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12.05.20 - 08:060

Fra migranti, barricaderi e buonisti... non andrà tutto bene

Il confronto nella politica italiana sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati, soprattutto, nell'agricoltura.

Non andrà tutto bene. Quale che sarà il risultato del confronto in corso nella politica italiana sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati, soprattutto, nell’agricoltura, la miseria umana e culturale che vi si è manifestata basta da sola a disilludere chi ancora credeva che da questa esperienza saremmo usciti migliori. Se già in tempi ordinari gridava vendetta la condizione in cui veniva tenuta la massa di migranti il cui lavoro mantiene bassi i prezzi dei prodotti di maggiore consumo, oggi ancora di più è urgente rimediare a questa vergogna. Per non dire di colf e badanti, in buona parte senza contratto di lavoro perché privi di permesso di soggiorno e contemporaneamente privi di permesso di soggiorno perché sprovvisti di un contratto di lavoro. Non i “buonisti”, ma gli stessi magistrati non si stancano di ripetere che la condizione di irregolarità condanna i migranti allo sfruttamento e consegna le loro ambizioni di un modestissimo benessere nelle mani della criminalità. E tuttavia non scende il consenso per il razzismo espresso dalle campagne contro quei poveracci, condotte da Salvini, Meloni (Salvini: “Faremo le barricate!”), dai loro squallidi epigoni, dietro i quali si nasconde e approva una larga parte di opinione pubblica, opportunisticamente prona al loro discorso schifoso. Quasi che gli sfruttati siano colpevoli del proprio sfruttamento (come vorrebbe dare a intendere il miserabile argomento dei 5Stelle, nostalgici del flirt con la Lega, sotto le mentite spoglie di “lotta al lavoro nero”).

Non dovrebbe sorprendere. Scemata, apparentemente, la paura maggiore, fuoriesce l’istinto. E quello che si è affermato negli ultimi decenni è un istinto ferino, aizzato da regionalismi, identitarismi, sovranismi, tutti i nomi che si danno alle nuove forme di fascismo, in Italia e altrove. Con le quali, sciaguratamente, si è rinunciato a misurarsi. Vuoi per ignavia, vuoi per un malinteso apprendimento della lezione di Adorno, secondo cui dell’ascesa delle destre radicali è innanzitutto responsabile l’asservimento delle democrazie al capitale. Ho capito, ma intanto ci rassegniamo ai leghismi?

Si vedrà dunque che quando sarà passata la sbornia di lodi agli eroi delle terapie intensive, esaurito il lutto autocompiaciuto, a prevalere sarà la lotta senza quartiere, alimentata da chi mira al potere non con programmi, ma trasformando la propaganda stessa in programma. Ai molti che hanno affrontato la fase acuta della pandemia con una terminologia bellica (“siamo in guerra”, il “nemico invisibile”, i medici “al fronte”) sarà bene ricordare che non tutti i dopoguerra si somigliano. Perciò non illudiamoci: quello che seguirà il Covid-19 non sarà simile al 1945, quando per l’Europa iniziò un tempo mai conosciuto di pace e prosperità: semmai assomiglierà a quello che seguì la Prima guerra mondiale, quando l’agonia di un sistema si prolungò abbastanza per dare il tempo ai totalitarismi di convincere un sufficiente numero di cittadini (e agli altri botte e gas) per insediarsi al potere. Se poi qualcuno crede che tutto ciò riguardi la “solita” Italia, apra gli occhi: mezza Europa è su questa strada.

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