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03.09.20 - 06:000
Aggiornamento : 09:53

Telenovela finita, ora buon lavoro a tutti!

La posta in gioco era alta: Lombardi senatore uscente di peso e un ricorso su di un sacrosanto diritto, quello di voto!

Marina Carobbio Guscetti ha tirato un sospiro di sollievo. La sua elezione è valida. L’ha finalmente certificato anche il Tribunale federale. Intanto la neosenatrice ha comunque potuto lavorare al fronte in attesa del verdetto.

'Non avrebbe in ogni caso influenzato l'esito dell'elezione'

Molto interessanti sono le valutazioni fatte in sentenza dal Tribunale federale e prima ancora dai giudici a livello cantonale. Ma, tra articoli di legge, paragrafi e sentenze, si tratta di passaggi non così digeribili per chi li deve portare a conoscenza dei cittadini. Chi però volesse ‘addentrarsi’ nella selva giuridica quasi alla fine della sentenza potrà leggere un passaggio a tutti comprensibilissimo. Eccolo qui: (...) ‘per poter modificare il risultato, conseguendo almeno un pareggio tra i candidati in questione, in questi comuni si sarebbe dovuto registrare al secondo turno più che un raddoppio dei votanti all’estero, percentuale superiore a quella dell’intero corpo elettorale, ferma al 47,84% e mai raggiunta nelle ultime cinque volte dal complesso degli elettori per turno di ballottaggio. Sarebbe inoltre stato necessario che tutti questi elettori votassero per Filippo Lombardi e nessuno per Marina Carobbio Guscetti, ciò che è assolutamente inverosimile. Ne hanno dedotto che anche in caso di irregolarità nell’invio del materiale di voto nei citati comuni, ciò non avrebbe in ogni caso influenzato l’esito dell’elezione’.

Un estratto che colpisce perché abbandona le dotte citazioni giuridiche e fa quattro calcoletti abbinandoli alla semplice logica. E già questo sarebbe stato sufficiente per non tirarla più di quel tanto alla lunga e per archiviare il ricorso su due piedi.

Posta in gioco doppiamenta alta

Ma conveniamo che la posta in gioco era doppiamente alta. Alta perché a farne le spese è stato un pezzo da novanta come il senatore pipidino uscente e non rieletto, Filippo Lombardi. Politico che in questi lunghi anni di permanenza a Berna si è dato molto da fare anche per il Ticino e che a Palazzo, dove stava tessendo alleanze strategiche fra Pdc e Pbd, era praticamente di casa. Ma la posta era alta anche perché l’oggetto del contendere del ricorso era il diritto sacrosanto di voto: è stato rispettato? Violato?

Ha fatto bene o male a ricorrere?

Oggi sappiamo che la massima corte elvetica ha detto che il risultato è quello: Carobbio batte Lombardi sul filo di lana, ma così è. Finiscono quindi qui le ambizioni ricorsuali di un privato cittadino (ma allo stesso tempo avvocato e politico locale) che ha cercato di mettere in dubbio la correttezza dell’elezione per via giudiziaria. Ha fatto bene, ha fatto male? Evidentemente la risposta dipende semplicemente dai punti di vista. Da quello meramente legale ci si potrebbe chiedere se egli avesse motivi sufficientemente giustificati. Su quest’aspetto, nel leggere le censure del Tribunale federale – per esempio: anche questa critica è quindi inammissibile per carenza di motivazione; oppure: la critica sarebbe comunque infondata – qualche domanda ce la poniamo. Ma – lo ripetiamo – la posta in gioco era talmente alta che, partendo da quelle 46 schede da brivido, si è verosimilmente voluto giocare il tutto per tutto. Telenovela finita e ora buon lavoro a tutti!

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