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24.04.20 - 06:300

Aeroporto di Agno: non basta un miracolo!

Messi malissimo: non in grado di versare salari e oneri sociali oltre la fine di maggio e nessun piano sociale!

C’è un prima e un dopo coronavirus. Prima c’erano i voli aerei; dopo ci sono gli aerei che non volano (quasi) più. Se fosse così semplice da spiegare anche la crisi di Lugano Airport, basterebbe dare la colpa al maledetto virus e attendere qualche mese che l’emergenza mondiale passi. Ma purtroppo non è così. L’aeroporto già da alcuni anni si trovava nella tormenta e aspettava con impazienza la linfa vitale di importanti iniezioni di denaro pubblico. È quindi più che verosimile – malgrado l’intenzione di Cantone e Comune di cucire l’ultima milionaria pezza – che siano proprio stati i referendum contro i nuovi aiuti, rafforzati da una chiamata alle urne slittata a più tardi a causa del virus, ad aver inferto il colpo mortale. Tanto più che c’è chi era pronto a scommettere che, anche in assenza del virus e relativi scenari economici da brivido ad esso abbinati, una buona maggioranza di cittadini avrebbe votato comunque contro un investimento, che da solo non avrebbe mai permesso all’aeroporto di volare con le proprie ali.

Liquidazione per scongiurare il fallimento!

Sta di fatto che ora ci si incammina verso una liquidazione della società (avendo fatto di tutto per scongiurare il fallimento), con le disdette dei contratti di lavoro che si trasformano da cautelative in definitive, gli stipendi e oneri sociali che verranno versati solo (!) fino alla fine di maggio e i creditori esterni che – beati loro! – verranno tacitati. Della sessantina/settantina di dipendenti, purtroppo soltanto a un po’ più di una decina verrà assicurato (per ora) un posto di lavoro nella fase di transizione che punterà sul coinvolgimento di operatori privati. Che dire? Che se già prima, malgrado i milioni in discussione, c’era molta incertezza nell’operazione di rilancio, ora sul lago dalle parti di Agno c’è solo una nebbiolina fitta fitta.

Dati clinici già impietosi

In queste settimane abbiamo imparato che non siamo più padroni di nulla, questa oggi come oggi è l’unica certezza: lo ha detto ieri un conferenza stampa il sindaco di Lugano che ha sempre creduto in un rilancio. Vero. Il virus ha inchiodato a terra il mondo dell’aviazione, anche quello che andava a gonfie vele, lasciandoci di stucco. Gli diamo ragione, con una differenza: lui, prima della coronata stagione che ha scompigliato tutte le carte, figurava fra gli ottimisti ad oltranza, mentre i dati clinici di Lugano Airport erano già impietosi.

Il privato? L'affare lo fa lui...

Che fare ora? Come in altri ambiti ci vorrebbe un bel miracolo. Che siano messi malissimo, lo si vede dal fatto che non si sia in grado di versare i salari e gli oneri sociali oltre la fine di maggio, che non vi sia nessun piano sociale e che si punti a traghettare la gestione dell’aeroporto dal pubblico al privato. Beata speranza! Lo abbiamo visto in queste settimane: ora come ora è proprio il privato ad essere ossigenato (in certi casi persino mantenuto in vita) da stanziamenti miliardari dell’ente pubblico. In momenti come questi, di profonda e tenace crisi destinata a proseguire, visto il valore di quella struttura, sperare nell’aiuto privato fa venire un tantino i brividi. Perché il privato, se se lo può permettere, fiuta l’affare e, quando ti trovi in braghe di tela, lo fa lui. Nel caso specifico poi le braghe di tela non ci sono già più. Lugano Airport è letteralmente in mutande e desolatamente seduto per terra. Insomma, quanti (nuovi) rischi dietro l’angolo!

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