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Per il 2020 Vitta prevede un disavanzo di 270 milioni (Ti-Press)
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19.09.20 - 10:000
Aggiornamento : 21.09.20 - 14:30

Vitta, il ‘cigno nero’ e una certa idea di rilancio

In questa fase post-pandemica indebitarsi per sostenere la ripresa economica sarebbe il miglior investimento che il cantone possa fare

Christian Vitta ci dovrebbe spiegare perché il ‘cigno nero’ della pandemia rischia di compromettere strutturalmente l’equilibrio dei conti pubblici. Ci dovrebbe aiutare a comprendere per quale motivo l’effetto del fattore contingente per eccellenza (il virus) potrebbe diventare un elemento di destabilizzazione permanente delle finanze cantonali. Non lo capiamo. La risposta è urgente, perché quello che emerge dalle sue dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi è una diagnosi a breve termine della situazione finanziaria del Ticino (in cui è previsto per il 2020 un disavanzo di 270 milioni). Situazione nella quale ci si trova, ricordiamolo, a causa del Covid. Ci preoccupa in particolare che il direttore del Dfe metta in cima alla lista delle priorità la necessità di risanare i conti pubblici, come se fosse questo il punto di partenza per il rilancio del Paese. L’equilibrio fiscale potrebbe essere semmai l’obiettivo, ma di sicuro non la premessa. È come se una sorta di “inquinamento” ideologico non permettesse a Vitta (e non solo a lui) di vedere che non è questo il ruolo di uno Stato sano come il Canton Ticino, in uno scenario di emergenza come quello attuale. Non siamo contrari al principio dell’equilibrio fiscale, per carità. Tuttavia l’elaborazione di politiche economiche adeguate (il compito primo del ministro) richiede che ogni principio venga ponderato in funzione del contesto. La gestione del periodo più acuto della pandemia ci dimostra che situazioni straordinarie richiedono interventi altrettanto straordinari.

Facciamo due conti: la previsione negativa per il 2020 è dovuta principalmente al crollo del gettito fiscale e questo, a sua volta, alla contrazione del Pil (-8%). Quella diminuzione nel volume di attività evidentemente comporta delle conseguenze: qualcuno deve assorbire quella perdita. Di sicuro un tale peso non deve ricadere sulle spalle dei più deboli (salariati, pensionati e famiglie del ceto medio-basso). Cosa che invece potrebbe accadere se venisse seguita la linea indicata da certi partiti che vedono nel rosso del preventivo l’occasione giusta per rilanciare il loro mantra: ‘Tagliamo le spese’. Non è questa la via. Così come non è questo il momento per alzare la pressione fiscale sulle aziende e i cittadini. Le imprese sono già confrontate con difficoltà enormi a causa della brusca frenata dell’economia (locale e mondiale) determinata dal Covid. Quindi? Se non è il momento opportuno per diminuire le spese, ma non è neanche tempo di aumentare le entrate, che si fa? Non avendo la facoltà di stampare moneta, al Cantone rimane solo un’opzione: indebitarsi. “Fare debiti per finanziare gli investimenti è corretto, per finanziare le spese correnti diventa un problema sul medio termine”, ha risposto il consigliere di Stato a ‘laRegione’ solo pochi giorni fa. Anche qui: vero, ma non in assoluto, soprattutto non nella situazione in cui ci si trova. Oggi, che il Cantone vada sul mercato dei capitali e s’indebiti per, diciamo, un miliardo di franchi, garantendosi in questo modo le risorse sufficienti per finanziare il potenziale deficit dei prossimi tre anni, significherebbe: 1) dare un messaggio chiaro e forte a tutti gli attori economici (aziende, investitori e cittadini); 2) non dover rinunciare a prestazione essenziali dello Stato a tutela, in particolare, delle fasce più deboli della popolazione; 3) incentivare la ripresa economica, mettendo in atto una politica fiscale anticiclica.

Per poterlo fare la prima cosa che dovrebbe succedere è che il Gran Consiglio accolga l’iniziativa socialista che propone la sospensione del freno al disavanzo.

Bisogna inoltre tenere conto che agli occhi degli investitori il Canton Ticino è un debitore solidissimo: un’ipotetica obbligazione ‘RilanciaTi’ creerebbe automaticamente una lunga fila di potenziali finanziatori pronti a sostenere la ripresa del Paese a un tasso d’interesse irrisorio. Come irrisorio è anche il livello del debito pubblico cantonale in rapporto al Pil. Debito che poi potrebbe essere facilmente abbattuto (se proprio lo si vuole) nel prossimo periodo di espansione economica.

In questa fase post-pandemica, indebitarsi per sostenere la ripresa sarebbe il miglior investimento che il Cantone possa fare. Un passo che tra l’altro permetterebbe di orientare il dibattito politico verso la definizione delle aree strategiche in grado di promuovere una crescita sostenuta del Paese su solide basi.

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