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15.05.21 - 05:30

Riscaldamento globale, il compromesso del doppio binario

Sul clima il tempo stringe e i piccoli passi possono portare avanti: scioperare per il futuro sì, ma anche sostenere la nuova legge sul Co2

di Fabio Dozio
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Altro che mascherina (Ti-Press)

C’è una cosa che il capitalismo non è ancora riuscito a far pagare, pur essendo utilizzata da tutta l’umanità. Un miscuglio gassoso di azoto, ossigeno e altri gas. Si tratta dell’aria che respiriamo, l’atmosfera terrestre, necessaria alla sopravvivenza di tutti gli abitanti del pianeta. Chissà, forse è maltrattata dall’uomo proprio perché non è mercificabile.

La qualità dell’aria si ripercuote, come ormai la maggioranza degli scienziati ammette, sul riscaldamento climatico, che rischia di mettere in pericolo il pianeta.

Che fare? In Svizzera ci sono due date che offrono possibili risposte politiche al tema del cambiamento climatico.

Il 21 maggio è la giornata dello Sciopero per il Futuro, con le manifestazioni organizzate da Sciopero per il clima, il movimento che da anni mobilita i giovani. Il manifesto della giornata è molto radicale e chiede, sostanzialmente, un cambiamento di sistema, non solo per quanto riguarda la svolta ambientale ed ecologica, ma anche sociale ed economica. I promotori affermano: “Prendiamo il futuro nelle nostre mani e portiamo le nostre richieste nelle strade. Ci rifiutiamo di aspettare ancora le risposte del governo: la crisi climatica è globale e non conosce confini... Nemmeno noi! Ecco perché solidarizziamo con i movimenti ecosocialisti di tutto il pianeta e lottiamo insieme per un futuro per tutt* degno di essere vissuto!”

Il 13 giugno i cittadini svizzeri sono chiamati alle urne per decidere se approvare la nuova legge sul CO2. Obiettivo della norma è la riduzione del 50% delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2030, rispetto ai valori del 1990. Come? Con un aumento delle tasse sui combustibili fossili e sui voli aerei. Le tasse raccolte verranno redistribuite alla popolazione, con deduzioni sui premi delle casse malati, alle imprese e al Fondo per il clima. La legge è combattutta dai settori del petrolio e dell’auto e dall’Unione democratica di centro, da alcune sezioni – soprattutto romande – di Sciopero per il clima e dall’estrema sinistra.

La legge sul CO2 non è priva di lacune. Per esempio, non contempla interventi sul settore finanziario, responsabile di inquinamenti significativi. Chiede di dimezzare l’inquinamento entro il 2030, quando ormai molti scienziati del mondo intero ritengono che i valori debbano essere azzerati. Anche in ambito climatico, come per la pandemia, gli scienziati parlano al vento e i politici sono condizionati dalle lobby economiche.

La legge è sicuramente carente, ma è il risultato di un compromesso dopo tre anni di dibattiti. La prima versione era stata affossata sia dall’Unione democratica di centro che dal Partito socialista. Ora il Parlamento propone questo progetto che va nella direzione giusta, anche se molto timidamente.

Che fare? La posizione più efficace sembra quella scelta da Sciopero per il clima Ticino, assieme alla maggioranza delle sezioni svizzere. Vale a dire: scioperare per il futuro, come previsto il 21 maggio, mantenendo viva la mobilitazione nel Paese, anche fondando gruppi locali nei quartieri, al lavoro e a scuola. Puntare a un cambiamento di sistema ma, contemporaneamente, sostenere la nuova legge sul CO2 il 13 giugno.

Un compromesso, sì: tra movimento della società civile e politica nelle istituzioni. Un doppio binario perché sul clima il tempo stringe e i piccoli passi possono portare avanti. Un compromesso movimentista, degno di attenzione.

 

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