laRegione
Archivio Ti-Press
Commento
25.06.20 - 06:300

Covid-19, quel cortocircuito tra crisi e assistenza

Sono 8’300 le persone finite a carico dell’assistenza sociale. E come nel 1929, il rischio è ampliare la frattura sociale già esistente tra chi ha e chi non ha

Dallo scoppio della crisi legata alla pandemia di coronavirus, in Svizzera circa 8’300 persone sono finite a carico dell’assistenza sociale. Tra di esse anche quei lavoratori indipendenti che già prima della pandemia manifestavano fragilità finanziaria e che a malapena riuscivano a tenere in piedi la loro attività economica. Sintomo di una precarizzazione dei modi di produzione che ha trasformato in liberi professionisti tanti ex salariati. A questi si sono aggiunti anche molti lavoratori dipendenti che si trovano forzatamente in regime di lavoro ridotto a causa degli effetti negativi della crisi di coronavirus. A rendere note le cifre è stato Christoph Eymann, il presidente della Conferenza svizzera delle istituzioni dell’azione sociale (Cosas). Dati che hanno sorpreso – per l’ampiezza e la precocità degli effetti – la stessa Conferenza e che preoccupano in vista dell’autunno quando molte delle misure d’urgenza varate dal governo federale, tra cui le indennità per lavoro ridotto, giungeranno a scadenza. Il consigliere federale Guy Parmelin, responsabile del Dipartimento dell’economia, ha fatto intendere nelle scorse settimane che, se sarà necessario, si è pronti a prorogare ulteriormente tale provvedimento di altri tre mesi. Il che vuol dire che verrà dato più tempo alle aziende colpite dalla crisi per riorganizzarsi, riequilibrare la struttura dei costi alle mutate condizioni di mercato e cercare di ripartire con nuovi modelli di business e meno personale. Il settore del commercio al dettaglio dei centri cittadini, per esempio, è uno di quelli che già prima del lockdown soffriva i cambiamenti strutturali (mutate abitudini di consumo) e che dovranno giocoforza reinventarsi per affrontare le sfide della digitalizzazione. Nel frattempo una severa ristrutturazione, che tradotto bruscamente vuol dire una serie di chiusure volontarie e non, sarà inevitabile. Stesso destino lo avranno altre imprese legate soprattutto al mondo dei servizi. Insomma, la pandemia di coronavirus, o meglio gli effetti da questa scatenati, rischia di essere un vero e proprio tsunami che cancellerà migliaia di aziende e altrettanti posti di lavoro in Svizzera. Dinamiche, del resto, comuni a quasi tutte le economie mondiali con il rischio che il 2020 replichi quanto avvenuto nel ’29 del secolo scorso: ampliare ulteriormente la frattura sociale già esistente tra chi ha e chi non ha.

Stando alle ultime previsioni economiche del Kof, il centro congiunturale del Politecnico di Zurigo, il Prodotto interno lordo dovrebbe scendere quest’anno del 5,3%. Un calo che invece secondo gli esperti della Segreteria di Stato per l’economia (Seco) potrebbe arrivare addirittura al 6,2% o superare il 7% in caso di un’ulteriore ondata epidemica. Cifre più basse di altre economie a noi vicine o lontane, ma che rappresentano un unicum ‘negativo’ per la Svizzera riscontrabile solo se si va a ritroso nel tempo di mezzo secolo. Se si tiene conto che gran parte del Pil elvetico è realizzato anche grazie all’interscambio commerciale con queste economie, è chiaro a chiunque che il protrarsi della crisi internazionale diminuisce le chance di ripresa. Con il crollo del Pil dovrebbe poi aumentare il tasso dei senza lavoro e di conseguenza anche il numero di coloro che finiscono le indennità di disoccupazione e che sono i migliori candidati all’assistenza sociale.

TOP NEWS Opinioni
Commento
2 ore
Plr e Ppd su cosa devono puntare?
Non c'è dubbio: il tema del lavoro deve essere al centro delle loro riflessioni
Commento
12 ore
Prudenza col Covid: difficile spiegarlo (anche) alla nonna!
Giusto godersi il momento, tornare ad una certa normalità, ma mantenendo ben bene i piedi per terra!
Commento
1 gior
Aeroporto di Lugano e piano sociale, è ‘scaricabarile’
Fino a qualche mese fa, (quasi) tutti a difesa del personale senza lavoro, ora altro rinvio fra ‘rimpalli’ di responsabilità e il Cantone che nicchia
Commento
1 gior
Violenza domestica. E vai con le assunzioni...
Il Dss preannuncia un concorso per reclutare 'una figura per il coordinamento operativo a sostegno delle vittime'. Ma oggi non ci sono profili nell'Amministrazione?
L'analisi
2 gior
Il funerale dell’etica ebraica
Cosa significa ‘popolo eletto’? Contrariamente alla vulgata dagli echi antisemiti, l’elezione non connota un senso di superiorità.
L'analisi
5 gior
Palestinesi stranieri in casa propria
Il primo luglio Israele potrebbe dare corso all’annessione del 30% della West Bank
Commento
6 gior
'Bravate' e disattenzioni mortali in stazione
Quei destini che si incrociano sulle rotaie portando sofferenza in tante famiglie.
Commento
1 sett
Djokovic irresponsabile, anche se il cuore è puro
Il cerchio dell’Adria Tour si è chiuso con la positività del serbo che il torneo ha voluto e promosso. ‘Abbiamo agito a fin di bene’. Ma con superficialità
Commento
1 sett
Ticino - Cina: la bocca del cavallo!
Evitiamo beatificazioni: la democrazia (chiedetelo a quelli di Hong Kong) è veramente tutt’altra cosa!
Commento
1 sett
Una luce rossa per il lavoro e la cultura
‘Night of Light’, l'iniziativa che ieri sera ha colorato di rosso la Svizzera, ci ricorda l'importanza non solo economica degli eventi culturali
© Regiopress, All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile