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La scuola e il giornale hanno alcune cose in comune (Ti-Press)
Quotidiano in classe
29.03.21 - 07:260
Aggiornamento : 17:23

La carta ha un suo spessore (e anche un suo profumo)

Un breve racconto per l'avvio di una nuova stagione del 'Quotidiano in classe' nelle scuole. Ragazzi: godetevi il giornale

Bambini delle elementari, accomodatevi. Ragazzi delle medie, concedetemi cinque minuti della vostra attenzione. Per favore. Vorrei raccontarvi una storia. Sarà breve (giuro).

Da piccolo ero uno di quei bambini che si svegliava presto la mattina. Dalle mie parti le trasmissioni tv cominciavano soltanto verso le dieci. Prima vedevi solo uno schermo con delle strisce colorate e un orologio in mezzo che ti faceva capire quanto mancava all’inizio dei cartoni animati. Non sono così vecchio, ma ovviamente quando ero bambino non c’erano tablet, Nintendo, cellulari né tantomeno Netflix. Sapete cosa facevo quelle due o tre ore mentre a casa mia tutti dormivano? Leggevo il giornale. Davvero. Iniziavo da dietro, dalle pagine sportive. Anzi, tante volte leggevo soltanto le pagine di sport e basta. Tante altre invece, un po’ perché sulla tele c’era sempre quel bruttissimo orologio, un po’ perché ci prendevo il gusto, me lo leggevo tutto. Alla fine mi restavano le dita nere d’inchiostro. E così, quasi senza neanche accorgermi, leggere il giornale si trasformò in una mia abitudine. Un bel po’ di anni dopo, fare il giornale è diventato il mio lavoro. Fine della storia. Vi è piaciuta?

Ah no, un momento. Sapete cosa facevo prima di essere direttore del giornale? Sono stato direttore di scuola. Già, perché la scuola e il giornale hanno alcune cose in comune. Alla scuola e anche attraverso il giornale si ricevono tantissime informazioni. Il compito della stampa non è riempire le persone di notizie (quello della scuola, idealmente, non è neanche riempirvi di nozioni). Quello che facciamo è provare ad aiutare i cittadini a capire cosa sta succedendo, in Ticino e nel mondo. Un po’ come fanno i vostri docenti. Di sicuro non vi fanno imparare a memoria i nomi di tutti consiglieri di Stato. I prof, immagino, vi insegnano che in Svizzera abbiamo un sistema politico molto particolare, basato sulla concordanza e sulla partecipazione attiva della cittadinanza. Una democrazia diretta, si chiama. E i giornali sono un sostegno molto importante della democrazia del nostro Paese.

Perché? Perché aiutiamo le persone a farsi un’opinione sui fatti. Certe volte spiegando temi molto complessi, altre volte facendo tante domande ai protagonisti della vita politica, sportiva e culturale del nostro Cantone. Domande un po’ cattive a volte, quelle alle quali in realtà loro non vorrebbero mai dover rispondere.

Il nostro mestiere è cambiato parecchio negli ultimi anni. Come sicuramente tanti di voi sanno, oggi le notizie non ci sono soltanto sul giornale. Online potete trovare di tutto, anche troppo (occhio ai siti che visitate, mi raccomando). Lo scopo del Quotidiano in classe, progetto nato più di 20 anni fa e curato dal docente Claudio Rossi insieme alle colleghe Giovanna Lepori e Clio Rossi, è permettervi di fare un’esperienza viva di giornalismo.

La carta, ragazzi, ha un suo spessore. Anche un suo profumo. Non sono metafore. Prendete in mano il giornale che i vostri docenti vi hanno consegnato: prima di leggere sfogliate le pagine, annusatele, provate a sentire il fruscio dei fogli mentre li fate scorrere, guardate come si piegano. Poi, dopo scuola, vi capiterà sicuramente di andare a leggere qualcosa online. Cosa c’è di diverso tra un mezzo e l’altro? Chi ha voglia, mi faccia sapere cos’ha scoperto. Sarò molto lieto di leggervi. Ora, godetevi il giornale.

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