laRegione
21.03.20 - 06:00

Dalla crisi si esce tutti insieme

Il Consiglio federale vara un pacchetto da 32 miliardi di franchi per sostenere l'economia, la cultura e anche lo sport

di Generoso Chiaradonna
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Dal Consiglio federale un pacchetto completo (Keystone)

Stiamo vivendo una situazione sociale, economica e sanitaria che in Svizzera ed Europa non si conosceva dalla fine della seconda guerra mondiale. Neanche la crisi petrolifera dell’inizio degli anni ‘70, che segnò comunque uno spartiacque tra due epoche, può essere paragonata all’impatto economico e psicologico del coronavirus. Non è esagerato affermare che nessuno di noi, che abbia meno di 80 anni, ha mai vissuto mai una situazione del genere. Gran parte delle attività commerciali e turistiche, dagli alberghi ai ristoranti passando per il settore degli eventi culturali e sportivi, sono bloccate. La produzione industriale è ridotta ai minimi termini. Il settore dei servizi e dell’amministrazione pubblica stanno reggendo un po’ di più in quanto molte aziende hanno introdotto forzatamente il lavoro a distanza che ha attenuato il colpo e fatto sperimentare forme di organizzazione aziendale immaginate solo in ipotesi accademiche.

È difficile quantificare con precisione quale sarà la caduta del Pil, e quindi di reddito complessivo, nei prossimi mesi. Verosimilmente ci sarà una recessione profonda nel primo semestre dell’anno dalla quale si uscirà velocemente a crisi sanitaria passata, quando la voglia di lasciarsi alle spalle questo brutto momento prevarrà sul pessimismo di queste giornate. Molto dipenderà dalla durata dell’epidemia e dalla portata delle misure che limitano produzione e libertà di movimento. Misure pensate in primis per tutelare la salute pubblica ed evitare l’implosione del sistema sanitario che anche in un paese ricco è ben organizzato qual è la Svizzera può dare segni di cedimento. Lo stiamo drammaticamente testando in Ticino in queste settimane che nessuno - soltanto un mese fa - si sarebbe mai immaginato di vivere. Questo per dire che la botta economica ed emotiva - ne siamo consapevoli tutti - sarà dura e potrà essere assorbita soltanto con misure eccezionali. 

Diversi governi si stanno muovendo mettendo sul tavolo, a seconda della grandezza della loro economia, centinaia di miliardi a sostegno di cittadini e imprese. Il consiglio federale non è da meno con i 32 miliardi di franchi promessi ieri per arginare le conseguenze economiche dell’epidemia di coronavirus. Somma che si aggiunge ai primi 10 miliardi stanziati una settimana e che fa lievitare a 42 miliardi l’importo del pacchetto di aiuti. Importo che appare per ora adeguato per fronteggiare l’emergenza. Parte importante di questi fondi andrà a sostenere i redditi, grazie alle indennità di lavoro ridotto allargate anche ai lavoratori indipendenti e interinali. Inoltre la preoccupazione principale è quella di evitare una serie fallimenti aziendali. Da qui le garanzie pubbliche per ottenere linee di credito bancario a favore delle piccole e medie imprese. Un flusso di liquidità che dovrebbe evitare il peggio.

Se c’è un insegnamento che questa vicenda ci sta dando è che dalle crisi si esce e ci si salva soltanto stando uniti.Gli appelli a resistere, a stringere i denti, a tenere duro, insomma, si sono sprecati in questi giorni. Affinché non siano solo vane dichiarazioni di facciata, servono fatti e atti concreti. I cittadini e le imprese devono poter contare su un supporto concreto da parte dello Stato. Se si sa che questa voragine potrà essere superata con l’aiuto fermo e deciso dell’ente pubblico a tutti i livelli, senza inutili paraocchi ideologici di opposte fazioni, allora sarà più facile stringere i denti. Anzi, non sarà stato inutile.

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