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10.07.21 - 05:30

I Ferragnez contro tutti, ma chi influenza gli influencer?

Lo scontro tra Fedez e Matteo Renzi non è solo parte di un dibattito inconcludente, ma solleva il tema della trasparenza che riguarda politici, giornalisti e influencer

di Ivo Silvestro
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Fedez e Ferragni (Keystone)

Il dibattito italiano sul cosiddetto ddl Zan – una proposta di legge analoga alle norme contro la discriminazione sull’orientamento sessuale approvate in Svizzera oltre un anno fa – nella sua inconcludenza si sta rivelando più interessante del previsto.

Dell’effettiva tutela di omosessuali e persone transgender praticamente non si cura più nessuno: la preoccupazione principale pare essere quella di mettersi in mostra, di farsi pubblicamente riconoscere come il miglior paladino – a seconda dei casi – della tradizione, della politica responsabile, delle minoranze o del progresso. Con una strategia efficace, quantomeno nel mandare in vacca la discussione: spararla sempre più grossa.

Uno degli ultimi episodi di questo grottesco spettacolo l’hanno offerto il cantante-influencer Fedez – rimasto orfano della ben più capace moglie Chiara Ferragni impegnata a Cannes – e il leader di ItaliaViva Matteo Renzi. Quando il secondo, per riuscire a far approvare il testo al Senato, si è impegnato in un compromesso, ovviamente al ribasso, con la destra di Matteo Salvini, è stato criticato prima da Ferragni e poi da Fedez che ha anche improvvisato un dibattito politico sul tema, mostrando peraltro di non conoscerlo proprio benissimo. Renzi ha risposto che “la politica si misura sulla capacità di cambiare le cose, non di prendere i like”.

Stefano Feltri, direttore del quotidiano Domani – e nessuna parentela con gli altri due Feltri del giornalismo italiano –, ha osservato una circostanza curiosa: se facciamo una stima dei follower di Ferragni e Fedez arriviamo a circa 30 milioni di persone, mentre quelle che vanno a messa una volta a settimana sono meno della metà. La metrica è quello che è – la maggioranza dei post dei due influencer si ferma a una frazione di quei 30 milioni e il peso della Chiesa cattolica non si limita alle prediche domenicali –, ma Feltri tocca un punto importante: ci si preoccupa tanto dell’ingerenza delle autorità ecclesiastiche, ma è “un problema assai superato rispetto all’ingerenza dei Ferragnez”.

Certo, il quotidiano Domani vende, tra digitale e cartaceo, sulle 22mila copie e si potrebbe quindi liquidare questa critica come una battaglia di retroguardia, forse addirittura dettata dall’invidia per chi sa come usare i nuovi media. Ma Feltri in realtà guarda avanti e punta il dito sulla scarsa trasparenza del lavoro degli influencer. Perché è un lavoro, una forma di marketing molto redditizia. Fedez e Ferragni sono legati ad Amazon: avremo mai una difesa dei diritti dei lavoratori della logistica? E avremmo ancora queste difese dei diritti Lgbt, se la loro immagine dipendesse dalla popolarità in Paesi meno aperti verso i diritti degli omosessuali?

Va detto che Feltri si mostra ingenuo, quando afferma che questi meccanismi non riguardano politici e giornalisti: proprio nei giorni scorsi è stato presentato un esposto contro il Corriere della Sera per pubblicità mascherata da giornalismo. Il problema tuttavia rimane e ne va della qualità del dibattito pubblico. Che certamente ha bisogno anche delle voci di Chiara Ferragni, di Fedez e in generale degli influencer – nessuno vuole impedir loro di occuparsi di temi sociali e politici –, ma ancora di più ha bisogno di trasparenza, di conoscere gli interessi, economici e non solo, che potrebbero influenzare politici, giornalisti e anche influencer.

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