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11.03.20 - 06:300

Coronavirus, il nemico invisibile

L’influenza spagnola è storia, ma il coronavirus ai tempi della globalizzazione è davvero qualcosa di nuovo

Coronavirus: non sappiamo ancora se, una volta ammalati e guariti, i colpiti saranno immuni, o se potranno rischiare di riammalarsi. Non sappiamo neppure se, con la bella stagione, il contagio diminuirà; e nemmeno sappiamo quando potremo avere finalmente a disposizione un vaccino. Non lo sappiamo perché non abbiamo ancora sufficienti dati a disposizione sul Covid-19. Nihil novum sub sole, vero. L’influenza spagnola è storia, ma il coronavirus ai tempi della globalizzazione è davvero qualcosa di nuovo. Accanto a tutto ciò che non sappiamo, ciò che invece sappiamo di certo è che il virus ha e avrà un costo per tutti, e non solo per le aziende e la sanità. 

Qualche passo indietro

Ma, a parte i cerotti (benvenuti), più o meno momentanei, vale la pena anche chiedersi se il virus ci obbligherà anche a compiere qualche passo indietro, per riuscire un domani (arriverà anche il benedetto dopo virus!) a riprendere in mano la nostra sorte e il nostro sviluppo. E a farlo diversamente.

Nel pieno del ciclone, riflettiamo già un attimo sull’impatto della pandemia: chi un paio di mesi fa, quando brindavamo all’arrivo del 2020, avrebbe mai detto che nel giro di un paio di mesi la Lombardia, locomotiva d’Italia, si sarebbe potuta trovare alla testa di un’Italia zona protetta, costretta a limitare negli spostamenti i propri cittadini? Un’Italia anche limitata negli spostamenti verso Nord, verso l’Austria in particolare, ma non solo visto che sono state prese misure di controllo anche alle nostre frontiere?

Evidentemente nessuno. Nessuno avrebbe osato immaginare neppure lontanamente che il coronavirus non sarebbe rimasto una questione cinese o poco più, ma che avrebbe bussato così brutalmente alle nostre porte per farsi largo nella nostra vita quotidiana. 

Riorientare il modello economico

È quindi auspicabile che, superata l’emergenza, la crisi generata dal Covid-19 ci spinga a una riflessione più profonda sulla necessità di riorientare il nostro modello economico imperante. Un gigante più fragile di quanto pensavamo, se ‘basta’ un virus a metterlo al tappeto e ad obbligarci persino a mantenere le distanze dalle persone (anche care e vicine) per riuscire a combattere il nemico invisibile che lo ha fatto inceppare. Pensiamoci bene: siamo chiamati a compiere atti di responsabilità individuale (dal lavarci le mani al mantenere le distanze) per tutelare noi e la comunità nella quale viviamo. In un certo senso ciò significa che il virus ci ha spinti – e questo è un bene – a passare da una dimensione di individualismo parecchio spinto, ad una dimensione più comunitaria e di solidarietà intergenerazionale, a cui fanno riferimento anche gli accorati appelli alla tutela delle persone più esposte al rischio.

Ingranaggi inceppati

Ma, se non dovessero bastare i raggi del sole della nuova stagione a farci girar pagina e se un domani non dovesse bastare nemmeno il vaccino (che speriamo arrivi presto) a scongiurare la possibilità di riedizione di una simile situazione, ecco che la macchina economica sarà costretta a rivedere l’attuale modello. Il virus ha dimostrato di essere in grado di entrare negli ingranaggi del sistema mettendolo in crisi in quattro e quattr’otto. E siccome è successo una volta, a bocce ferme si dovrà riflettere sul come fare affinché il copione non si ripeta. Un vaccino può essere una parte della soluzione. Ma non sarà certamente la sola. L’esperienza dolorosa e dura che stiamo vivendo dovrà essere anche una grande lezione, se con umiltà vorremo impararla.

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