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28.01.21 - 14:41

Forse è giunta l'ora di dire 'addio alle armi'

Viola Amherd potrebbe passare alla storia interpretando la “difesa” del suo dipartimento come compito civile e non militare

di Fabio Dozio
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La pandemia potrebbe insidiare la legittimità della spesa militare (Ti-Press)

Inciampi militari. 700 mila mascherine non a norma, di dubbia origine e persino ammuffite, pagate 9,90 franchi l’una, acquistate dalla farmacia dell’esercito in marzo e mai utilizzate: un onere di sei milioni di franchi a carico della Confederazione, che però non sembra reagire. Il Tages Anzeiger, che rivela i dettagli dello “scandalo” e del “disastro”, chiede che la consigliera federale Viola Amherd si pronunci su questa storia.

Un fatto che incrina la credibilità dell’esercito. E la fiducia dei cittadini non è più quella di una volta. Lo si è visto in settembre, con la votazione sull’acquisto dei nuovi caccia. Solo il 50,1% dei votanti ha accettato di spendere 6 miliardi di franchi per questi aerei. Nel 2014 la proposta di acquistare nuovi caccia Gripen era stata bocciata dal popolo.

Altra magagna. Inizia a metà gennaio la scuola reclute a distanza per 4800 militi, a casa invece che in caserma. L’operazione si inceppa perché il Learning Management System dell’esercito svizzero ha problemi tecnici, poi si corregge. La capa del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport dovrebbe preoccuparsi pure delle lacune informatiche dell’esercito, dove di solito si maneggiano caccia supersonici e bombardieri, armi sofisticate e affini.

Altra pecca recente, gonfiata dai giornali, ma annunciata da uno studio: il Laboratorio federale di Spiez per la protezione della popolazione in caso di eventi nucleari, biologici e chimici, sempre del dipartimento Amherd, rivela che l’echinacea combatte il Covid 19. Una bufala, il farmacista cantonale ticinese Giovan Maria Zanini è lapidario: è come bere un grappino. Inoltre, lo studio era stato commissionato dalla ditta che produce il farmaco commerciale a base di echinacea.

Ha dell’incredibile la rivelazione di qualche anno fa, secondo cui i caccia elvetici che dovrebbero proteggere il nostro territorio sono disponibili solo negli orari di ufficio, strettamente rossocrociati: dalle 8.00 alle 12.00 e dalle 13.30 alle 17.00. Nel febbraio del 2014 un aereo etiope dirottato su Ginevra è stato scortato dai caccia italiani e in seguito da quelli francesi. L’evento celestiale si è svolto attorno alle sei del mattino: i nostri top gun erano ancora nel mondo dei sogni.

Quando si citano questi aneddoti che riguardano l’esercito, si tende a sottovalutare: “tutti possono sbagliare”, si dice o, nel migliore dei casi, si ridicolizza: “povero esercito”. Invece questi fatti lasciano il segno.

Per il 2021 l’esercito prevede di spendere circa 5 miliardi di franchi. La pandemia, con la necessità di sostenere il sistema sanitario e l’economia, potrebbe insidiare la legittimità della spesa militare. E non si dica che sono due cose diverse: la protezione della popolazione passa prima di tutto dal sistema sanitario e dalla socialità, non dalla difesa militare. “Abbiamo tutti il diritto di sperare, - sostiene Marc Finaud, del Centro per la politica di sicurezza di Ginevra - di fronte a un tale spreco di risorse destinate alla capacità di infliggere morte piuttosto che alla protezione sociale e sanitaria, che la società civile, i parlamenti, gli scienziati e i mezzi di informazione si mobilitino”. Viola Amherd potrebbe passare alla storia interpretando la “difesa” del suo dipartimento come compito civile e non militare. Come i militi stanno facendo in questi mesi, aiutando gli ospedali e distribuendo vaccini alla popolazione.

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