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Marcelo Bielsa, un 'rosarino' nel Yorkshire (Keystone)
Il commento
24.07.20 - 06:000

La vittoria del 'Loco', il trionfo della coerenza

In un mondo in cui solo conta il risultato, e non il modo in cui viene conseguito, il successo sportivo di Bielsa con il Leeds è rassicurante e va celebrato

Che il Leeds United abbia vinto il titolo della seconda divisione del calcio inglese, e così conquistato la promozione alla Premier League dopo 16 anni di retrocessione, è un dato che i fanatici del pallone sicuramente non si saranno fatti sfuggire. La vera notizia però è un’altra: è la vittoria del ‘Loco’, Marcelo Bielsa. Il successo dell’allenatore argentino 65enne stupisce e, più che altro, rallegra tutti coloro che amano il calcio ‘geometrico’ del rosarino e ancor di più questo anomalo personaggio che oltrepassa i confini dello sport. Metodico, ossessivo, perfezionista e soprattutto fedele come pochi alle sue convinzioni: negli ultimi trent’anni Bielsa ha saputo lasciare il segno in ogni posto in cui si è recato. Un marchio, appunto, che è sì in relazione all’impostazione che dà al gioco delle sue squadre, ma in particolare alla filosofia che porta in ogni club che lo accoglie.

In questi giorni in cui la città britannica festeggia il suo eroe, quell’uomo semplice che senza parlare l’inglese è riuscito a riportare il team nel campionato più forte del mondo, emergono numerosi aneddoti che definiscono i contorni del personaggio: che va a piedi da casa sua al campo, che è sempre in giro con la tuta del club, che spiava i rivali, che è ammirato da Guardiola e dalla maggior parte dei suoi ex giocatori, che ha ridisegnato il centro sportivo del Leeds e chissà quant’altro. Si potrebbe anche ricordare che l’anno scorso la sua squadra era andata vicinissima alla promozione, e che in una partita in cui era ancora in corsa per raggiungere l’ambito traguardo Bielsa diede l’ordine ai suoi giocatori di lasciarsi segnare una rete, dopo essere andati in vantaggio in un’azione nella quale la squadra rivale aveva un uomo a terra. ‘È una questione di principio’, aveva dichiarato allora. Quel match finì poi in pareggio e il Leeds alla fine rimase in seconda divisione.

Ma la storia che più riesce a dipingerlo come un vero ‘filosofo’ del pallone è accaduta in una delle prime sedute di allenamento della sua attuale squadra. Poco dopo aver firmato il contratto con il Leeds United, Bielsa era ossessionato da una cosa: voleva sapere quanto costava il biglietto per andare a vedere la partita allo stadio, e quante ore un lavoratore medio della città doveva impiegare per guadagnare quei soldi. Una volta ricevuta l’informazione, al raduno della squadra precedente alla sua prima partita in panchina, il ‘Loco’, come al solito, è riuscito a stupire tutti: invece di cominciare con gli esercizi, la sua indicazione ai giocatori fu che ognuno raccogliesse i rifiuti del centro sportivo per tre ore. Le stesse tre ore che un lavoratore-tifoso impiega per pagare il suo ingresso allo stadio. ‘Volevo che i ragazzi capissero lo sforzo che la gente fa per venire a vederli’. La teoria del valore in un campo da calcio.

Che ora Bielsa sia di nuovo riuscito a ottenere un successo sportivo (l’ultimo era stato la medaglia d’oro con la nazionale argentina ai Giochi olimpici del 2004 ad Atene), lui che si definisce un ‘perdente’ e che nonostante ciò non ha mai cambiato la sua visione del gioco, è davvero rassicurante: in questo strano mondo in cui ciò che conta è il risultato, senza tenere conto della forma in cui esso viene conseguito, il suo è il trionfo della coerenza. Celebriamolo, non accade spesso.

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