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04.09.20 - 06:000

La libertà dei servi

Una riflessione alla vigilia della manifestazione dei negazionisti che si terrà domani a Roma

Che il virus sia un’invenzione, o che la sua pericolosità sia stata deliberatamente esagerata lo si sente dire ormai da tempo. Sabato lo ripeteranno in molti, pare, a Roma. Dopo avere toccato altre città europee, l’adunata è convocata dai fascisti di Forza Nuova nella capitale italiana, dove estrema destra, no vax, terrapiattisti, gilet arancioni, anti-5G, pensatori (cosiddetti) da salotto televisivo come Diego Fusaro, e Sgarbi assortiti si troveranno per denunciare la macchinazione ordita da un potere oscuro e planetario che ha inventato la pandemia di coronavirus per imporre lo stato d’eccezione e soffocare le libertà individuali attraverso l’imposizione di intollerabili strumenti di tortura tipo le mascherine.

Ignoranti o in malafede, all’oscuro della mole di studi che annunciavano l’arrivo e la gravità di una pandemia come quella che conosciamo, li si potrebbe liquidare alla stregua di teste quadre e cervelli piatti (non pochi dei quali eletti in parlamento) come molti di loro affermano essere la Terra. Ma non li si può ignorare. Perché in questa fronda si sono infilati anche cervelli fini (in Italia hanno fatto discutere le affermazioni di Giorgio Agamben) usi ad analizzare e decodificare le meccaniche del controllo che il potere, ogni potere, tende a estendere e perfezionare, sulla scorta degli scritti di Michel Foucault, eccetera eccetera.

È un po’ la questione dei nostri tempi: la verosimiglianza sostituita alla verità (o a una sua onesta ricerca, diciamo) per cui, in questo caso, si mescolano sacrosanta riflessione critica sulle latenti pulsioni autoritarie degli esecutivi, sulle manovre dei potentati economici planetari (ah Big Pharma…), a banalità sconcertanti, vedendo intenzionalità dove c’è soltanto insipienza, complotto dove c’è impotenza.

Cosicché le parole difficili dei filosofi finiscono nelle bocche di chi le pronuncia senza neppure sapere che cosa significhino. Utilizzando categorie che meriterebbero maggiore considerazione e consapevolezza. Libertà è una di queste, intesa esclusivamente come pratica del proprio desiderio e arbitrio, indifferente al principio di responsabilità, senza il quale ciò che si chiama con tale nome è piuttosto sopruso nei confronti altrui. O forse solo stupidità, ma il risultato è lo stesso. Avendo come inevitabile corollario che le categorie sociali più affette dal virus, in termini di condizioni di vita, finiscono per essere quelle alla base della scala. Ma la fotografia dei corpi di homeless infettati dal virus e depositati a terra negli stalli delle auto in un posteggio all’aperto negli Stati Uniti non basterà purtroppo a ricondurre alla ragione demagoghi e invasati.

L’accusa allo Stato o a un non meglio definito “sistema” di avere introdotto regole finalizzate a “sorvegliare e punire” è cioè un modo vile o idiota di sottrarsi all’interrogazione sul conformismo di un modello di vita e di consumo, questo sì pervasivo e pressoché onnipotente, gestito e orientato da una rete di cervelli economici la cui capacità di controllo è ormai ben superiore a quella degli Stati. È a loro che si cedono i nostri dati quando, via social, si denuncia il tentativo statale di appropriarsene. Una “servitù volontaria di massa – ha scritto Alfonso Berardinelli, il 31 luglio scorso su Avvenire – di obbedienza collettiva e coatta anche inconsapevole, a ordini che nessuno ha dato”. E che si finisce per scambiare per desideri propri, diritti inalienabili. Compreso quello di liberarsi di una mascherina.

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