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14.07.21 - 05:300
Aggiornamento : 11:22

La radio non l’ha detto, quindi ci credo

Al parco giochi una mamma mi conquista con le sue certezze: si tratta con tutta evidenza di un complotto su scala mondiale

Per il dottor Pezzoli prima di tutto viene l’informazione, in base alla quale si possono prendere determinate decisioni (laRegione, 5 luglio). Ad esempio sostenere o meno un dodicenne nell’intento di vaccinarsi (mosso da timore, senso civico o delle ferie al mare). Del resto, un umano informato è un umano consapevole, un umano consapevole è un umano ragionevole; che fa la cosa migliore, o almeno evita la peggiore. Se questa è la premessa, possiamo assecondare il più spontaneo ottimismo, rassicurati da una realtà che, in virtù di generose dosi quotidiane di informazione, ha bandito superstizioni e credulità di varia natura. Sono lontani i tempi di quelle mamme addomesticate all’istante da un “l’ha detto la radio” o “c’è scritto sul giornale”.

Oggi – liberatisi finalmente dalla soggezione ad ogni forma di autorità, politica o culturale – parenti di ogni età e grado s’informano su vettori diversificati, preferibilmente non istituzionali, non tradizionali, non asserviti ai poteri che vorrebbero regolare i nostri destini. Come capitani coraggiosi nell’oceano 2.0, sfuggono ogni manipolazione, avvistando qualsivoglia notizia ficcante con l’occhio lungo del più scafato fra i mozzi. Dopotutto, in questa realtà liquida, i nostri ragazzi necessitano di riferimenti affidabili, grazie ai quali aggirare le insidie che stanno là fuori; e che solo una famiglia informata – a dispetto delle storture di politica, scuola e scienza – può elargire. Per accertarsi di questo mutamento socio-culturale non è d’obbligo salpare sui social. Basta uscire di casa.

Alla bottega in città la cassiera con un orecchio segue un’esotica emissione radiofonica sull’intricata geopolitica odierna. Alla mia cordiale manifestazione d’interesse, condita di un vago riferimento al nuovo presidente Usa, mi chiarisce subito di non nutrire alcuna fiducia in Joe Biden. Del resto, mi spiega paziente quanto persuasiva, è chiaro che non è in grado di intendere e di volere. Difatti non si vede mai in giro: dov’è? D’istinto mi vien da guardarmi attorno. Ma evito l’altra ingenuità, azzardare che se un politico non si vede o non si sente troppo, forse è buon segno; sta lavorando.

Alla scuola di musica, ripercorse le restrizioni con cui si è dovuto misurare, un maestro preferisce non aggiungere altro, che ormai c’è da stare attenti a cosa si dice e a chi lo si dice. Eppure, insomma, si potrebbe discutere di alcune decisioni piovute dall’alto, e anche dei media, che forse i dati diffusi non sono proprio affidabili, perché la mortalità del Covid non lo dice nessuno ma è inferiore a quella dell’influenza stagionale. E allora, di cosa stiamo parlando?! In effetti, non saprei.

Al parco giochi una mamma mi conquista con le sue certezze: si tratta di un complotto su scala mondiale, volto a foraggiare l’industria farmaceutica, dietro cui guarda caso c’è un Bill Gates (evidentemente informato da decenni, mi vien da arguire, fin dal concepimento della sua fondazione “filantropica”, alla faccia di chi ha smantellato il comparto vaccini). Un complotto così fine che, per soggiogare le coscienze, si avvale di vaccini non solo futuristici, ma pure funzionanti. In piazza, però, una giovane nonna dice di no: ha buoni motivi per sospettare che il vaccino costituisca l’ultima tappa (per ora?) di un processo il cui fine è il completo controllo su di noi.

Vorrei esortarla a scriverlo su Facebook. Ma mi rassicuro subito; con tutta probabilità, nell’interesse dell’informazione, dei suoi nipoti e di tutti noi, lo ha già fatto.

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