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07.07.21 - 05:30
Aggiornamento: 12:35

I primi della classe, la Hunziker e la concretezza che non c'è

C’è chi dal ‘Gruppo strategico per il rilancio del paese’ si aspettava una sorta di ‘Piano Marshall’ nostrano. Ci si sbagliava

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Una ripresa a fuoco lento (Ti-Press)

Se alla fine di una conferenza stampa del Dfe ciò che riporti in redazione è una voluminosa cartella di documenti con tante parole e poche cifre, vuol dire che qualcosa non è andato per il verso giusto.

Saremo pure “i primi della classe”, come ha più volte sottolineato ieri il professor Mauro Baranzini (un ragionamento che tra l’altro varrà sì per la Svizzera, un po’ meno per il Ticino). Ma dai più bravi ci si poteva attendere qualcosa in più. C’è chi in effetti, noi compresi, dal ‘Gruppo strategico per il rilancio del Paese’ si aspettava una sorta di ‘Piano Marshall’ nostrano. Ci si sbagliava. Forse perché ad aprile 2020, quando è stato istituito, non abbiamo capito quale fosse lo scopo del gruppo capitanato dal consigliere di Stato Christian Vitta. Oppure perché nel frattempo la situazione è cambiata e il gruppo l’ha vista lunga: dopo una ventina d’incontri in cui si è occupato di “monitorare l’evoluzione della congiuntura” è arrivato alla conclusione che, dati alla mano, non c’era alcuna congiuntura sulla quale dover intervenire.

Il tavolo di lavoro che ha visto riuniti politici, economisti, parti sociali e qualche ospite illustre, dopo quindici mesi di analisi e discussione, ha partorito una lunga serie di raccomandazioni che vanno, tutto sommato, ad iscriversi nel contesto della trasformazione economica che il Cantone sta già affrontando da tempo. Una strategia definita a grandi linee nel lontano 2015 – quando di pandemia si parlava solo nei film di fantascienza – e che ora, secondo le autorità, necessita soltanto di una qualche rinfrescata.

Quindi nessun piano massiccio d’investimento in settori strategici dell’economia, neanche uno o più programmi occupazionali mirati per le fasce più fragili (giovanissimi e over 50) del mondo del lavoro. Secondo Vitta non c’è bisogno di alcuna “rivoluzione”, ma semplicemente di continuare sulla via tracciata da determinate politiche strutturali che permettano allo Stato di “accompagnare la fase di ripresa”. Al resto penserà poi il mercato, bastava aggiungere.

Tanto, anche sul piano della fiscalità siamo piuttosto pronti. Perché non sottolineare, a questo punto, la lungimiranza della riforma cantonale approvata nel 2019? Se tutto va come previsto, per il 2025 saremo intorno alla famigerata aliquota del 15% voluta dal G20.

Se c’è una cosa che comunque va riconosciuta a Christian Vitta è di essere un ministro piuttosto fortunato. Come quando qualche mese fa annunciò l’estensione degli aiuti per i casi di rigore e qualche ora dopo gli arrivò dalla Banca Nazionale una cinquantina di milioni “inattesi”.

“Serve maggiore concretezza”, ci dirà Stefano Modenini, direttore dell’Aiti, a proposito della presentazione del Gruppo per il rilancio del Paese. Non ha tutti i torti. C’è poi quella frase che una volta all’università ho sentito dire a un prof di storia sociale: “Va bene se c’è qualcuno che è il più bravo della classe, ma di ciò non ci si fa nulla. L’importante è capire quali responsabilità è pronto ad assumersi in quanto tale”.

Certo, non si può nemmeno dire di essere usciti da Palazzo delle Orsoline a mani vuote: durante il suo intervento il direttore del Dfe ha anticipato che Michelle Hunziker sarà uno dei nuovi volti della campagna di promozione turistica della Svizzera.

Buon viso a cattivo gioco.

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