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11.04.20 - 06:300

Un miracolo da immaginare e buona Pasqua!

La ripresa? Quando avverrà riflettiamo se dovrà o meno ricalcare il modello del nostro ieri

Domani è Pasqua, la festa più importante per i cristiani. Quest’anno servirà però anche ai non credenti o agli indifferenti, per fermarsi quell’attimo. Non da ultimo, visto che le distrazioni sono pressoché nulle. Siamo tutti inchiodati a casa. Chi transita nei centri ha l’impressione di vivere una realtà surreale, il tempo ha magicamente smesso di scorrere. Negozi chiusi da settimane avevano già allestito (archiviati i Carnevali) vetrine con uova e conigli declinati in mille forme. Impossibile non pensare alla Pasqua. Così la memoria va alle Pasque vissute negli anni. In famiglia o via per una vacanzetta. Bei tempi, vien da dire! E pensare che, di quanto fossimo fortunati e felici, non ce ne eravamo neppure accorti. Succede di apprezzare quello che si aveva quando non lo si ha più, o no?

Tutto andrà bene?

Intanto mi ronza in testa la bella frase che possiamo leggere per strada: ‘Andrà tutto bene’. Per un po’ ci abbiamo creduto. Ora è bene che ci credano soprattutto i giovani. Non devono perdere la fiducia e la speranza in un mondo che non è ancora loro, ma che presto lo sarà. E la domanda da un milione è: come sarà? Chi ha qualche anno alle spalle e qualche responsabilità (famiglia e/o azienda), ben intuisce che il domani arriverà, ma intuisce pure che sarà di quelli duri. Già non sta andando tutto bene sbirciando soltanto verso il futuro prossimo: le previsioni annunciano un autunno tutto in salita, con un balzo verso l’alto (e da brivido) della disoccupazione. Una parola che, oltre le cifre, avrà il volto di persone senza lavoro, travagliate da crucci, sofferenze, lunari da sbarcare. Persone che andranno aiutate.

Remare tutti nella stessa direzione

Però fuori c’è la primavera in tutto il suo splendore: c’è la chiesa che celebra la risurrezione di Gesù, c’è una gran voglia che si possa ricominciare, c’è il desiderio (anche solo questo ha il suo peso) che tutto (o il più possibile) possa andare meglio. C’è anche tanta voglia di guardare avanti, di rimboccarsi di nuovo le maniche. Lo so che tale voglia matta da sola non basterà. Ci vorranno tanti miliardi di aiuti pubblici, più di quelli promessi, nella speranza che contribuiscano a riaccendere la miccia della ripresa. Ci vuole forse anche una sorta di miracolo, proprio come quello celebrato dalla Pasqua cristiana, con Dio fatto uomo, crocefisso e poi risorto. Chissà… A volte i miracoli si realizzano e anche soltanto immaginarli aiuta. Una cosa è sicura: accadono più facilmente quando si trova la forza di remare tutti assieme nella stessa direzione.

Non ripetere gli errori di prima

Il prima non sarà più come il dopo, già ci stiamo abituando a questa eventualità, anzi certezza. Ma dobbiamo fare attenzione affinché nel dopo non si ripetano gli errori del prima, che molto probabilmente ci hanno portati in questo vicolo cieco dal quale dobbiamo assolutamente uscire. Ecco, fra le tante domande di questi momenti sospesi, divisi fra chi dice di tenere ancora fermo quasi tutto e chi propone di ricominciare seppur lentamente, vale la pena riflettere se una ripresa (che in questa settimana possiamo ribattezzare risurrezione) debba ricalcare il modello del nostro ieri. E se fosse proprio quel modello frenetico e insaziabile, lanciato sull’ottovolante della globalizzazione, ad averci spinti nell’attuale vicolo cieco? Pensiamoci e buona Pasqua a tutti voi!

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