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Un 'nuovo spazio' (Keystone)
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25.03.20 - 07:290
Aggiornamento : 11:20

Ognuno a casa sua (e la frontiera non c’entra)

Da soli e sul web, finché la Rete reggerà le sorti di un mondo appeso a un filo, non solo telefonico. La musica è cambiata (per ora, anche in Ticino)

Fino a un mese fa, una delle nostre preoccupazioni più grandi era capire se Morgan fosse un bugiardo o Bugo un finto ingenuo. Fino a un mese fa, la paura iniziava con la C – Cally, Junior – e oggi anche – Corona, virus. Sembra passato un secolo da quando potevamo spendere parole a chiederci se il mondo avesse davvero bisogno di una nuova versione del ‘Ballo del qua qua’ (composizione che, lo ricordiamo sempre, si deve a un musicista svizzero, a poco serve maledire Romina Power) e se nel successo di Elettra Lamborghini c’entrasse per caso il papà che ha tanti soldi.

Ora che la leggerezza è comunque un salvagente necessario (non proprio gonfissimo, ma ci tiene a galla), ora che la musica si ritira nelle case di ognuno, ora che i musicisti sono tutti “eremiti involontari”, come li chiama l’arpista Elisa Netzer, si apre un “nuovo spazio”, come lo chiama Sebalter. Uno spazio che potrebbe essere stato quello di William Shakespeare che scrisse ‘Macbeth’, ‘Re Lear’ e ‘Antonio e Cleopatra’ durante la peste del 1606; quello di Isaac Newton che scoprì le leggi della gravità dopo essersi autorecluso per l’epidemia del 1665; lo spazio di Albert Camus e del romanzo ‘La peste’ composto tre anni dopo quella bubbonica in Algeria. Scrive bene Alessandra Baldini di Ansa recuperando tutta la creatività prodotta dall’isolamento forzato: “Non avevano – Shakespeare, Newton, Camus e i molti altri – i social ad alimentare le proprie paure”. Ma non è escluso che, li avessero avuti, dai singoli ‘esuli’ sarebbe uscita qualche collaborazione a distanza con i contemporanei, potendo contare su velocità diverse dall’invio di una missiva e l’eterna attesa per la risposta. Soprattutto nei giorni antecedenti l’intuizione di Antonio Meucci, senza il quale oggi saremmo ancora sui cucuzzoli delle montagne a mandarci segnali di fumo.

Ennio Morricone a parte – “Non compongo e non ascolto musica, non è questo il momento” dice il Maestro, perplesso sugli inni da balcone (“C’è stata una percentuale molto alta di morti, e ci vorrebbe più rispetto”) – gli artisti affidano a Skype e alle dirette social la propria arte, gratis per il conforto di tutte le anime ferite, finché la rete reggerà il peso di un mondo appeso a un filo, non solo telefonico. Anche il Ticino che canta e suona ha acceso i suoi router, chi più chi meno. E noi ci siamo virtualmente autoinvitati nelle case di chi fa musica per capire come se la passino gli artisti ticinesi nei giorni dell’emergenza. Partendo da Marco Zappa in giardino, che a pagina 13 ne ha un po’ per tutti. Ma andremo anche nelle stanze dei suddetti Pau-Lessi e Netzer, in quelle di Leo Pusterla che stava per partire per Londra e ha disfatto le valigie, di Danilo Boggini diviso da Flavio Boltro poco prima del concerto al Sociale, del trio jazz Stahlwerk, un tour pronto e la Casa Cavalier Pellanda chiusa a chiave per la data ticinese. Loro e molti altri, tra chi occupa il tempo scoprendo nuovi strumenti, chi ha spostato l’intrattenimento online e chi, più o meno tutti, tira fuori dagli scaffali la musica preferita nell’attesa di tornare al proprio posto, che si tratti di palco (loro) oppure di platea (noi).

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