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01.02.21 - 06:10
Aggiornamento: 16:11

Vaccini monopolizzati dai paesi ricchi, al Sud le briciole

Nessuno si salva da solo, nessuno è protetto se non lo siamo tutti. L'egoismo cieco e il boomerang che rischia di tornarci dall'Africa

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Hanno venduto la pelle dell'orso prima di averlo catturato. È quel che vien da dire, da ignoranti cittadini, osservando prima il marketing ossessivo ed ora ritardi e promesse non mantenute, dei colossi della farmaceutica, che in un mercanteggiare senza precedenti, tra contratti blindati (anche se ci sono in ballo soldi pubblici!) e corsie di accesso prioritario ai più ricchi, hanno promesso milioni di dosi dei loro vaccini ancora prima di sapere se fossero sicuri, efficaci e se potevano effettivamente consegnarli. Chi può (come Cina, Russia, India) ha studiato, prodotto e distribuito il vaccino in casa. Gli altri devono servirsi ud una sorta di bazar, dove si acquista un po’ alla cieca, giocando su più tavoli per minimizzare i rischi. A puntare sono soprattutto i paesi ricchi, gli altri stanno a guardare impotenti, aspettano, sperando almeno nelle briciole. 

La Svizzera, come spiega il professor Ceschi sul giornale ha puntato su Pfizer, Moderna, Astra Zeneca (tutte in ritardo con le consegne pattuite) e ha aperto trattative anche con Johnson&Johnson per garantire ai cittadini elvetici il meglio delle cure sul mercato e all'economia una ripartenza veloce. Dopo la prima consegna, lo stop: la campagna rallenta, perché il Ticino ha ricevuto 12'300 in meno da Moderna e 7'800 dosi in meno da Pfizer (il cui ceo Albert Bourla, riportava il Sole 24 ore, a novembre ha venduto quote di Pfizer per 5,6 milioni di dollari nel giorno che è stata comunicata l’efficacia del vaccino). Ciascuno faccia le sue riflessioni.
L’efficienza elvetica serve a poco se non c’è la materia prima. Va detto, che la logistica funziona come un orologio svizzero: ho accompagnato mia madre a farsi vaccinare settimana scorsa a Bellinzona e sono rimasta colpita dall’estrema gentilezza (la professionalità già me l'aspettavo!) di tutti, dai militi della Protezione civile all’accoglienza a medici e infermieri che ti seguivano nel circuito a tappe, tra un locale e l’altro, in un’atmosfera seria ma al contempo calorosa.   

Siamo nelle mani di questi colossi della farmaceutica e il senso d'impotenza fa salire l’irritazione in Europa, dove alcuni Stati, tra cui la Germania sarebbero pronti a intervenire legalmente contro Pfizer e Moderna per le mancate forniture concordate.  

Inoltre sale lo sconforto, allargando lo sguardo oltre ai nostri confini, più a Sud, e ancora più a Sud, osservando come tante solenni promesse siano state disattese. 

A settembre 76 Paesi ricchi si erano impegnati ad aderire al programma Covax, per un accesso equo ai vaccini co-guidato dall’Oms. Ahimè siamo ben lontani da tutto ciò, il grosso delle dosi rischia di arrivare nei Paesi più poveri, quando quelli più ricchi avranno quasi raggiungo l’immunizzazione di gran parte della loro popolazione. I vaccini dovevano essere una sorta di bene pubblico da condividere, invece assistiamo a quello che l’OMS definisce un ‘pericoloso nazionalismo del vaccino’. Eppure nessuno si salva da solo, nessuno è protetto se non lo siamo tutti. L’egoismo cieco è molto pericoloso, lungimirante sarebbe agire per il bene collettivo, perché è etico e morale e per  non vedersi tornare, come un boomerang, il virus mutato dal Sud del mondo. Durante il vertice virtuale di Davos, il capo di stato del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, ha castigato i paesi ricchi, colpevoli di “monopolizzare” i vaccini. Ha invitato coloro che possono permettersi “fino a quattro volte quello di cui hanno bisogno le loro popolazioni” a rendere disponibili le loro dosi in eccesso. 

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