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07.02.20 - 06:000
Aggiornamento : 07:21

Chiesa e abusi: fra predicare e razzolare!

Chiesa e abusi sessuali. E poi ci si lamenta della perdita di credibilità e delle chiese vuote…

Chiesa e abusi sessuali. Sbagliamo o eravamo rimasti al fatto che la Chiesa cattolica (finalmente) avesse capito che era ora di smettere di affrontare la piaga non affrontandola o nascondendola. Ossia, come è spesso successo, spostando semplicemente e con molta discrezione taluni sacerdoti molestatori da una diocesi all’altra, o limitandosi a svolgere inchieste interne senza coinvolgere un perito esterno indipendente o, meglio ancora, la magistratura ordinaria.

E invece no – lo fa pensare la recente cronaca dal Canton Friborgo – si preferisce ancora lavare i panni sporchi fra le spesse mura dell’episcopato...

Lavare i panni sporchi in casa

La nuova, anzi le nuove vicende che stanno investendo frontalmente i vertici della Chiesa cattolica friborghese, ci fanno temere che – purtroppo – le dichiarazioni altisonanti dei vertici ecclesiastici di voler subito informare la magistratura penale ordinaria quando all’interno della Chiesa emergono sospetti di abusi sessuali (ma speriamo anche negli altri casi), siano solo parole al vento. Sì, proprio parole al vento, visto che la corsa ad informare al più presto la magistratura è avvenuta quando la diocesi improvvisamente questa settimana si è trovata letteralmente con le spalle al muro: inchiodata da gravi fatti che potrebbero avere rilevanza penale, portati alla luce dai mass media. Così, ecco che il vescovo si è precipitato a segnalare il dossier alla polizia vodese informandola e ad allontanare il sacerdote presunto abusatore sino al chiarimento dei fatti!

I vertici cosa sapevano?

Di più: la segnalazione alla Procura non solo è avvenuta quando il fatto è diventato ormai di pubblico dominio, perché apparso sulla stampa, ma si è anche scoperto che nel mentre, in seno alla chiesa locale si era già svolta una sorta di inchiesta, che non avrebbe però ravvisato nulla di penale. Quindi meglio – scusate il gioco di parole – mettere via la questione col prete, ma (di nuovo) senza il magistrato e il giudice ordinario? Di fatto muovendosi fra le parti in ambito strettamente privato e di fatto inquinando (irrimediabilmente?) di conseguenza le prove! E, guarda caso, ancora una volta, i vertici attuali della Chiesa dicono che non sapevano. E chi li ha preceduti?

Déjà-vu sconcertante!

Un déjà-vu sconcertante, indipendentemente dalla presunzione d’innocenza che qui non è messa minimamente in discussione. Ciò che indigna è la reiterata mancanza di fiducia nello Stato e nella sua (nostra) giustizia da parte della Chiesa friborghese e il suo perseverare nella convinzione che la commissione di certi reati debba essere valutata unicamente all’interno della Chiesa, come fosse una società nella società del tutto privata. Che garanzia ha la parte offesa (il presunto abusato) di vedersi riconosciuta giustizia, se è la Chiesa stessa a giudicare al suo interno i presunti comportamenti (leggasi reati) commessi da un suo ministro?

Beh, la risposta ci sembra particolarmente scontata, tanto più se, oltre ai presunti abusi, pesano non poco sulla potenziale vittima il senso del pudore e il fatto di essere stato (perché poi la fede l’ha persa) un credente. E poi ci si lamenta della perdita di credibilità e delle chiese vuote…

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