laRegione
laR
 
22.04.21 - 05:30
Aggiornamento: 15:20

Il calcio dei leoni e degli Agnelli

La Superlega è finita in 48 ore e quel che resta del calcio è salvo. Possiamo ancora provare l’unica gioia rimasta: vedere gli ultimi che battono gli arroganti.

il-calcio-dei-leoni-e-degli-agnelli
‘Eppure ci dev'essere un modo per vincere una coppa...’ (Keystone)

“È stato giusto giocare, è stato giusto vincere” fu una frase che a qualcuno cambiò la prospettiva del calcio. Era il 26 maggio del 1985. Ma non è da qui che vogliamo cominciare. Cominciamo da Salvatore, emigrato in Scozia dal sud Italia prima di trasferirsi ad Highbury, quartiere di Londra. Orgogliosamente meridionale, orgogliosamente scozzese, spietato nel suo misto di lingue, concluse i suoi giorni da ex imbianchino a due passi dallo stadio dell’Arsenal, nella tipica casetta a schiera su due piani, con la moquette blu oltremare, la tappezzeria beige a rombi e un profumo di curry che entrava e usciva dalle finestre. “Ho imbiancato tutta un’ala del f***** Buckingham Palace, you know? Sorry, è meglio che stia zitto”. Lì, in quella casa di Highbury, una sera del Duemila e qualcosa, Salvatore tirò fuori da una scatola un vecchio ritaglio di giornale: ‘I leoni di Highbury’, c’era scritto. “Ho fatto una copia per te. Io quel giorno c’ero”. Quel giorno era il 14 novembre 1934 e la nazionale italiana fresca vincitrice della Coppa Rimet aveva accettato, previo ok del Duce, l’invito della nazionale dei Tre leoni, gli inglesi autoproclamatisi ‘Inventori del calcio’ che ai Mondiali, per superiorità di razza (calcistica) nemmeno ci avevano mai messo piede. “Erano sicuri che ci avrebbero fatti a pezzi”, ricordava Salvatore. E invece, nel vecchio Arsenal Stadium, undici volonterosi del pallone diedero del filo da torcere agli intoccabili del football: Inghilterra-Italia 3-2, o anche ‘La Battaglia di Highbury’. Per Il Littoriale, più tardi Corriere dello Sport, la “vittoriosa sconfitta”.

Mercoledì 21 aprile 2021. Per 48 ore, il tempo di quelle idee che durano due giorni (tipo “da domani sono a dieta”), la Superlega, il sogno dei nuovi intoccabili del football – quelli che “se mi picchi lo dico a mio zio che è il padrone del condominio” e “invece io lo dico a mio nonno che è il padrone di tutto l’universo” – è svanito. Il campionato di calcio dei ricchi tanto voluto da Andrea Agnelli – presidente della Juventus che quest’anno ha perso in casa col Benevento – e da Florentino Perez – presidente del Real Madrid che quest’anno è stato eliminato dalla Coppa di Spagna dall’Alcoyano, squadra di serie C – è naufragato prima del fischio d’inizio. Il calcio è salvo, si dice. Grazie anche ai tifosi, che ai sogni di gloria – forse per timore di sborsare di tasca propria, forse per quella sportività che sugli spalti, almeno quelli inglesi, esiste ancora – hanno anteposto la dignità. Il calcio è salvo e potremo ancora provare l’unica gioia rimasta a noi che di tattica non capiamo nulla, e cioè vedere Davide che batte Golia. E quindi le Coree che eliminano l’Italia, il Senegal che batte la Francia Campione del mondo, il Camerun che batte l’Argentina Campione del mondo, la Grecia che batte il Portogallo quasi Campione d’Europa, la Svizzera che quasi batte l’Argentina e tutto l’imprevedibile per il quale ha senso vivere. Nel marzo del 1983 Andrea Agnelli aveva 8 anni, non può ricordarsi di quando la squadra di cui oggi è presidente sbancò il Villa Park. Un’italiana che vinceva in Inghilterra: roba da Leoni di Highbury.

Ma il calcio, per noi che di tattica non capiamo nulla, era già morto quando “simulazione” era diventato “andare a cercarsi il fallo” e altre moderne manipolazioni lessicali. Il calcio, in verità, per qualcuno è morto il 25 maggio del 1985 a Bruxelles, 39 vittime e un rigore inesistente. Il giorno dopo chiesero a Gianni Agnelli se non sarebbe stato il caso di rigiocarla quella coppa che ai tifosi juventini non sarebbe mai interessata. “È stato giusto giocare, è stato giusto vincere”, rispose l’Avvocato, alla faccia della sportività. Agnelli, il cognome è quello. Un senso ci dev’essere.

Leggi anche:

Le squadre italiane si ritirano dalla Super Lega, non dall'idea

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Opinioni
Commento
8 ore
Plr, la candidatura di Alessandra Gianella è un guanto di sfida
Una lista forte da parte liberale radicale è uno sprone per tutte le forze politiche, perché la crisi morde e fuori dal Palazzo i timori si moltiplicano
Commento
1 gior
Troppe segnalazioni cadute nel vuoto: serve un filo diretto
Ex direttore delle Medie arrestato e molti altri casi di disagio: perché non pensare a un numero WhatsApp per gli allievi?
Commento
1 gior
L’ingrato compito di doversi accollare i costi della crisi
Senza i milioni della Bns il Preventivo 2023 del Cantone balla male: tuttavia il contesto richiederebbe un’azione agli antipodi da parte dello Stato
Commento
2 gior
Referendum grotteschi, ‘cristallini’ esempi di democrazia
Messa in scena perfetta per un leader militarmente alle strette, dopo aver sperato di occupare la capitale nemica con un blitz di una manciata di giorni
Commento
4 gior
L’arte della supercazzola, dal Mascetti a TiSin
L’associazione padronale Ticino Manufacturing si sfila dalle sue stesse oscenità, con un comunicato piuttosto surreale
Commento
4 gior
Ueli Maurer, lo statista riluttante
Da artefice dell’ascesa dell’Udc a consigliere federale e rispettato ‘tesoriere’. Il suo ritiro chiude un cambio generazionale nel primo partito svizzero.
Commento
5 gior
Quando la bomba scoppia in mano all’artificiere
Tutti i non sentito dire dei piani alti dell’amministrazione cantonale: dall’ex funzionario del Dss al direttore di scuola media
Commento
6 gior
La rivoluzione contro il velo
Le donne in piazza con coraggio dopo la morte di Mahsa Amini, colpevole di avere un hijab messo male. Il regime però ha risposto con il pugno duro
Commento
1 sett
Cassa malati, sogno (o chimera) di un pomeriggio autunnale
L’annuncio dei premi 2023 è senz’altro un brutto risveglio. Abbondano le motivazioni che spiegano la stangata, mancano le soluzioni
Commento
1 sett
Con la candidatura di Marchesi, a destra parte la bagarre
Se il presidente Udc verrà eletto in governo, sarà a scapito di un seggio leghista. La Lega dovrà difendersi anche dagli ‘amici’, che però corrono veloce
© Regiopress, All rights reserved