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18.03.20 - 06:300

La festa dei papà preoccupati

Il virus 2020 ci sta purtroppo insegnando che ci sarà, anzi c’è già, un prima e un dopo. Ora siamo in mezzo al guado.

Sarà una strana festa del papà. Con genitori che già da qualche giorno hanno improvvisamente tutto il tempo da trascorrere coi loro figli, a meno di non far parte di quella schiera limitata di professioni assolutamente indispensabili per la sanità e per l’economia che devono continuare a macinare senza tregua. Anzi, che proprio in questi giorni, devono pedalare più del solito (e a loro va il nostro sentito e grande grazie!). Ma, se lo #stateacasa funziona – e ci sembra di sì –, non è detto che sia facile vivere il momento con la giusta serenità. Per il virus invisibile certo, perché la salute viene prima di tutto, ma anche perché sappiamo – sia che siamo imprenditori, sia che siamo dipendenti – che alla fine del mese le fatture vanno pagate (e non è già sempre facile farlo quando tutto fila liscio!), con il salario che si percepisce.

Come se ne esce fuori?

Ma se tutto – o quasi – si è improvvisamente bloccato come se ne esce fuori? Credo sia questa la domanda che ogni papà (e ogni mamma ovviamente) si sta ponendo in queste ore, soprattutto se attivo nell’economia privata. Al di là delle risposte immediate che abbiamo ricevuto dai governi cantonale e federale, più passano i giorni più la situazione si fa pesante. Forse sapere che siamo in molti e non solo qui in Svizzera (dove comunque siamo messi molto meglio) a trovarci in una simile situazione di incertezza, ci fa sentire meno soli. Venerdì il Consiglio federale, dopo aver adottato per tutto il Paese il modello di blocco/serrata ticinese, potrebbe partorire altre misure eccezionali. Ci vogliono e in fretta. Attendiamo con interesse. 

Apprezzare il momento

Comunque, il fatto di trovarci in un frangente così delicato a festeggiare la festa del papà non deve indurci a non apprezzare il momento. Da anni ormai, con figli ora grandi e ancora una bimba alle Elementari, attendo il magico istante in cui si riceve dai più piccoli il regalino fatto a scuola e portato a casa un po’ di nascosto, senza farsi scoprire, con la complicità della mamma. Non sono ancora riuscito a capire se quest’anno nostra figlia è riuscita a finire in tempo il lavoretto manuale, visto che la scuola ha improvvisamente chiuso le porte (fisiche) venerdì. Ma, nel caso così fosse, è pure quello un segno del momento eccezionale. Come eccezionale è l’occasione per i più di poter passare così tanto tempo con loro. È decisamente quello il miglior regalo per il 19 marzo: saper condividere il tempo con i nostri ragazzi, mettendo un attimo da parte le preoccupazioni per la tenuta del posto di lavoro e per la brusca frenata dell’economia con schianto annunciato (quanto forte si vedrà). Anzi, saper condividere nel modo migliore il tempo libero con loro ci permette di pensare ad altro. A quell’altro che di solito apprezziamo sì, ma che entra anche in concorrenza col frastuono di tutto quello che ronza attorno. Qualcuno obietterà che, oltre all’economia in picchiata, ci sono anche i ricoverati e i morti in ascesa a incrinare la serenità. È vero, ma mai come ora, restando a casa e apprezzando quello che si ha, si contribuisce al ritorno alla normalità. Che non sarà più quella di prima. Il virus 2020 ci sta purtroppo insegnando che ci sarà, anzi c’è già, un prima e un dopo. Ora siamo in mezzo al guado. Restiamo a galla, siamo solidali, ligi alle direttive… e auguri a tutti i papà! Ce la faremo!

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