laRegione
djokovic-irresponsabile-anche-se-il-cuore-e-puro
Commento
24.06.20 - 06:300
Aggiornamento : 07.07.20 - 19:18

Djokovic irresponsabile, anche se il cuore è puro

Il cerchio dell’Adria Tour si è chiuso con la positività del serbo che il torneo ha voluto e promosso. ‘Abbiamo agito a fin di bene’. Ma con superficialità

Positivo anche lui, Novak Djokovic, che l’Adria Tour ha promosso e organizzato per farne un evento i cui incassi avrebbe poi devoluto a favore delle vittime del coronavirus. Un paradosso beffardo. Un’azione a fin di bene, ma pur sempre avventata, non c’è che dire. Con buona pace dei buoni propositi di unire i Balcani sotto il vessillo della solidarietà.

Novak Djokovic, fiero e improvvido, è stato incastrato dalla smania di dare un segnale allo sport, al tennis in particolare, lui che è il rappresentante del Consiglio dei giocatori. Chi mi ama, mi segua. Chi l’ha seguito, oggi si pente. A chi non lo ama, ha dato un motivo in più. E i prossimi grandi eventi con pubblico? Bell’aiuto, grazie, come se non ci fossero già tanti interrogativi e timori.

Non troppo spaventato dal virus e molto critico, da subito, circa i rigidi protocolli adottati dagli organizzatori degli Us Open, molto più attenti e responsabili di lui nel pianificare un evento che per svolgersi in sicurezza non può che sottostare a regole ferree, inevitabilmente limitanti, Djokovic ha peccato di presunzione e di superficialità. Soprattutto, è venuto meno al senso di responsabilità che un campione del suo profilo dovrebbe sempre avere. Fare come se niente fosse, mentre altri ancora si interrogano su come procedere dopo il lockdown, non giova. Non giova alla salute: è il men che si possa dire, alla luce della positività accertata sua, del suo preparatore atletico, dei colleghi Dimitrov (e di un membro dello staff del bulgaro), Coric e Troicki, della moglie incinta di quest’ultimo. Né giova all’immagine del tennis, alla quale ha arrecato un danno incommensurabile, in un momento storico in cui la disciplina sta ancora ragionando sul modo e sull’opportunità stessa di ripartire.

Già c’erano poche certezze e tanti paletti, figurarsi adesso che alcuni tennisti sono infettati (asintomatici, d’accordo, ma non è un’attenuante) e in isolamento volontario. L’operazione Adria nasceva davvero con presupposti nobili quali la beneficenza, ma tradisce anche una superficialità che non può essere giustificata ricordando che Novak non ha violato alcuna regola sanitaria specifica.

Per onor di cronaca, è giusto dire che nei due Stati in cui il torneo si è tenuto, Serbia e Croazia, non vi erano restrizioni sulla partecipazione del pubblico agli eventi all’aperto. Va però precisato che in vigore restano le decise raccomandazioni al rispetto del distanziamento sociale, clamorosamente eluse da Djokovic e compari, in campo e in discoteca, e dagli spettatori sugli spalti.

Pesa, poi, il capo d’accusa più pesante, quel senso di responsabilità al quale Djokovic è comunque venuto meno, proponendosi come paladino di una disciplina alla quale ha inferto un duro colpo. Già aveva dimostrato scarsa attenzione al problema non partecipando a una riunione con i colleghi per dettare le regole della ripartenza. Stavolta è andato oltre. Dapprima avventurandosi con colpevole superficialità e con troppa disinvoltura in un territorio che nessuno conosce ancora bene, quello degli assembramenti popolari senza vincoli né precauzioni. Poi, impartendo una non richiesta lezione, subito dopo aver ricordato che ha il cuore puro e che le sue intenzioni erano nobili. Non abbiamo motivo di dubitare della purezza del cuore. Semmai, è la lezione finale maldestramente impartita a lasciarci perplessi: “Il virus è ancora presente, è una realtà con la quale dobbiamo imparare tutti a convivere”. Ma dai?

TOP NEWS Opinioni
Commento
15 ore
Aiuti Covid, manca il coraggio politico
I 75 milioni di franchi votati dal Gran Consiglio per sostenere le Pmi probabilmente non saranno sufficienti
Commento
1 gior
Altro che ‘Sleepy Joe’: Biden preme sull’acceleratore
Con un tripudio di decreti esecutivi il 46esimo presidente cancella, come fosse un colpo di spugna, parte di quel trumpismo che ha avvelenato il paese
Commento
3 gior
Il liberismo spara sulla Posta
Invece di privatizzare Postfinance, perché non creare un istituto alternativo dedicato agli investimenti per l’ambiente e al sostegno di giovani imprenditori?
Commento
3 gior
Le parole che restano, da Luis Sepúlveda a Erminio Ferrari
Scrittori che con un occhio nel microscopio e uno nel telescopio hanno saputo analizzare le storture del mondo e orientarci verso la sua poesia
DISTRUZIONI PER L’USO
3 gior
Amanda, Miranda e Bernie: pensierini un po’ commossi
La poesia di Gorman letta all’insediamento di Joe Biden è una cosa da tirar fuori i Kleenex. Resta da capire perché
Commento
4 gior
America the Beautiful, una nazione per tutti
Detto alla JLo, americana di Portorico: 'Una nación, bajo Dios, indivisible, con libertad y justicia para todos'. Nativi inclusi (loro sì che sono del posto).
Commento
5 gior
Conte e i trasformisti della politica italiana
Il presidente del Consiglio simbolo di un modo di fare politica che cambia con il solo scopo di lasciare tutto così com'è, preservando il potere
L'analisi
6 gior
La giardinetta un po’ ammaccata dello zio Joe
Qualche pensierino su cosa potremmo aspettarci, adesso che Trump è fuori dalla Casa Bianca e abbiamo un 78enne e una donna a lavorare in tandem
Commento
6 gior
Lugano prende a calci il dibattito
Polo sportivo e degli eventi: Consiglio comunale con le spalle al muro mentre l'aeroporto vola verso i privati e la pandemia colpisce le finanze pubbliche
Commento
6 gior
Passaporto vaccinale, per ora di necessario c’è il dibattito
Per Manuele Bertoli è urgente introdurre un lasciapassare immunologico per il Covid. Ma ci sono controindicazioni pratiche ed etiche
© Regiopress, All rights reserved

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile