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31.03.21 - 05:30
Aggiornamento: 17:14

Gli umarell del Canale di Suez

Tutti virologi e Ct della Nazionale sui social, ma il cantiere virtuale andato in scena in Egitto era troppo ghiotto per non dire agli esperti cosa fare

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Uno dei tanti meme apparsi sui social (Twitter)

Gli umarell del Canale di Suez non si scomodano nemmeno ad andare sul posto. Una volta almeno si faceva la fatica di togliersi il pigiama, mettere addosso qualcosa di decente, uscire di casa, comprare il pane o il giornale – tanto per avere una scusa – e raggiungere il luogo di lavoro, degli altri. Un’occhiata al cantiere e via: “No, non puoi usare un escavatore lì, ai miei tempi buttavamo prima le bombe a mano e poi di fino con il becco di un tucano vivo”. Cose così, e questa non è nemmeno la più strana che potreste aver sentito.

Oggi invece bastano una tastiera e una connessione internet. Capire i video, le foto e le notizie che arrivano o azzeccare la giusta sequenza di lettere – in messaggi social scritti con la stessa sicumera delle Tavole della legge e lo stesso linguaggio del somaro della classe – non è più richiesto.

Siamo tutti virologi, da un annetto a questa parte, e ct della Nazionale in servizio permanente più o meno dalla nascita. Questo si sa. D’altronde, studi accurati fatti da non so chi e che ho trovato su una pagina a caso di internet dicono che le prime parole che impariamo a dire sono “mamma”, “papà”, “pappa” e “fai entrare una punta”. Siamo stati tutti detective newyorchesi con la paura del sangue, esperti di terrorismo ceceno che non sanno dov’è la Cecenia e chef raffinati che zuccherano l’acqua della pasta davanti all’ultimo talent di cucina. Ma l’occasione di vestire i panni di un ingegnere navale è stata troppo ghiotta. Come se l'umarell in libera uscita col sacchetto del pane trovasse all’improvviso dietro la staccionata gli egizi che costruiscono la Piramide di Cheope al posto dei due operai scocciati alle prese con il solito marciapiede.

La nave incagliata a Suez è un moltiplicatore di stupidità applicata, perché navigare è un affare maledettamente complicato, un canale di più e quello di Suez di più ancora. Trattare l’incagliamento della portacontainer Ever Given come quella volta che la Panda della vicina maldestra ha bloccato il vialetto di zia Mariuccia non ha senso. Eppure. Succede così che sui social, assieme ai meme più o meno spiritosi, un gruppo di lettori di un giornale italiano con una redazione specializzata in affari marittimi inizia a criticare ogni articolo sulle operazioni di recupero scritto con l’ausilio di chi gli interventi di recupero li fa, arrivando a mettere in dubbio perfino una cosa ovvia e facilmente verificabile come il nome della nave che ha fatto il giro del mondo mentre la nave restava bloccata.  “Sulla fiancata c’è scritto Evergreen e tutti continuano a chiamarla Ever Given. Ha iniziato un giornalista che non sa leggere e tutti gli altri dietro come pecore”. Bene, bravo, bis. Like, applausi.

L’intervento di un moderatore, che ha provato a chiarire che quell’enorme scritta sul lato dello scafo è il nome della compagnia e non della nave, è finito nel mare magnum dei commenti. E la spiegazione è rimasta incagliata in mezzo ai messaggi di chi una spiegazione non la cerca e non la vuole: perché sa già tutto e perché, se mai ascoltasse, capirebbe che avrebbe ben poco da parlare. E quindi? Si chiede scusa? No. Si cancella tutto e si riparte verso un altro cantiere virtuale. Perché quando a incagliarsi è la nostra ignoranza, le alternative alla fine sono sempre due: fermarsi e ascoltare chi ne sa di più. Oppure, che è molto più facile, cambiare canale.

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