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22.10.20 - 06:00
Aggiornamento: 28.04.22 - 10:56

Lugano, politici né imbavagliati né ‘fuorilegge’

Moltiplicatore d’imposta, Pizzagalli chiede che a risarcire il danno causato alla Città siano i consiglieri comunali promotori della prima riduzione

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La capogruppo Plr in Consiglio comunale Karin Valenzano Rossi (Ti-Press)

Succede raramente (forse non è mai successo) che un politico sia chiamato a rispondere personalmente e giuridicamente di una decisione politica. Potrebbe succedere se la petizione che ha presentato Patrick Pizzagalli al Consiglio di Stato venisse accolta. Il caso è relativo alla prima richiesta di riduzione del moltiplicatore d’imposta dall’80 al 78%, votata dal Consiglio comunale di Lugano, con un vizio di forma accertato dal Tribunale amministrativo cantonale (Tram) che ha imposto una seconda votazione sullo stesso tema svoltasi all’inizio di quest’anno. I motivi del ricorrente che ha ottenuto ragione sono legittimi: un errore è stato accertato da una sentenza cresciuta in giudicato. Pizzagalli tuttavia non vuole che a pagare le spese giudiziarie sia tutta la cittadinanza ma soltanto chi quell’errore lo ha provocato. Fonda pertanto la sua richiesta sulla legge sulla responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici. Richiesta respinta dal Municipio di Lugano, tuttora pendente ai Servizi giuridici del Consiglio di Stato.

Quello sollevato dal ricorrente è un tema delicato. La petizione pone una questione gravosa da dirimere per i Servizi giuridici del Consiglio di Stato, la classica gatta da pelare. Difficile stabilire se respingerla, oppure se sia giusto sanzionare i due consiglieri comunali, o solo i membri della commissione della Gestione oppure tutti i membri del legislativo che hanno votato l’emendamento. Non crediamo che due capigruppo non abbiano agito in buona fede e nell’interesse di tutta la cittadinanza sostenendo la proposta di riduzione con argomenti di natura politico-finanziaria anche se il Tram ha sentenziato che avrebbero potuto e dovuto capire che stavano violando le regole procedurali. E senza quella violazione, non ci sarebbe stato il ricorso e neppure il danno causato alla Città (seppur lieve realizzatosi con la seconda votazione in Consiglio comunale e con 1’800 franchi di spese giudiziarie). Da una parte, lo spirito della legge vuole che anche i politici (quindi pure i consiglieri comunali) come i funzionari dello Stato debbano attenersi alle regole nell’ambito del quadro normativo vigente. Dall’altra, è giusto e legittimo che i rappresentanti eletti dal popolo abbiano la libertà politica e di opinione. Non li si è voluti imbavagliare. Né limitare in alcun modo nel loro campo di azione. A maggior ragione se si intende mantenere la rappresentanza politica come militanza e non si vuole professionalizzare una funzione che per ora è di milizia ed è confrontata con un sistema ‘iperegolamentato’ e a rischio di burocratizzazione.

Il caso relativo all’errore formale della votazione sulla riduzione del moltiplicatore chiama dunque in causa (e alla cassa se la petizione venisse accolta) i politici. È simile per certi versi all’iniziativa decisa dal gruppo Lega in Consiglio comunale e dai quattro consiglieri comunali leghisti membri della commissione delle Petizioni che si rifiutano di affrontare e di esaminare le richieste di naturalizzazioni a Lugano. La differenza sostanziale è che quest’ultima è una violazione dei compiti deliberata. Perciò, quando partirà la segnalazione da parte del presidente del Consiglio comunale, l’autorità di vigilanza non avrà un gran margine di manovra: dovrà sanzionarli.

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