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03.08.21 - 05:40
Aggiornamento: 14:39

Lugano meritava un Primo agosto migliore

Tutti concordi: domenica sera è stato un brutto spettacolo. Di chi è la responsabilità? Di certo, il Municipio aveva diverse alternative migliori sul tavolo

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Momenti di tensione che si sarebbero potuti - facilmente - evitare (Ti-Press)

Col senno di poi siamo tutti professori. Ma il brutto spettacolo al quale abbiamo assistito domenica sera in piazza della Riforma a Lugano non può passare senza una riflessione a posteriori. Non è neanche semplice restare razionali nel farlo: è tanto il dispiacere per essere scivolati nell’arco di pochi anni da allocuzioni di grande caratura e inclusività pronunciate da Doris Leuthard o Ignazio Cassis a una piccola arena infuocata, che nulla ha a che fare con lo spirito del Primo agosto.

Alternative ce n’erano

Lugano quei fischi, e quel discorso politicizzato con troppi riferimenti a chi ha fischiato e chi no nella storia svizzera, non se li meritava. Come tutti sta vivendo da un anno e mezzo nella precarietà causata dalla pandemia; più di altri è reduce da un luglio difficile per via di un maltempo che ha dato poca tregua; come nessuno in Ticino ha assistito a due campagne elettorali particolarmente accese, con il colpo di coda dell’arcinota demolizione dell’ex Macello finita sui tavoli di Ministero pubblico e Sezione enti locali. Tensione e stanchezza sono tante: quella scena si doveva e si poteva evitare. C’era modo di farlo. E neanche tanto difficile: il discorso della Festa nazionale avrebbe benissimo potuto non tenerlo un municipale. Non sarebbe stata la prima volta e mai come quest’anno sarebbe stato giustificabile. Ospiti politici, di qualsiasi orientamento, ce ne sono potenzialmente a bizzeffe. Un discorso pronunciato non da un politico sarebbe stato evidentemente meglio visto il contesto. E se poi si voleva proprio un politico locale, c’è una giovane prima cittadina che ben avrebbe potuto rappresentare il 50esimo del diritto di voto alle donne.

Un’occasione persa

E invece no. Il Municipio ha perso l’occasione per iniziare, dopo mesi di altissima tensione, ad abbassare i toni. Non si dialoga parlando di dialogo, contano i fatti. Eppure segnali che sarebbe potuta finire male ce n’erano: ai malumori espressi da taluni dopo che è stato svelato il programma della cerimonia si è aggiunto venerdì scorso l’appello a presentarsi in piazza per fischiare il Municipio. E non si può nemmeno credere che non vi sia consapevolezza nell’esecutivo che la situazione sia particolare. D’altra parte, non si può pensare a una leggerezza. Un’altra?

Quale maggioranza?

L’unica conclusione possibile purtroppo è che quindi quanto successo sia stato, se non proprio cercato, quantomeno passivamente voluto anche da chi la serata l’ha organizzata. E allora ci si chiede: perché? E siamo proprio sicuri che questa linea dura paghi? I risultati delle ultime elezioni comunali qualche dubbio lo pongono. Ma il punto forse è proprio qui. Sembra quasi che il clima di tensione fra tifoserie lo si voglia. E quindi si parla di maggioranze e minoranze. Ma in molti quella sera in entrambi gli schieramenti non hanno né fischiato né applaudito. Ci sono i turisti disorientati scappati a causa della confusione. I tanti né pro né contro Molino ma turbati da quanto accaduto la notte fra il 29 e il 30 maggio: queste sono le maggioranze. Il Municipio di Lugano detiene una responsabilità istituzionale. Dimostri allora più buon senso per il bene della collettività quando si tratta di prendere decisioni. Essere super partes non è forse compito di un esecutivo, che tutti ci rappresenta anche se non gli piacciamo e anche se ci permettiamo – scusateci se facciamo il nostro mestiere, vien quasi da dire – di criticare?

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