piantate nel territorio, nel tessuto sociale in cui agisce. Una società con la quale lavorare e collaborare è risultato piuttosto facile, proprio per la vicinanza e la familiarità di un ambiente con cui non è stato complicato identificarsi, da parte di chi lo ha frequentato.

Il Lugano di Angelo Renzetti è stato un capolavoro (fa un certo effetto scriverne usando il passato prossimo) di gestione, di amministrazione, di passione calcistica riversata da un dirigente atipico, sfiancato da oltre un decennio di potere quasi assoluto. Di appelli alla piazza affinché venisse affiancato, puntualmente disattesi. Fino a non poterne più, fino a essere costretto a cedere il timone.

Ha fatto passi avanti incredibili, il Lugano di Renzetti, sul piano dell’organizzazione e della professionalità, criteri del resto imposti dalla Lega per restare al passo della Super League. Ora, però, siamo alla resa dei conti. O meglio, a una vera e propria svolta, fors’anche doverosa. Siamo giunti alla fine di una lunga parentesi che non esitiamo a definire straordinaria, per i successi ottenuti (non solo in ambito sportivo). Riconosciamo a chi subentra un profilo di alto livello, la migliore garanzia affinché la storia bianconera possa proseguire e, chissà, addirittura arricchirsi di qualche capitolo prestigioso che con il vecchio corso le sarebbe stato precluso. Non certo per mancanza di volontà, al contrario, bensì di mezzi. Economici, in primis.

L’asticella si alza, la sensazione è che ne vedremo delle belle. Muta la prospettiva del club, che entra in una dimensione completamente nuova, forte di una struttura oltremodo professionale grazie alla quale puntellare quanto di buono è stato fatto in anni in cui si è giocoforza cercato di sopravvivere, pur continuando a evolvere. In virtù di un basso profilo che fa posto a una visione strategica, economica e aziendale di alto lignaggio.

La diffidenza che solitamente accompagna le nuove avventure, quelle che un po’ di incognite le portano con sé, cede il passo a una sensazione gradevole, come di “ben fatto, Lugano”. Non è poco, per cominciare. Caro Angelo, sai che hai ragione? Ne hai ottenute tante, su più fronti, ma questa è davvero la tua vittoria più bella.

Seleziona il tag per leggere articoli con lo stesso tema:
angelo renzetti fc lugano georg heitz joe mansueto martin blaser
Guarda tutte le 9 immagini
Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
1 gior
Viaggio nell’arena (flatulente) della Rai
La decisione del direttore generale della tv di Stato italiana di separare i talk show dall’informazione ha sollevato una mezza rivolta
L’ANALISI
1 gior
Non è la panacea, ma proviamoci
La Sfl ha approvato il nuovo format della Super League: 12 squadre e playoff
Commento
1 gior
Il disagio psichico e il circo Barnum dei social
Un tempo erano donne barbute e nani ad attrarre la gente nei circhi, oggi il disagio psichico esposto impietosamente attira i click degli utenti del web
Commento
2 gior
Schröder, poltrone come matrioske
I tedeschi gli chiedono di mollare i suoi incarichi russi e lui ne fa spuntare altri. Il vizio tropical-mediterraneo della sedia incollata non ha confini
Commento
3 gior
L’eterno declino degli Usa
La strage razzista di Buffalo è l’ennesimo, tragico sintomo di un Paese diviso, le cui fratture interne sono speculari alla potenza militare
Commento
3 gior
Il Vescovo di Lugano e il vasetto (vuoto) di marmellata
Il prete del Mendrisiotto, fermato ubriaco e con precedenti accuse di molestie, ci porta a riflettere sul binomio superato di misericordia e giustizia
Commento
4 gior
TiSin, la Lega e l’arte della fuga
I granconsiglieri Aldi e Bignasca abbandonano il sindacato giallo che ha cercato di aggirare la legge sul salario minimo. Eppure molti minimizzavano
Commento
5 gior
Matignon: trent’anni dopo, una donna
Donna, autorevole, di sinistra e di sensibilità ambientale: Élisabeth Borne è la nuova prima ministra francese
Commento
6 gior
Lo Stato e la diligenza del buon padre di famiglia
La retorica della destra è riuscita a fare breccia: il pareggio nei conti pubblici andrà raggiunto entro la fine del 2025
Commento
1 sett
A braccetto con Erdogan, pur di avere ragione
Siamo disposti a tutto pur di confermare le nostre tesi, perfino di accompagnarci a Erdogan che impallina i nuovi ingressi Nato per proprio tornaconto
© Regiopress, All rights reserved