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13.02.20 - 06:300

Spie e neutralità: Svizzera, Giano bifronte!

Sarebbe ora che Berna, oltre alle commissioni per far chiarezza sul passato della guerra fredda, riflettesse ancora più profondamente sul presente

Svizzera, Giano bifronte. Una delle due facce dell’Elvezia è quella che mette (giustamente) in vetrina molti bei principi, fra questi pure la nostra storica neutralità; poi c’è quella delle (inconfessate) sante alleanze sottobanco che ci fanno stare più ad Occidente che non a Oriente. Così è stato soprattutto nella storia del dopoguerra, quando la cortina di ferro divideva l’Europa in due e dall’altra parte c’erano i comunisti sovietici con l’Armata rossa e le testate nucleari targate Urss. A rivelarcelo – invero non è una novità – è la nuova vicenda Crypto, la società di Zugo che ha venduto per anni a più di cento Stati macchine per criptare le comunicazioni, mentre Cia e servizi segreti tedeschi – pare uno scherzo, ma non lo è – ne detenevano il controllo e spiavano tranquillamente le comunicazioni fra i Paesi. Una società per anni rimasta al di sopra di ogni sospetto proprio per via delle sue competenze, ma anche grazie all’immagine pubblica della neutrale Confederazione.

Perché stupirsi?

Ora che persino il Consiglio federale s’è mosso, aprendo un’inchiesta affidata ad un ex giudice federale, ecco parecchie reazioni di stupore. Perché stupirsi? Il mondo, pure il nostro piccolo mondo elvetico, sino alla caduta del muro di Berlino (ma anche dopo) era chiaramente diviso in due: gli Usa e i loro alleati capitalisti, da una parte, e i rossi comunisti dall’altra. Per noi è sempre stato abbastanza chiaro, neutralità o meno, per chi si tifava in quel di Berna. Comunque sia, bene ora approfondire e capire, anche con una Cpi, chi sapesse cosa alla testa delle istituzioni federali in quel determinato contesto storico. Mettendosi fette di salame sugli occhi per lasciar fare allo zio Sam? O sapendo e benedicendo l’operazione Rubikon in cambio d’informazioni anche per la piccola Svizzera? E chissà se quanto avvenuto allora, mutatis mutandis, a ben guardare sta ancora avvenendo oggi?

Cosa accade oggi?

Già, perché, cosa sta accadendo nel 2020? Vero è che spiare il nemico o anche l’amico è sempre necessario: permette di conoscere in anteprima fatti e mosse sensibili. E non solo sul fronte di reati, atti terroristici o interventi militari. Un Paese con certe capacità economiche che sa in anticipo le mosse della concorrenza straniera, avrà sempre un passo strategico di vantaggio. Così oggi, chi detiene le autostrade informatiche sulle quali circolano le informazioni che ci scambiamo quotidianamente in rete, ha dei vantaggi strategici megagalattici. Ecco il perché della lotta fra i big della tecnologia Usa e la Cina che mira alla conquista del primato proprio in questi ambiti. È proprio da leggere in questo senso la notizia che alcuni alti funzionari dell’amministrazione americana stanno facendo il giro dell’Europa, Svizzera compresa, per dissuadere le compagnie telefoniche dall’utilizzare tecnologia Huawei. Perché sarebbe, come è successo con Crypto, una mossa che darebbe ai cinesi – quelli che schiacciano Hong Kong, quelli che tacciono sul coronavirus finché si può – le chiavi per impossessarsi dei contenuti delle nostre comunicazioni, che al momento sono nelle mani di alcune società private statunitensi, che hanno però dato libero accesso a tutti i nostri dati e a quelli dei cittadini americani alle diverse agenzie d’intelligence Usa. La vicenda Snowden è emblematica da questo punto di vista, o no?

Agenti e algoritmi

Morale della favola: viste le immense capacità della rete nel tracciare tutto quello che facciamo in tempo reale, oggi siamo spiati davvero tutti. Altra novità: siamo nelle mani di algoritmi, che sono ben più temibili degli agenti segreti in carne ed ossa.

Sarebbe ora che Berna, oltre alle commissioni per far chiarezza sul passato della guerra fredda, riflettesse ancora più profondamente sul presente. Come garantire i nostri dati privati e lottare contro la disinformazione pilotata?

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